“Riforme” Mutui, risparmi da 3 mila euro

05/02/2007
    lunedì 5 febbraio 2007

    Pagina 29- Economia/TuttoSoldi

    IL SECONDO DECRETO BERSANI SULLE LIBERALIZZAZIONI

    Mutui, risparmi da 3 mila euro

    Tutti gli sconti: la cancellazione dell’ipoteca vale fino a 1000 euro

      SANDRA RICCIO

      Non sarà una rivoluzione ma il secondo pacchetto Bersani di liberalizzazioni è un bel passo in avanti per il «popolo dei mutuari per la casa». I cinque milioni di famiglie italiane che oggi si trovano un mutuo da pagare potranno presto beneficiare delle novità in arrivo e risparmiare delle belle somme. I nuovi provvedimenti riguarderanno però soprattutto per i nuovi mutuari, vale a dire chi ha intenzione di accendere un prestito per acquistare casa. Non che il nuovo testo di legge sia perfetto. Pur dichiarandosi soddisfatte le associazioni di consumatori dicono che si poteva fare di più soprattutto per il cospicuo parco mutui già esistenti. Ma il pacchetto Bersani non è soltanto fumo. Vediamo dove sta l’arrosto e quanto farà risparmiare ai consumatori. Secondo i calcoi eseguiti da mutui on line e da alcune associazioni di tutela dei consumatori, il risparmio in media supera i tre mila euro. La prima novità sta nell’abolizione dei costi per la cancellazione dell’ipoteca da pagare al notaio. In sostanza una bella gabella calcolata di volta in volta sulla base del valore del mutuo e del tariffario applicato dal notaio. Per fare un esempio, cancellare un’ipoteca di 100 mila euro richiedeva un pagamento di circa 500 euro. Se l’ipoteca fosse stata di 200 mila euro il mutuario doveva sborsare fino a 1.000 euro. D’ora in poi l’istituto di credito dovrà comunicare entro 30 giorni l’avvenuta estinzione del mutuo alla Conservatoria, che provvederà d’ufficio alla cancellazione dell’ipoteca, senza pagamenti al notaio.

      Altra novità importante riguarda la portabilità del mutuo: chi ha contratto un prestito potrà trasferirlo alla banca con cui stipula un nuovo contratto di finanziamento anche mediante scrittura privata. Significa che in caso di passaggio ad altro istituto non ci sarà più da pagare il costo notarile per l’atto di mutuo, una somma che variava a secondo del tariffario del professionista e l’importo dell’iscrizione ipotecaria. Per fare un esempio, il costo notarile per un mutuo di 100 mila euro era intorno ai 2 mila euro ma per importi superiori la cifra da sborsare poteva arrivare a 3 mila. Il costo notarile rappresentava infatti una barriera alla concorrenza nel caso di passaggio a un’altra banca. Spesso anche se i tassi offerti da un istituto concorrente erano più concorrenziali, al cliente non conveniva lasciare la banca vecchia.

      Nella direzione di una maggior competizione tra banche va anche l’abolizione della penale nel caso di estinzione anticipata del mutuo casa. Significa che in futuro sarà possibile chiudere un mutuo prima del tempo senza dover pagare costose penali, (una possibilità di cui hanno usufruito nel 2006 ben il 5,5% dei mutuari). La somma finora richiesta dalle banche varia tra l’1% e il 3% del capitale residuo da pagare ma in alcuni casi arriva al 5%. Una percentuale, nel caso che il mutuo acceso sia di 100 mila euro, che coinvolge cifre notevoli soprattutto se il contratto si chiude a ridosso dell’accensione. Per fare un esempio, la penale da pagare in caso di chiusura a cinque anni dall’apertura di un finanziamento di 20 anni al 4,5% è di 827 euro (se la penale è all’1%) e di 2.481 euro (penale è del 3%). Se invece si chiude il rapporto con la banca a metà percorso le cifre da sborsare si aggirano rispettivamente tra i 600 e i 1.800 euro (vedi tabelle). Un salasso che ha indotto molti mutuari a ritenere sconveniente l’estinzione del mutuo, anche quando le condizioni finanziarie lo avrebbero permesso. Tutto questo dovrebbe terminare con il decreto Bersani. Ma come spesso accade quando sono in gioco interessi contrapposti, la battaglia si è spostata sul piano interpretativo. Perché è qui che le associazioni dei consumatori chiedono si faccia di più perché le nuove riforme siano applicate anche ai mutui già esistenti. Secondo l’Abi, l’associazione delle banche, le «penalità e le spese aggiuntive» dei «contratti di durata» che il decreto Bersani impone di non pretendere dai clienti non hanno nulla a che vedere con la penale che le banche chiedono ai clienti che vogliano chiudere il mutuo. Si tratterebbe, secondo la circolare dell’Abi del 3 agosto, di somme giustificate con il mancato guadagno prodotto dalla cessazione del rapporto (gli interessi da incassare sul capitale residuo). Nelle prossime settimane l’Abi si siederà al tavolo di discussione con le associazioni dei consumatori. Se non si arriverà a un’applicazione retroattiva le associazioni hanno già un’altra proposta da sottoporre alle banche. Altroconsumo propone di fissare un tetto massimo per la penale sia in termini economici, sia di tempo: al massimo dell’1% sul capitale residuo e limitata ai primi tre anni del contratto