“Riforme” Rutelli: «Solo io colpisco i santuari» (Rizzo)

25/01/2007
    giovedì 25 gennaio 2007

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    RETROSCENA

      «Solo io colpisco i santuari»:
      gelo tra Francesco e il ministro ds

        Nella bozza del leader dl interventi su Eni e servizi pubblici locali legati a Ds e FI. E il Professore media

          Sergio Rizzo

            ROMA—L’ultimo problema per Romano Prodi, anche se con la p minuscola, è arrivato forse da dove meno se l’aspettava. È successo che Antonio Di Pietro e Alessandro Bianchi, ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, abbiano piantato una grana sul progetto dell’Autorità dei trasporti.

              Con il risultato che ieri il varo della riforma delle authority, previsto assieme a quello della lenzuolata di Pier Luigi Bersani, è diventato improvvisamente a rischio. E proprio non ci voleva. Perché nel frattempo il Problema, quello con la P maiuscola, stava prendendo la forma di un disegno di legge «alternativo» alla lenzuolata, firmato da Francesco Rutelli.

              Unaltro atto della competizione infinita fra Margherita e Ds per decidere chi impugnerà lo scettro delle riforme nel futuro partito democratico, che ha fatto indossare i panni dei Duellanti a Rutelli e Bersani?
              Questo sembra. E sembra ancora di più ascoltando il leader della Margherita, che ieri sarebbe sbottato: «Non possiamo fare soltanto provvedimenti che colpiscono le piccole categorie mentre non si toccano i santuari». Santuari sono per esempio quelli che hanno in mano i rubinetti del gas, cioè l’Eni. Ma anche i potentati politici locali che controllano i servizi pubblici locali: i Ds in Emilia, certamente, come pure Forza Italia aMilano (sindaco l’ex ministro Letizia Moratti), dove finora di liberalizzazioni si è soprattutto parlato.

              Difficile non notare come le parole di Rutelli a proposito dei santuari siano pressoché identiche a quelle di Enrico Morando che aveva tentato di far introdurre nella Finanziaria una norma per accelerare il divorzio fra Eni e Snam Retegas, la società che controlla la rete di distribuzione del metano e che la compagnia petrolifera è contrarissima a cedere. Riportando però una sonora sconfitta per un’opposizione di Rifondazione comunista rispetto alla quale l’esponente dell’ala liberal dei Ds si sarebbe aspettato una diversa determinazione da parte della Quercia.
              Un episodio che a distanza di almeno due mesi fa commentare a Rutelli: «In quell’occasione Bersani manifestò scarso coraggio». Una battuta sferzante, considerata decisamente troppo critica da chi sottolinea che il ministro dello Sviluppo è sempre stato uno dei principali sostenitori della separazione fra Eni e Snam Retegas. E che fa intravedere un clima di conflitto perenne fra le due componenti riformiste del centrosinistra: ma più di forma che di sostanza.

              Innegabile è che in tutta questa vicenda della competizione a sinistra ci sia anche un gioco delle parti. Anche perché ieri, mentre dal fronte rutelliano si soffiava sul fuoco, da altre parti della Margherita arrivavano al contrario messaggi di serenità. E mentre cominciava a circolare la bozza «alternativa» del vicepremier, i tecnici della lenzuolata di Bersani erano insieme ai suoi per esaminare il lenzuolino di Rutelli. Convincendoli, a quanto pare, anche a togliere dal testo alcune cosette, come la norma sull’Importatore unico di gas, a quanto pare poco sostenibili sotto il profilo tecnico.

              Mapoi la «competizione», vera o presunta che sia, ha assunto anche aspetti singolari. Se il pacchetto Bersani prevede un intervento di liberalizzazione del settore gas con l’obbligo di cedere sul mercato «regolamentato» una quota del metano importato, ecco che il pacchetto Rutelli propone di stabilire nuovi limiti da parte degli operatori dominanti «all’import di gas naturale». E se la lenzuolata bersaniana stabilisce la morte del Pubblico registro automobilistico, ecco che il lenzuolino rutelliano lascia in vita il Pra, ma con l’introduzione delle targhe personalizzate. Così anche per le Ferrovie, con l’annullamento, da parte di Bersani, delle vecchie concessioni per l’Alta velocità assegnate senza gare europee, e la proposta, da parte di Rutelli, di una indagine conoscitiva semestrale sulla gestione del servizio ferroviario.

              Dicono che Romano Prodi sia stato impegnato a lungo nella trattativa fra le parti. E che la sua mediazione sia continuata fino a tarda notte. Consapevole, il presidente del Consiglio, che se l’anticamera del Partito democratico è così movimentata, figuriamoci quello che potrà accadere nella sala da pranzo.