“Riforme” Alla «fase due» serve più coraggio

26/01/2007
    venerdì 26 gennaio 2007

      Prima Pagina

        GOVERNO. PARTONO LE LIBERALIZZAZIONI TRA LUCI E OMBRE

          Alla «fase due» serve più coraggio

            Compromesso Rutelli-Bersani, rinviate o irrisolte le grandi partite

              In attesa di capire se la competizione tra ministri riformisti sia per il governo uno stimolo a fare meglio o un freno paralizzante (il nuovo numero dell’Economist getta una fiche sulla prima ipotesi), ieri un lungo Consiglio dei ministri ha avviato quella che nella mente di un pezzo importante dell’esecutivo è la cosiddetta «fase due» dell’azione di governo. Che parte tra luci e ombre, con una serie di provvedimenti destinati senz’altro ad aumentare la popolarità del governo, primo fra tutti l’annullamento della tassa sulla ricariche telefoniche, ma lascia ancora irrisolti alcuni importanti nodi, alcuni dei quali emersi già la seminario di Caserta e confermati dalla marcia di avvicinamento al Cdm di ieri. Che l’Ulivo abbia scelto di farsi bello e forte colpendo botteghe e bottegai lasciando intatti i grandi potentati monopolistici? Il dubbio avanzato da Francesco Rutelli e ritorto contro il dl liberalizzazioni predisposto da Pierluigi Bersani è stato ieri oggetto di una smentita del vicepremier, che ha negato contrasti in seno al governo. Ma il sasso era comunque lanciato – il secondo in pochi giorni dopo la richiesta avanzata a Caserta da parte del leader dl di una «cabina di regia» per le liberalizzazioni – e ha toccato un nervo scoperto dell’esecutivo, ben al di là delle proposte rutelliane. Se infatti il nuovo atto del «derby» Rutelli-Bersani si è concluso con un piccolo compromesso (nel testo del ministro ds è stato recepito il pacchetto voluto dal vicepremier sul trasporto innovativo: i comuni potranno rilasciare licenze per servizi come i taxi collettivi, autobus a chiamata e car sharing), restano irrisolte le grandi partite. Riforma delle Authority, sovvenzioni statali cip6, il caso Autostrade, la separazione da Eni della rete Snam: sono solo le principali tra le questioni che toccano grandi interessi, incrociando la partita liberalizzazioni e la difesa del cittadino-consumatore, su cui si registrano ancora ritardi e incertezze che il varo del dl Bersani non cancella.

              Nonostante un esame preliminare durato quasi due ore, ieri la riforma delle Authority non è stata approvata. La bozza predisposta dal sottosegretario Enrico Letta e che prevede la riduzione da cinque a una delle autorità economiche e l’istituzione di quella sui Trasporti è stata stoppata dai ministri competenti Antonio Di Pietro, Infrastrutture, e Alessandro Bianchi, Trasporti, i quali hanno chiesto un supplemento di indagine per capire in che modo la nuova struttura andrà a posizionarsi rispetto alle competenze attualmente in essere. E Di Pietro ha posto il problema delle autostrade, per le quali le concessioni assegnano ai contraenti sia la costruzione che la gestione.

              Situazione in alto mare anche per la definizione degli ambiti di applicazione degli incentivi cip6 per la produzione di fonti rinnovabili, finora generosamente concessi anche a produttori tutt’altro che ecologici e scaricati sul costo delle bollette. Un emendamento dei Verdi (approvato dal governo) al dl banche in commissione Finanze della Camera pareva aver chiuso la vicenda restringendo drasticamente le agevolazioni. Ma l’Ulivo ritiene il testo «eccessivamente restrittivo» e chiede di ridiscutere tutto in vista dell’arrivo del provvedimento in aula la prossima settimana. Quanto a Eni-Snam, ieri da Rifondazione comunista è arrivato l’ennesimo niet allo scorporo. Ma il dubbio legittimo è che anche dentro l’Ulivo si annidi un fronte favorevole alla conservazione degli assetti attuali, anch’essi molto penalizzanti per la bolletta del cittadino. Nel frattempo, i barbieri apriranno di lunedì, i giornali e la benzina si troveranno al supermercato e sarà più facile aprire un cinema.