Riforme Torna l’idea: Statuto delle professioni

18/09/2012

Stella: «Il provvedimento varato dal governo non ci basta. Misure per il mercato: start up e agevolazioni ai giovani» DI ISIDORO TROVATO
C ome previsto. Una riforma attesa da vent’anni in un ambito conflittuale ed eterogeneo come quello delle professioni, difficilmente avrebbe evitato di scontentare qualcuno. E così è stato. Ma non si tratta soltanto delle singole categorie (gli avvocati sono tra i più critici). Anche un organismo di rappresentanza sindacale come Confprofessioni non si schiera a favore della riforma da poco varata.
«Il testo nel suo insieme non è deleterio — precisa Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni —. Ma ha il difetto, di non poco conto, di non essere molto incisivo. Si è badato più a una conservazione di equilibri tra le categorie ed è stato trascurato l’aspetto economico e di mercato. Da quel punto di vista la riforma degli ordinamenti professionali è passata come acqua fresca sulle ferite dei professionisti».
Eppure il governo ha cercato di orientare il Dpr anche verso un più marcato ruolo di sussidiarietà delle professioni nei confronti del contesto sociale.
Luci e ombre
«In effetti — ammette il presidente di Confprofessioni— l’unico pregio che si evidenzia nel regolamento di riforma è quello di aver restituito agli Ordini la loro natura di ente pubblico ausiliario dello Stato, funzione che negli ultimi anni si era un po’ annebbiata anche a causa del loro continuo sconfinamento in materia di rappresentanza e tutela dei loro iscritti».
Però rimane il giudizio negativo di Confprofessioni che giudica la riforma come un’occasione persa. «Non c’è dubbio — conferma Stella —. Molte professioni hanno un gravissimo problema di esubero, i giovani fanno fatica a inserirsi e quelli che ci provano finiscono spesso per essere sfruttati e sottopagati. In tal senso non è stato fatto nulla per sostenere l’inserimento giovanile. Anzi, è stato persino cancellato l’obbligo di retribuzione dei praticanti che così invece torneranno a essere in balia del buon cuore dei loro datori di lavoro. Un segnale davvero preoccupante».
Occasioni perse
Quali «assenze» pesano di più all’interno del testo di riforma? «Non c’è un’agevolazione che favorisca le aggregazioni e le reti professionali come accade per le reti d’impresa — continua Stella — nessun incentivo ai giovani perché possano avviare un’attività in proprio. Nel mondo delle aziende è stata lanciata l’iniziativa delle srl a capitale 1 euro, nulla di simile è stato pensato per le professioni. Perché non si parla di start up delle professioni? Eppure l’occupazione giovanile dovrebbe essere una priorità assoluta in paese in cui la disoccupazione di quella fascia d’età ha toccato punte storiche. Invece niente, nessuno vede questo mondo come una risorsa del paese: si parla di digitale ma non si interpellano i professionisti. Bisognerebbe anche cercare di creare un sistema di export delle specializzazioni professionali che sono apprezzate all’estero. Ma i giovani da soli non possono farcela. Tutte queste sono opportunità che la riforma ha ignorato».
Forse perché, a parere di molti, le singole categorie hanno pensato più a salvare competenze e business che a progettare un futuro in evoluzione. «Probabile. E allora noi di Confprofessioni rilanciamo un progetto: diamo vita a uno Statuto delle professioni che comprenda tutti, anche le cosiddette non ordinistiche e riscriviamo il panorama del mondo professionale italiano. Definiamo meglio e più chiaramente l’apporto che la competenza del mondo professionale può fornire al contesto socio economico del paese. Sono convinto che farebbe bene a un’Italia che vuole tornare a crescere».