“Riforme” Luci e ombre delle liberalizzazioni

30/03/2007
    venerdì 30 marzo 2007

    Pagina8 – POLITICA & SOCIETÀ

      Taxi, cellulari, banche. Luci e ombre
      delle liberalizzazioni governative

        La rivoluzione dei taxi è fallita, le banche aggirano le regole. Ok solo per i farmaci. E sui telefonini fioccano le proteste: le compagnie ritoccano le tariffe

          Franco Carlini

          I taxi, le banche, le assicurazioni, un po’ di farmacie, le ricariche dei cellulari, le tariffe autostradali. Il governo ha alle spalle un buon numero di iniziative a favore del cittadino-consumatore. Nulla di rivoluzionario, ma come il ministro Bersani ha ieri ricordato, sono tutti provvedimenti che recuperano un ritardo storico rispetto ad altri paesi dell’Europa. Del tutto impropriamente sono state definite liberalizzazioni, ma solo i provvedimenti sui taxi e sui farmaci da banco possono essere così definiti. Negli altri casi si tratta di nuove regolazioni che vanno a vantaggio del cittadino tagliando margini di profitto che risultavano troppo distanti dai costi. Alcune di queste norme hanno funzionato, altre no. La sconfitta più pesante è avvenuta sui taxi dove di nuove licenze non se ne vedono, prolungamenti dei turni qualcosa, ma incombono nuovi aumenti. L’obbligo alle banche di modulare i tassi a seconda di quelli europei è stato facilmente aggirato da circolari interpretative emesse dall’Abi e subite dal governo. Più significativa la contesa del ministro Di Pietro contro gli aumenti immotivati delle tariffe delle autostrade: per la prima volta è stato detto di no ai rincari, quando le concessionarie non avevano fatto gli investimenti previsti; la vertenza è in corso e finirà con un passo indietro del governo o con lunghissime cause in tribunale.

          C’è poi la questione dei cellulari, che riguarda praticamente tutti gli italiani. Il costo fisso di ricarica è stato abolito dall’inizio di questo mese e che ciò sia avvenuto in un breve lasso di tempo è quasi miracoloso. Tuttavia continuano le proteste delle associazioni dei consumatori e riguardano il fatto che i gestori di telefonia hanno in parte recuperato gli introiti perduti varando nuovi piani tariffari con costi più elevati, per esempio nello «scatto alla risposta». In questo caso tuttavia occorre essere chiari: a meno che si tratti di aziende di stato in paesi di socialismo reale, nessun governo in un sistema a economia mista può obbligare una qualsiasi impresa a vendere prodotti o servizi a un prezzo fissato. Quello che un governo può e che deve fare è agire con decisione contro icartelli (trust) tra imprese che si accordano per non farsi concorrenza tenendo artificiosamente alti i prezzi, in modo da non danneggiarsi artificiosamente. Nel caso delle multe alle assicurazioni proprio di questo si trattava e indagini analoghe delle autorità riguardano i costi dei prelievi con il Bancomat o le commissioni sulle carte di credito.

          L’altra cosa che governo e autorità devono garantire è il massimo della trasparenza, di modo che, senza trucchi di marketing, i cittadini possano facilmente conoscere quanto costano le prestazioni dei diversi concorrenti e fare la loro scelta consapevolmente. L’obbligo di chiari cartelli che segnalino i prezzi delle benzine va in questa direzione; si parla anche di un portale internet che metta a confronto i diversi servizi bancari; è stato poi proposto un «tabellone» pubblico dedicato alla telefonia cellulare, avendo verificato che le imprese private da sole non provvedevano: va in questa direzione, ma appena un po’, l’informazione fornita dal consorzio Patti Chiari dell’Associazione bancaria italiana, ma ha il limite intrinseco di essere controllato dalle banche stesse, le quali possono decidere liberamente se aderire oppure no.

          Quanto alle aziende telefoniche, non c’è dubbio che i loro portali non brillino per chiarezza e per diversi motivi: per reticenza, perché mescolano in maniera confusa le promozioni con le informazioni di base e perché sembrano fatti da persone che non hanno molta idea di come si dispongano le informazioni sul web. Se un tale luogo pubblico di confronto venisse realizzato, allora il consumatore potrebbe scegliere con maggiore coscienza il suo fornitore e il piano telefonico. Tanto più in una situazione in cui l’alchimia sempre più confusa delle diverse offerte tenderà a essere superata da proposte più secche: negli Stati Uniti la Sprint, per esempio, ha cominciato a offrire abbonamenti «piatti» con numero illimitato di chiamate e libera circolazione dei bit in collegamento alla rete. Per parte sua, poi il governo amico dei consumatori, dovrebbe togliere un po’ di accise sulla benzina e sui telefoni, ma se ne guarda bene.