“Riforme” «Benzina, due giorni di sciopero»

19/01/2007
    venerdì 19 gennaio 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    «Benzina, due giorni di sciopero»

      ROMA
      I benzinai sono già sul piede di guerra. E’ bastato che il governo tornasse a sollevare la questione della «razionalizzazione» della rete di distribuzione per scatenare il putiferio.

        Subito interrotto il confronto tecnico al ministero dello Sviluppo economico, associazioni del settore convocate a tambur battente per lunedì e 48 ore di sciopero in arrivo. Però, dopo la denuncia fatta dal ministro Bersani in Parlamento sull’andamento anomalo dei prezzi degli ultimi tempi, proprio ieri l’Antitrust è tornato alla carica per chiedere nuovi interventi a favore della concorrenza, orari liberi e più spazio alla grande distribuzione.

          Intanto il prezzo del petrolio continua a scendere: ieri sera a New York è tornato sotto i 50 dollari al barile per la prima volta da maggio 2005, toccando quota 49,90 per chiudere poi a 50,50 dollari.

            Dopo le prime indiscrezioni da giorni i benzinai italiani erano con le antenne drizzate. Addirittura qualcuno ieri temeva che già oggi il Consiglio dei ministri potesse esaminare un nuovo provvedimento per liberalizzare ulteriormente il settore. In realtà non sarà così. Gli esperti di Bersani continuano a lavorare febbrilmente alla famosa nuova «lenzuolata», ma prima della fine del mese nessun provvedimento dovrebbe vedere la luce.

              E certamente non sarà un decreto. «Il Governo – denunciano gli esercenti – è solo a caccia di un pretesto: parla di liberalizzare il settore solo per riguadagnare una boccata d’ossigeno di consenso nei confronti di una opinione pubblica ingannata». Secondo Faib/Aisa, Fegica e Figisc, il vero obiettivo perseguito dal Governo «è di introdurre una legislazione di vantaggio» per la grande distribuzione.

                E così, delusi per l’assenza di Bersani e del suo consigliere Umberto Carpi all’incontro di ieri, le organizzazioni di categoria hanno deciso di alzare il tiro chiedendo un incontro direttamente a Prodi per chiarire «la vera natura degli intendimenti del Governo». E come se non bastasse hanno annunciato che lunedì decideranno la data dello sciopero nazionale di 48 ore.

                  «Questa reazione francamente è un po’ spropositata, intempestiva, non adeguata al tipo di discussione di cui abbiamo bisogno» commenta il viceministro allo Sviluppo economico Sergio D’Antoni. I consumatori accusano invece la categoria di «corporativismo» e il Codacons arriva a proporre la revoca delle autorizzazioni per i gestori che chiuderanno i battenti.

                    Dopo la prima ondata liberalizzazione sono molti i nodi rimasti irrisolti e nuovi problemi sono emersi. Dopo un primo calo considerevole degli impianti di distribuzione, scesi dal ‘98 da 29 mila a 23 mila, negli ultimi anni le nuove aperture (per lo più «pompe bianche», ovvero senza insegna, non legate a marchi famosi) hanno superato di gran lunga le chiusure e così si è tornati ad oltre 25 mila. Le Regioni hanno introdotto nuovi vincoli e si sono riformate molte incrostazioni.

                      Non a caso ieri l’Antitrust ha chiesto di nuovo misure per accelerare la vendita dei carburanti nei centri commerciali, lasciare orari liberi e permettere maggiore pubblicità per ridurre i prezzi. In particolare, in una segnalazione inviata a Parlamento, Governo e Regioni il Garante chiede di «rimuovere tutti i vincoli che bloccano l’evoluzione del mercato della distribuzione dei carburanti per aumentare la competitività e ridurre il prezzo industriale, in Italia costantemente più elevato della media europea».

                        Una rivoluzione che deve andare avanti. Secondo l’Autorità, nonostante gli sforzi di questi anni, il numero di distributori è ancora troppo alto, l’erogato medio per impianto è notevolmente inferiore alla media europea, i self-service sono ancora troppi pochi e, al contrario di paesi come Francia e Germania, si registra una presenza del tutto marginale degli operatori della grande distribuzione organizzata. In Italia, infatti, non arrivano a 100. Sono lo 0,5% del totale e appena l’1% in termine di volumi.