“Riforme” I sassolini di Rovati

01/02/2007
    giovedì 1 febbraio 2007

    Pagina 13 – Politica

      Intervista
      L’ex consigliere di Prodi a Palazzo Chigi

        I sassolini di Rovati

          “Mi hanno messo in croce per settimane per il piano Telecom
          ora Mediobanca vuole riunire tutte le reti e nessuno dice niente”

            «Ha ragione Catricalà
            il rischio è che Gazprom
            e Sonatrach se la prendano»

            «Il premier sa che deve fare
            una riforma al giorno
            altrimenti cade»

            «Il mercato? Se uno straniero
            cerca di comprare strutture
            in Usa, arrivano gli sceriffi»

            «Perché dobbiamo essere
            sempre i primi a esporci?
            Francesi e tedeschi si tutelano»

              PAOLO BARONI

              Non voglio far polemiche, però…». Però in questo gran parlare di privatizzazione delle reti, di piani del governo e fondi per le infrastrutture che coinvolgono le banche, Angelo Rovati, ex consigliere di Romano Prodi a Palazzo Chigi, messo in croce per settimane per il suo famigerato «piano Telecom» sino a essere costretto alle dimissioni, qualche sasso dalla scarpa se lo vuole togliere. «Gli economisti? Continuano a criticare il mio piano senza averlo letto. E poi provino ad andare negli Usa a comprare una rete qualsiasi: li portano al confine con gli sceriffi. Ma perché noi italiani dobbiamo essere sempre i primi che si mettono col culo al vento?»

              Francesco Giavazzi continua a chiamarla in causa…

                «Eh, Giavazzi imperversa. Ma io non voglio polemizzare, io non sono nessuno».

                Il professore mette assieme lo spettro dell’Iri col suo piano…

                  «Io mi sono applicato per caso al problema della rete Telecom e sono stato tre settimane sulla graticola passando per quello che voleva nazionalizzare i telefoni. Vedo che continuano a fornire versioni fuorvianti del mio progetto: ma mentre io sono stato triturato per mesi per questa vicenda, nessuno ha detto nulla quando dopo un po’ è spuntato un “piano Mediobanca” che metteva tutte le reti sotto l’ombrello della Cassa depositi».

                  Ma il suo «piano» non prevedeva una cosa analoga?

                    «Proponevo di portare in Borsa il 70% della rete Telecom, un bene strategico per la modernizzazione del Paese, e di far sottoscrivere il restante 29,9% alla Cassa depositi, oppure da fondazioni o investitori istituzionali italiani, allo scopo di assicurare un minimo di tutela a questa infrastruttura. E tra l’altro, in questo modo, Tronchetti Provera avrebbe potuto ridurre di 15 miliardi i suoi debiti».

                    Giavazzi però insiste: perché tornare indietro, perché tanta nostalgia dell’Iri, ha scritto ieri sul Corriere?

                      «Ma nessuno vuole tornare indietro e nessuno vuole rifare l’Iri. Io però mi domando perché dobbiamo essere sempre il Paese che apre tutti i mercati, mentre ad esempio francesi e tedeschi si tengono bene strette le loro cose? E a Giavazzi, che anche in tv invita ad andare a vedere la situazione inglese, io rispondo andiamo in America e vediamo chi controlla le reti. Negli Usa, prima di tutto, ci sono authority fortissime. E poi provi qualche straniero a comprare una qualsiasi loro infrastruttura».

                      Cosa succede?

                        «Nonostante sia il Paese più liberista del mondo, dove domina il mercato, succede che li portano al confine con gli sceriffi. Come è successo qualche mese fa ad alcuni arabi molto ricchi che avevano pensato di rilevare alcuni porti tra cui quello di Seattle. E dico porti. Del resto, quando un Paese decide che una certa infrastruttura è strategica, non si capisce perché si debba poi urlare allo scandalo se lo Stato attraverso le proprie articolazioni interviene».

                        Il caso dei gasdotti Snam è al centro del dibattito, si parla di nozze con Terna e di chi debba controllare tutto ciò.

                          «Non credo si debba dare una sistemazione a tutte le infrastrutture. Su questo ha ragione il presidente dell’Antitrust Catricalà: mettendo tutto assieme nascerebbe un mostro. Però a tutti questi paladini del mercato che vedo in giro chiedo: una società quotata per il 70% in Borsa è pubblica o privata? Prendiamo Terna: se lo Stato scende sotto il 29,9%, la società non è nazionalizzata, è con-ten-di-bi-le. E lo stesso varrà per il gas».

                          Si rischia che ce le portino via?

                            «Certamente. Se la rete Snam viene messa nelle condizioni di non essere difendibile è molto probabile che i due monopoli stranieri da cui ci riforniamo, la Gazprom russa e l’algerina Sonatrach, possano prendersela. Ma perché dobbiamo essere sempre i primi a metterci col culo al vento?».

                            Si parla molto anche delle «banche amiche», in primis IntesaSanpaolo, che potrebbero scendere in campo per aiutare il governo. Che effetto le fa?

                              «Mi scappa da ridere. Conosco da anni i soggetti, il presidente del Consiglio innanzitutto e poi il professor Bazoli e tutti gli altri. Se Prodi ha approvato la nascita di questo grande polo è solo perché si augura che in Italia vengano costituite aggregazioni molto forti, inattaccabili e in grado di difendere la struttura finanziaria del Paese. Non per altro. E poi se queste nozze sono state celebrate lo si deve anche al nuovo governatore di Bankitalia Draghi che ha cambiato registro sulle aggregazioni».

                              Che riforme si aspetta da Prodi?

                                «Magari avrà veramente il “fattore C”, ma il mio amico presidente del Consiglio sa perfettamente che se non fa una riforma al giorno cade. Occorre dare una sterzata al Paese e anche a costo di scontentare qualcuno, compresi i poteri forti, è dalle infrastrutture che bisogna partire. Altrimenti siamo fritti!».