Rinascente-Coin, spunta l´ipotesi fusione

31/05/2005
    martedì 31 maggio 2005

    Pagina 34 – Economia

    Dai patti parasociali tra gli imprenditori veneziani e i soci francesi emergono una serie di clausole sull´operazione
    Rinascente-Coin, spunta l´ipotesi fusione
    "Colloqui in corso". Ma la famiglia veneta si è riservata il diritto di veto

      PAOLO POSSAMAI

      VENEZIA – Siccome l´azienda porta il nome di famiglia, i Coin hanno contrattato con i loro nuovi soci francesi il diritto di veto su possibili matrimoni con i Borletti (Rinascente). Sta scritto nero su bianco, nel patto parasociale che lega i Coin al fondo francese Pai, che occorre il voto favorevole di almeno 7 amministratori per delibere che riguardino fusioni di valore superiore a 150 milioni di euro. I patti stabiliscono espressamente, inoltre, che solo con la maggioranza di 7 consiglieri su 9 potrà transitare una procedura di «fusione con (o acquisizione di) La Rinascente Spa, e/o società o divisioni dalla stessa controllate derivanti dalla riorganizzazione della stessa (anche se il valore di tale operazione è al di sotto della soglia fissata di 150 milioni di euro)».

      Fin qui gli accordi stretti fra la famiglia fondatrice della catena di grandi magazzini veneziana e il fondo espressione di Bnp-Paribas. Ma l´ipotesi di un incrocio fra Coin e Rinascente è realistica? Come mai i patti, in modo del tutto inusuale, contemplano questo specifico scenario? Marta Coin, consigliere d´amministrazione del gruppo quotato a Piazza Affari, sostiene che «una fusione con Rinascente è nelle possibilità. Che i fondi dell´una e dell´altra azienda si parlino mi pare logico, altrettanto logico che la famiglia abbia voluto riservarsi una parola decisiva sul bene dell´azienda». Sulla stessa lunghezza d´onda, Piero Coin, cugino di Marta, e a sua volta consigliere di amministrazione, il quale aggiunge che rispetto alla prospettiva della fusione «non esiste alcuna posizione pregiudizialmente contraria. Ci siamo riservati il diritto di veto, perché Rinascente oggi è una galassia in fase di profonda ristrutturazione, che tiene dentro immobiliare e retail. È vero che abbiamo ceduto il controllo, però siamo i soci industriali e su un´operazione di valenza prettamente industriale vogliamo poterci esprimere».

      Allo stesso modo trova spiegazione il diritto di veto dei Coin sulla cessione della catena Oviesse, che non ha mai smesso di essere redditizia e ha nei fatti consentito al gruppo di sopravvivere alla fallimentare esperienza vissuta in Germania con l´acquisizione di Kaufhalle.

        Dalla struttura del patto di sindacato con i francesi emerge il sistema dei pesi e contrappesi concordati per la governance del gruppo fra Pai e i Coin. Ai francesi spetta la nomina di sei dei nove consiglieri, la designazione dell´amministratore delegato e del direttore finanziario. I Coin esprimeranno tre consiglieri e, fra questi, il presidente del board. Gli accordi stabiliscono, inoltre, una clausola di lock-up (obbligo di mantenere le azioni in portafoglio) di tre anni, diritti di co-vendita per i Coin, ma soprattutto il diritto di prelazione per i Coin quando Pai deciderà di cedere la propria partecipazione. Alla base di tutto sta il passaggio della quota di controllo. FinCoin possedeva il 63% di gruppo Coin, ora di tale pacchetto – valorizzato complessivamente 217 milioni – Pai detiene il 55%. Ne deriva il lancio di un´Opa, il cui prospetto informativo è quasi pronto per il deposito alla Consob.