“Riforme” Risparmio energetico nel mirino

06/02/2007
    martedì 6 febbraio 2007

    Pagina 33 – Economia

    LE LIBERALIZZAZIONI

      Il ministro Bersani annuncia un pacchetto di provvedimenti. Incontri negli Usa sulle fonti alternative

        Abitazioni, industrie e lampadine
        risparmio energetico nel mirino

          Eni, Enel e altri big
          mondiali firmano un
          documento sulle
          emissioni

            DAL NOSTRO INVIATO
            MAURIZIO RICCI

            WASHINGTON – Un´altra lenzuolata di Bersani, questa volta sull´energia. Il 19 febbraio annuncerà una raffica di provvedimenti per aumentare l´efficienza nell´utilizzo dell´energia in Italia: dall´edilizia, a cominciare dall´isolamento degli edifici, agli standard dei motori elettrici delle industrie, alle modifiche in beni di consumo come le lampadine. E´ quello che si può fare subito per far fronte ai problemi dell´effetto serra e, più in generale, alla crisi dell´energia: gli esperti sono convinti che il 60% dei risparmi necessari nei prossimi anni può essere ottenuto, spingendo sul pedale di una maggiore efficienza nella produzione, nella distribuzione e nell´utilizzo dell´energia. Allo stesso tempo, però, il ministro dello Sviluppo Economico guarda più lontano. Nell´incontro di oggi con il ministro dell´Energia americano, Samuel Bodman, Bersani esaminerà i risultati che possono fornire nuove tecnologie, come la cattura e il sequestro dell´anidride carbonica, che consentirebbe di utilizzare, senza conseguenze per l´ambiente, il carbone. Parlerà degli ostacoli e delle promesse sulla via dell´idrogeno. E parlerà delle prospettive del nucleare, l´eterno tabù della politica energetica italiana. Il ministro si guarda bene dallo speculare sulla possibilità che le centrali atomiche vengano reintrodotte nel nostro paese. L´obiettivo – non diversamente dal suo predecessore nel governo Berlusconi, Scajola – è piuttosto un altro: «L´Italia – dice – deve essere presente in tutti i campi e stare dentro tutti i processi di ricerca e innovazione tecnologica nel campo dell´energia», compresa la ricerca sul nucleare.

            «La tecnologia, però, non basta» dice il ministro, «per allentare le strozzature create dalla fame di energia». A Bersani non dispiacerebbero partnership governi-imprese, in cui i governi, assicurando un mercato e un livello di prezzo, alleggerissero il rischio delle imprese che intraprendono massicci investimenti nel campo dell´energia. L´esempio che fa il ministro è quello delle sabbie bituminose canadesi, da cui si estrae petrolio, ma le sue parole si potrebbero applicare anche alle costose centrali atomiche. Soprattutto, Bersani ha in mente l´effetto serra e non nasconde che il tema centrale del suo colloquio con Bodman sarà alzare la pressione perché l´amministrazione Bush dia qualche seguito concreto alle recenti aperture sulla lotta al riscaldamento globale. «Si tratta di capire come mettere nuovamente insieme un tavolo a cui possano sedersi Usa, Europa e paesi in via di sviluppo» dice Bersani. Qui si potrebbero esaminare nuove ipotesi per il dopo Kyoto, dall´introduzione di misure fiscali, come la carbon tax a quella, «magari un po´ provocatoria», di tariffe doganali che colpiscano le importazioni, in ragione delle emissioni di anidride carbonica che hanno accompagnato la loro produzione.

            Un obiettivo più realisticamente vicino è quello di arrivare rapidamente ad un mercato globale delle emissioni di anidride carbonica che, in buona sostanza, allarghi anche agli Usa la «borsa», dove si possono acquistare e vendere quote di emissioni, già sperimentata, con qualche successo, a livello europeo. E´ un meccanismo che non incontra pregiudiziali ideologiche alla Casa Bianca e a favore del quale si schierano sempre più le industrie. Lo conferma un documento presentato ieri ad un seminario dell´Aspen Institute-Italia presso l´ambasciata italiana, a cui partecipava anche Bersani, e firmato da una serie di giganti dell´energia: dalle americane Ge e Pg&E alle europee E. On, Endesa, Suez. «Occorre un mercato globale, con un prezzo globale per le emissioni» sottolinea l´amministratore delegato dell´Enel, Fulvio Conti, uno dei firmatari del documento. Il dibattito ha confermato, negli interventi di rappresentanti dell´amministrazione Bush, la nuova sensibilità americana sui temi dell´effetto serra. Ma ha anche rinnovato l´allarme per i rischi insiti nella dipendenza energetica dell´Occidente, come quella europea dal gas russo. Le parole più dure, in proposito, le ha avute l´amministratore delegato dell´Eni, Paolo Scaroni: «La realtà che non ci possiamo nascondere è che, almeno per i prossimi due decenni, Gazprom sarà il pilastro delle forniture di energia all´Europa». Altro che demonizzare Putin e le sue supposte mire di imperialismo energetico: bisogna invece, dice Scaroni, alimentare e soddisfare, più che si può, quella «voglia di Europa» che è una molla potente all´interno della Russia di oggi.