“Riforme” Catricalà: «Sul libero mercato finora solo parole»

22/01/2007
    sabato 20 gennaio 2007

    Pagina 7 – Economia

    Intervista a Antonio Catricalà

      “Sul libero mercato
      finora solo parole ”

        STEFANO LEPRI

          ROMA

            Chi è che in Italia rema contro le liberalizzazioni? Nessuno può saperlo meglio di lei.

              «A parole le vogliono tutti – risponde Antonio Catricalà, che dal 2005 guida l’Autorità Antitrust – nei fatti c’è un poderoso effetto “Nimby”».

              Ossia, tutti vogliono la concorrenza, tranne quando riguarda loro. Not in my backyard, non nel mio cortile.

                «Più numerose e consolidate sono le corporazioni, più sono aggressive».

                In questo momento?

                  «Oltre a certe categorie e a certi gruppi di interesse, c’è una resistenza forte dei pubblici poteri locali. Le aziende municipalizzate, che negli ultimi anni si sono moltiplicate, sottraggono al mercato settori di attività dove i privati potrebbero operare con efficienza».

                  Ci faccia qualche esempio.

                    «Elettricità, rifornimenti idrici, trasporti. Dall’informatica allo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, non è detto che la pubblica amministrazione debba fare tutto da sé. Ad esempio, se è efficiente e se costa meno, perché non appaltare all’esterno la direzione risorse strumentali? Mi ha fatto piacere una sentenza della Corte dei Conti, sezione dell’Umbria, che ha riscontrato un danno erariale nell’aver formato una società pubblica di informatica che non produceva nessuna economia…»

                    Non capita che gli industriali predichino bene e razzolino male? A una tavola rotonda della Luiss sulla tutela della concorrenza, lei ha lamentato che «in Italia il conflitto di interessi è considerato un peccato veniale».

                      «Lo dicevo a proposito degli intrecci azionari. Ho detto che gli intrecci azionari sono nel Dna del capitalismo italiano, sono insiti nella struttura delle nostre forze produttive e finanziarie. L’Antitrust non ha la possibilità né la voglia di recidere tutti i nodi. Ma si può cercare di allentarli e di scioglierli. L’abbiamo fatto, ad esempio, con Terna. E ora, con l’Eni e Snam Rete Gas, meglio che non si rifaccia lo stesso errore di fare entrare la Cassa depositi e prestiti. E bisogna sapere prima chi se la compra, perché non deve essere un monopolista straniero».

                      C’è chi vede negli ultimi 15 anni uno spostamento del capitalismo italiano da produzioni manifatturiere in regime di concorrenza verso servizi con forti rendite di posizione.

                        «E’ in parte vero e in parte no. Il settore dei servizi ha avuto una più alta redditività; ed è vero che nei servizi una volta che si è conquistata una forza di mercato rilevante è facile trasformare il giusto profitto in rendita. Ma c’è anche da dire che negli ultimi anni la nostra industria è riuscita ad attraversare un Deserto dei Tartari: senza più aiuti di Stato, senza più svalutazioni della moneta, alla fine ne stanno uscendo fuori. Il nostro capitalismo non è fatto solo di finanzieri; ci sono anche veri capitani di industria».

                        Però l’Antitrust si è scontrata con industrie in posizione dominante…

                          «E’ normale che l’Antitrust venga criticata per quello che fa. Ma le vorrei assicurare che in questi due anni non ho avvertito nessuna pressione indebita su di noi, né da parte del potere politico né da parte dei poteri forti dell’economia».

                          Beh, è appena uscita una notizia secondo cui i telefoni di alcuni funzionari dell’Antitrust sarebbero stati spiati proprio dopo la multa alla Telecom.

                          «Mi auguro che si dimostri infondata. Nel caso fosse vera sarebbe di estrema gravità. Spero che la magistratura possa fare piena luce».

                          In nome della concorrenza, l’Antitrust difende i consumatori. Possiamo elencare ai consumatori alcuni vantaggi concreti che l’Antitrust gli ha portato?

                            «Subito. Il latte per l’infanzia, ad esempio».

                            Che in Italia costava molto di più che in altri Paesi.

                              «Noi abbiamo ottenuto dalle aziende nel giro di tre mesi un ribasso di prezzo del 25%. Anzi, sbloccata la concorrenza, i ribassi sono arrivati fino al 30%; a parità di sconti ai rivenditori finali, beninteso. Poi abbiamo bloccato una circolare dell’Associazione bancaria che tentava di dare un’interpretazione troppo restrittiva della gratuità della chiusura dei conti correnti stabilita dal decreto Bersani. Per il metano, abbiamo ottenuto che l’Eni aumentasse i rifornimenti di gas algerino. E potrei continuare».