“Riforme” Liberalizzazioni: pressing delle compagnie

12/02/2007
    sabato 10 febbraio 2007

    Pagina 26 – Economia

    il caso
    Liberalizzazioni
    Forte pressing delle compagnie

      Ricariche dei cellulari
      Per il taglio dei costi
      è già pronto il rinvio

        Polemiche sull’emendamento
        all’articolo 1 del decreto
        «Le cause sono tecniche»

          MARIA GRAZIA BRUZZONE

          La produzione industriale è cresciuta dell’1,9% nell’intero 2006, il risultato più alto dal 2000. Lo comunica l’Istat. Lo stesso dato, corretto per giorni lavorativi, corrisponde a un +2,4%. Nel mese di dicembre, la produzione industriale è invece diminuita dello 0,8% tendenziale, secondo l’indice grezzo (+5% invece con la correzione per giorni lavorativi), e cresciuta del 2% congiunturale, secondo l’indice destagionalizzato. La forte differenza tra dati grezzi e dati corretti è data dal fatto che nel dicembre 2006 i giorni lavorativi sono stati 18, contro i 20 dello stesso mese dell’anno precedente. Quindi la produzione è stata maggiore, ma spalmata su un numero inferiore di giorni. Guardando poi ai vari settori, spicca decisamente la produzione di automobili, che nell’intero 2006 è cresciuta del 26,5%. Sta creando un putiferio la notizia di un possibile slittamento nel tempo del taglio dei costi aggiuntivi delle ricariche telefoniche, fiore all’occhiello del decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Si parla di un rinvio di ben 4 mesi. Notizia che, oltre a tutto, si colora di giallo, perchè non si capisce bene chi abbia intenzione di proporre un emendamento all’articolo 1 del decreto, o addirittura l’abbia già fatto, facendo proprie le richieste giunte dalle compagnie telefoniche. Tanto che da più parti si chiede che l’autore esca dall’anonimato. «Cosa che sarà comunque costretto a fare, visto che gli emendamenti devono per forza avere un nome», ironizza il Dl Riccardo Villari. Uno dei primi a lanciare l’allarme chiedendo senza mezzi termini: «Chi vuole il taglio dei costi delle ricarche?» e esortando i media a pubblicizzare il nome del deputato che propone il rinvio «così che possa spiegare agli italiani perchè dovrebbero continuare a pagare per altri quattro, cinque, sei mesi».

          «Gli operatori adeguano la propria offerta commerciale entro il termine di trenta giorni», prescrive il decreto Bersani, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il primo febbraio. L’entrata in vigore è dunque prevista per il 3 marzo, con la cancellazione del sovrapprezzo di 5 euro che grava su tutte le carte prepagate delle ricariche, pesando in proporzione molto di più per quelle di minor valore, preferite da giovani e anziani.

          Nella logica di «concorrenza» e di «trasparenza delle tariffe», quei «costi aggiuntivi» rispetto al costo effettivo delle chiamate, già denunciati dall’Agcom, erano stati visti come una tassa indebita. E quindi aboliti per legge. Ma adesso si parla di un emendamento «in dirittura di arrivo», legato alle «difficoltà tecniche» da parte degli operatori, certo non lieti del provvedimento. Le carte prepagate tarate col vecchio meccanismo, viene spiegato, potrebbero essere ancora in circolazione. Andrea Lulli, Ds, relatore del decreto, lascia la porta socchiusa. «Se le motivazioni sono giustificate, valuteremo, altrimenti la norma rimane quella» si limita a dire. E spiega: «Se da parte delle compagnie telefoniche ci sono motivazioni serie e corrette potremmo anche valutare un piccolo slittamento, dell’ordine di 40-45 giorni. Non si tratta di fare ripicche ma di fare leggi. Ma se si dovesse trattare di una semplice richiesta di dilazione non abbiamo intenzione di introdurla». Aperto ma sospettoso il presidente della Commissione Attività produttive della Camera, dove il decreto è stato elaborato. «Da presidente garantirò un dibattito libero.Però vorrei che avvenisse su una proposta concreta, non su voci. Anche perchè – aggiunge Capezzone – non ho simpatia per gli anonimi». Anonimi. Voci. C’è chi sostiene che i proponenti potrebbero essere non uno ma «alcuni». O che la vaghezza sia un escamotage per tastare il terreno.

          In questo caso le prime reazioni sono assai negative. Non solo dalla Margherita, ma anche dal capogruppo Verdi in commissione, Giuseppe Trepiccione, e da Salvatore Raiti dell’Idv, arriva un netto no a ogni rinvio, giudicato «inammissibile». Inaudito «che si debba pensare prima agli operatori del settore e in secondo ordine ai cittadini. E «paradossale anche solo l’idea che difficoltà tecniche siano causa di un rinvio». Insomma, «sarebbe un grave errore». Per le associazioni dei consumatori Adusbef e Codacons sarebbe addirittura «un vero e proprio misfatto»: «Le compagnie telefoniche devono adeguarsi subito. Anche una sola settimana di rinvio comporterebbe un ingente danno economico agli utenti».