Rimini. “Il turismo, a noi”. E scoppia la rissa

22/05/2003


              Data pubblicazione:22-05-2003

              "Il turismo, a noi". E scoppia la rissa

              RIMINI – (pf) Scoppia la guerra nel turismo: Tete Venturini annuncia di essere pronto a fondare un sindacato di albergatori alternativo all’Aia e succede il finimondo. Maurizio Ermeti, reduce dalla sua terza vittoria in sette anni all’interno della categoria, la definisce "una guerriglia". Vale a dire qualcosa di peggio di una guerra, come giurerebbe ogni esperto militare. Ecco come commenta Ermeti l’annuncio di Tete Venturini: "Credo che sia una sparata fuori luogo. Non c’è alcuna logica in questo modo di operare, proprio in questi giorni di piena concordia e collaborazione a livello regionale e nazionale tra Federalberghi (la federazione che riunisce le Aia, ndr) e Confcommercio. Una forzatura come questa non ci sta da nessuna parte, e significherebbe la rottura dei patti non scritti fra le categorie. Se è così, se deve essere guerriglia, allora chi la dichiara sarà ripagato con la stessa moneta. Ma non voglio crederci, sarebbe una scelta destinata fatalmente a varcare i confini riminesi, una frattura talmente grande che però nessuno vuole nelle nostre organizzazioni sovraordinate". Varcare i confini: proprio quello che si augura Tete Venturini (vedi altro articolo in pagina). E’ anche la vecchia ruggine tra i due leader a riemergere: "Un presidente di associazione deve essere all’altezza – dice Ermeti -, sapere riconoscere diritti e meriti di ogni componente interna. Noi siamo associati particolari, di questo si devono rendere conto in Confcommercio". All’unisono con Ermeti anche Franco Albanesi, fresco di nomina al Consiglio dell’Aia: "Proporrò immediatamente – dice l’albergatore di Miramare – l’allargamento dell’associazione agli operatori del settore, ad esempio commercianti e artigiani le cui attività sono legate al turismo, ristoratori, agenzie di viaggio e tour operator, titolari di parchi tematici, chi si occupa di turismo termale e benessere, titolari degli stabilimenti balneari, discoteche", e chi più ne ha più ne metta. Per far capire il suo pensiero Albanesi usa, manco a farlo apposta, la metafora dell’Aia: "Siamo la mamma degli albergatori, ma possiamo diventare la chioccia di tutti gli imprenditori del turismo. Non accettiamo lezioni da nessuno".