“Riforme” Nuovo scontro Rutelli-Bersani

25/01/2007
    giovedì 25 gennaio 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    RIFORME
    UNIONE SPACCATA

      Appoggi Il leader della Margherita
      conta sul sostegno di Emma Bonino
      e del presidente del Consiglio

        Liberalizzazioni
        nuovo scontro
        Rutelli-Bersani

          Il vicepremier: il suo è un pacchetto ridicolo
          La risposta: cerca popolarità per le elezioni

            ROBERTO GIOVANNINI

            ROMA

            «La fase due non c’è più. E così noi ci perdiamo la faccia. L’idea di occuparci solo di parrucchieri e benzinai è semplicemente ridicola». Parla Francesco Rutelli, vicepresidente del Consiglio e leader della Margherita, rivolto ai suoi collaboratori. E stavolta Rutelli non ce l’ha con chissà quale noioso esponente della sinistra radicale, o con qualche sindacalista reo di frenare le riforme. Ce l’ha con il suo collega di governo Pierluigi Bersani. A soli tredici giorni dal duello che al vertice di Caserta li aveva visti contrapposti, è di nuovo scontro – e di una durezza inusitata – tra i due personaggi giudicati da molti gli «alfieri delle riforme» all’interno del governo Prodi. Due uomini che sulla carta dovrebbero stare alla testa del futuro Partito Democratico.

            Quasi sprezzante («semplicemente ridicolo») è il commento di Francesco Rutelli sul pacchetto di liberalizzazioni messo a punto dal ministro dello Sviluppo Economico. Una valutazione tanto negativa da spingere il vicepremier a presentare – lo farà domani, in pieno Consiglio dei ministri – un vero e proprio disegno di legge sulle liberalizzazioni alternativo a quello di Bersani. Non è detto, certo, che non possa essere raggiunto un compromesso. Ma certo la carica polemica è evidente. Vero è anche che Rutelli, nel gettare a Bersani il guanto della sfida, confida – questo era il ragionamento dello staff del vicepremier, ieri sera – in primo luogo sulla possibile solidarietà e attiva collaborazione da parte del ministro del Commercio Estero Emma Bonino, un’altra esponente dell’ala «ultra-riformista». E poi spera che in caso di scontro con Bersani, l’ala radicale della maggioranza scelga di chiamarsi fuori. Infine, che possa giungere un aiuto in funzione anti-Bersani da Romano Prodi, naturalmente interessato ad un’accelerazione sul terreno delle liberalizzazioni.

            Una composizione pacifica potrà esserci, ma il governo rischia conseguenze pesanti. Infatti, ai commenti quasi ironici del vicepremier, risponde altrettanto sarcasmo dal fronte dei riformisti diessini. «Rutelli – spiegano in un ministero controllato dal partito della Quercia – non poteva certo sopportare impunemente di leggersi sui giornali dei prossimi giorni una valangata di titoli e articoloni sul riformismo di Bersani». Una interpretazione paradossale ma non del tutto, secondo alcuni osservatori: anche perché a ben guardare, talune misure del ddl «alternativo» di Rutelli sono di «qualità riformatrice» assolutamente comparabile con quelle della «lenzuolata» made in Bersani.

            Altri leggono questa inattesa «guerra tra riformisti» come la prima mossa di uno scontro politico che potrebbe mettere in seria difficoltà maggioranza, Ulivo e governo Prodi con l’avvicinarsi delle amministrative di maggio. Più passano i giorni, e più la necessità di caratterizzarsi politicamente nei confronti degli elettori e dell’opinione pubblica potrebbe far premio sulla solidarietà di coalizione. O – come appare evidente in questo caso – persino all’interno dell’Ulivo. Lo dimostrava ieri sera anche il minaccioso altolà lanciato sulla riduzione delle tasse a Tommaso Padoa Schioppa (e agli elettori) da una personalità normalmente pacata come l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, peraltro vicinissimo a Rutelli. «Tps» aveva detto che le imposte si potevano tagliare solo dal 2009? «Il Ministro dell’Economia dovrebbe ricordarsi dell’articolo 1 della Finanziaria», ha detto Treu sottolineando la norma che destina i maggiori incassi tributari derivanti dalla lotta all’evasione alla riduzione del prelievo fiscale. Insomma, è «sacrosanto l’impegno per il rigore dei conti», dice l’esponente Dl; ma «ridurre le tasse è una priorità».