“Riforme” Ricariche telefonini, il governo dice stop

10/01/2007
    mercoledì 10 gennaio 2007

    Pagina 41 – Economia/Imprese&Mercati

      Sarà inserito nel secondo pacchetto di liberalizzazioni del governo. L’obiettivo: trasparenza sulle tariffe cancellando i costi aggiuntivi

        Ricariche telefonini, il governo dice stop

          Bersani annuncia un provvedimento sul balzello da 1,7 miliardi di euro

            L´Autorità
            per le Comunicazioni
            e l´Antitrust avevano
            già criticato alla radice
            quel costo fisso

            Nel 2005 gli italiani hanno
            versato agli operatori mobili
            un miliardo 714 milioni solo
            per questa tassa

            ALDO FONTANAROSA

            ROMA – «Le società dei telefonini devono smetterla. Oggi un ragazzo tira fuori 10 euro per ricaricare un cellulare, ma riceve in cambio solo 8 euro di traffico. Non possiamo più accettare il meccanismo, che va eliminato». Ospite ieri di Giovanni Floris a "Ballarò", il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani indica una riforma – concreta e «riformista» – che vuole introdurre subito. Altolà ai costi fissi di ricarica. Stop insomma agli operatori telefonici che incassano una «tassa» senza averne diritto. La novità sarà scritta nero su bianco nel disegno di legge che il ministro prepara, ancora sul fronte delle liberalizzazioni. L´obiettivo sarà duplice. Intanto Tim, Vodafone, Wind e Tre dovranno rinunciare all´incasso sicuro e indebito dei costi di ricarica, facendosi una piena totale concorrenza. Gli italiani poi beneficeranno di una reale trasparenza delle tariffe.

            Il ministro Bersani trova il terreno già arato. In un documento congiunto di 90 pagine, l´Autorità per le Comunicazioni (relatore Roberto Napoli) e l´Autorità Antitrust hanno criticato alla radice il costo fisso che sopportiamo quando ricarichiamo il cellulare. E´ l´odioso meccanismo che ci impone di pagare – ad esempio – 35 euro ricevendone solo 30 di traffico. Questo costo è una «specificità» italiana. Noi paghiamo; i cittadini degli altri Paesi, no. Quanti soldi Tim, Vodafone, Wind e Tre stiano guadagnando è presto detto. Oggi 91 telefonini su 100 funzionano senza un abbonamento, con scheda ricaricabile. Nel 2005, così, gli italiani hanno versato agli operatori mobili un miliardo 714 milioni solo a causa di questa "gabella" (sono i soldi che hanno pagato in più rispetto al traffico accreditato). I ricavi degli operatori, effetto della "gabella", sono cresciuti del 30,2% in tre anni.

            Bersani ha letto il documento delle Autorità ed è rimasto colpito da una desolante conclusione. Chi ha meno paga di più. Capita che lo studente o il pensionato acquistino 3 euro di traffico e versino un quarto euro (come costo dell´operazione). Notano le Autorità che («in termini relativi») lo studente e il pensionato sono bastonati più del manager che compra una ricarica da 250 euro e ne paga 5, come costo. Lo studente sopporta un aggravio del 33% (rispetto al traffico ottenuto); il manager solo del 5%.

            Davanti alle Autorità, Tim, Vodafone, Wind e Tre si sono difesi, ricordando ad esempio i costi che sostengono per tenere in piedi il servizio di ricarica telefonica. Gli operatori mobili, per esempio, devono pagare l´edicolante che ci vende la tesserina per la ricarica. E devono ricompensare, ancora, la banca che permette di ricaricare il cellulare dai suoi Bancomat. Ma alla fine i costi ammontano a 769 milioni. Come «margine», coperti tutti questi costi, resterà agli operatori mobili qualcosa come 945 milioni l´anno.

            Non solo. Gli operatori mobili ricavano anche un «vantaggio finanziario» dal fatto che i clienti paghino le ricariche in anticipo, prima di usufruire del servizio. Il vantaggio oscilla tra i 20 ai 200 milioni. Gli operatori, peraltro, hanno imposto costi di ricarica molto simili. Questo significa – scrivono le Autorità – che Tim, Vodafone, Wind e Tre non si sono fatti concorrenza come avrebbero dovuto, arroccati a difesa di questa «sacca di redditività».

            Bersani, dunque, vuole intervenire. Resta da capire come agirà adesso l´Autorità per le Comunicazioni, che aveva annunciato a sua volta un provvedimento per correggere l´anomalia delle ricariche. Una misura ormai imminente che arriverà (o sarebbe arrivata) entro gennaio.

            In ogni caso la mossa del ministro sarà accolta con gioia da Andrea D´Ambra. E´ il ragazzo di Ischia che, per primo, ha avviato una raccolta di firme per denunciare l´anomalia italiana. Ospite di molte trasmissioni tv, sostenuto da Beppe Grillo, D´Ambra è riuscito in una doppia impresa. Intanto ha raccolto un fiume di sottoscrizioni, quasi un milione (come dimostra il sito www.aboliamoli.eu). Soprattutto ha costretto la Commissione europea a interessarsi, da Bruxelles, al caso dei telefonini italiani. I dubbi della Commissione, espressi in una lettera di contestazione 15 mesi fa, hanno molto spinto le Autorità italiane a seguire il caso, ed ora anche il governo.