Rimini. Pinne nane per i salvataggi

08/07/2002

 
 



       
   
CRONACA RIMINI
 
Data pubblicazione:08-07-2002

Pinne nane per i salvataggi

Raphael Zanotti

RIMINI – Provate a pensare di trovarvi in difficoltà nelle acque di Rimini e di venir avvistati da un uomo del salvataggio che dalla propria torretta scruta il mare con un binocolo che è poco di più di un giocattolo per bambini. Pensate che partano immediatamente i soccorsi e che uno degli uomini del salvataggio scenda in acqua con un moscone fatiscente che non reggerebbe il mare nemmeno con la bonaccia. Pensate che un secondo soccorritore, per fare prima rispetto al collega, abbia liofilizzato i propri piedi in due pinne numero 36 e che cerchi di raggiungervi con quelle. E pensate ancora che, quando verrete finalmente tratti in salvo dai vostri eroi, questi non abbiano nulla di meglio da mettervi sul viso che una mascherina per l’ossigeno che, secondo le norme, ha un’autonomia di due anni e poi va cambiata. Cosa che naturalmente ci si è scordati di fare. Ora, forse, vi siete fatti un’idea di quello che potrebbe accadervi in uno dei tanti Bagni della Riviera adriatica. Considerando tutti i salvataggi che vanno a buon fine ogni giorno sulle nostre coste non si può fare a meno di gridare al miracolo. Eppure questa è la situazione che hanno trovato gli uomini della capitaneria di porto negli ultimi dieci giorni, quando sono scattati una serie di controlli sul materiale che viene utilizzato dagli uomini del salvataggio. Lì per lì molti di loro hanno contestato direttamente agli uomini delle torrette l’utilizzo di materiali scadenti o non a norma. Ma a questo punto è intervenuto il sindacato. "Non appena lo abbiamo saputo abbiamo inviato una lettera alla Regione – fa sapere Gianfranco Mancini della Filcams Cgil -. Le contestazioni non possono riguardare gli uomini del salvataggio, che invece da tempo si lamentano proprio di questa cosa. Vanno indirizzati a chi di competenza. All’inizio della stagione ogni assistente bagnanti riceve dallo stabilimento una borsa con il materiale per il salvataggio e spesso sono loro stessi a doversi comprare materiale meno scadente. Qui si cerca di tirare al risparmio, ma lo si fa sulla sicurezza dei turisti e dei cittadini che ogni giorno si immergono nel nostro mare". La questione dei materiali, così come quella dei corsi di formazione e di una migliore organizzazione del servizio in termini di orario ma anche di miglioramenti strutturali, è al centro della nota polemica che da tempo gli uomini del salvataggio di tutta la costa adriatica stanno portando avanti. "La Riviera dovrebbe avere un sistema efficientissimo per i salvataggi – afferma ancora Mancini – anche per migliorare la sua immagine come posto sicuro, ma qualunque progetto di ammodernamento ha sempre trovato un muro d’indifferenza di fronte. Un paio di anni fa avevamo sperimentato a Riccione l’affiancamento delle moto d’acqua ai mosconi. Ce n’era uno ogni chilometro e mezzo. Il sistema ha funzionato ma nessuno ha intenzione di spendere due lire in più. Sempre a Riccione avevamo tentato un altro esperimento: collegare le torrette con delle ricetrasmittenti. L’unico risultato che abbiamo ottenuto in quell’occasione è stato quello di prenderci una denuncia dai carabinieri perché dicevano che non avevamo le autorizzazioni per comunicare su certe frequenze". La realtà è che non si vuole cambiare e che si cerca di tirare la corda fino a quando non si rompe. Ma le località turistiche della Riviera non possono immolare all’altare del risparmio la sicurezza dei propri turisti e la sua immagine nel mondo. Le sanzioni da parte della capitaneria di porto per le irregolarità riscontrate presto verranno notificate. A chi non si sa ancora. Per adesso si attende. Si attende che l’assistente bagnanti ci venga a salvare. Questa volta con le pinne giuste. raphaelzanotti@libero.it