Riforme al palo colpa della lite sull´art.18

25/03/2002
La Stampa web







(Del 25/3/2002 Sezione: Economia Pag. 19)
PRIORITA´ ALLE INFRASTRUTTURE ED AI SERVIZI
Riforme al palo colpa della lite sull´art.18
Alfredo Recanatesi

L´ASPRA contrapposizione sociale e politica sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha bloccato e continuerà a bloccare il percorso di altre iniziative ben più necessarie per la modernizzazione dell’economia italiana, per la creazione di posti di lavoro e per le prospettive di sviluppo. Ricordate il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che alla televisione tracciava il suo programma di strade, ponti, porti, varianti e circonvallazioni? Al di là della forma con la quale venivano presentate, il programma del centro-destra coglieva reali necessità del Paese. L’Italia, infatti, è una democrazia industriale avanzata che rischia la paralisi perché va progressivamente perdendo la basilare libertà di spostamento sul territorio.


Il tempo è denaro

Un Capo del Governo che si picca di portare nella gestione della cosa pubblica la mentalità imprenditoriale ed i valori dell’efficienza economica dovrebbe sapere più di ogni altro quanto il tempo sia denaro, e quindi più di ogni altro avere cognizione dello spreco di ricchezza determinato dalla difficoltà dei trasporti. Uomini e mezzi che tutti i giorni trascorrono ore in fila sulla tangenziale di Mestre, o sulle vetuste strade delle valli bergamasche, o sulla statale che da Messina si avvia penosamente verso Palermo, costituiscono un gigantesco sperpero di lavoro e di risorse materiali che tosa il reddito nazionale in una misura che nessuno si è dato mai la briga di calcolare con esattezza, ma la cui rilevanza ognuno può percepire dalla propria esperienza di vita e di lavoro. Superfluo rilevare come queste carenze siano di ostacolo ad ogni forma di integrazione, da quella dell’Italia con il resto d’Europa (superfluo ricordare la questione dei tunnel e quella ambientale che si pone per la preponderante quota dei trasporti su gomma), a quella tra le diverse regioni italiane, con risorse del Sud che non possono essere valorizzate a causa della loro "lontananza", con il conseguente divario di produttività che ripropone la spinosa questione delle differenze salariali, e con le difficoltà che si oppongono a portare le fabbriche dove c’è il lavoro anziché chiedere al lavoro di trasferirsi dove ci sono le fabbriche.
Se si considera il grado di sviluppo della nostra economia, ci sono anche molte altre priorità sulle quali la cultura del tempo porta ad insistere maggiormente: i servizi alle imprese, in molte zone la distribuzione dell’acqua e dell’energia, le reti informatiche. Ma queste già vengono dopo, perché nessun progresso può esserci se uomini e risorse hanno difficoltà a spostarsi e se la competitività (quella competitività che ci vogliono far credere che dipenda in misura così determinante dalla possibilità di licenziare!) è gravata da extra-costi connessi ai rifornimenti, alla distribuzione, al cuneo temporale che si inserisce tra il tempo del lavoro produttivo ed il tempo libero di ciascuno.
Il recupero di queste carenza è questione delle più complicate. C’è naturalmente un problema finanziario, che non consiste tanto nella disponibilità di risorse, quanto nelle forme attraverso le quali può essere realizzata quella combinazione di finanziamenti pubblici e privati che nella maggior parte dei casi è necessaria per la realizzazione delle opere (è il cosiddetto project-financing del quale molti si riempiono la bocca, ma con ben scarsi esiti pratici). Ma ci sono soprattutto problemi legislativi, posti dalla moltitudine di istituzioni ed enti che hanno titolo per entrare nelle procedure di progettazione, approvazione, controllo della realizzazione e talvolta anche della gestione delle opere. A motivo di questa moltitudine, non solo l’apertura dei cantieri richiede tempi biblici, ma rimane disseminato tra centro e periferie un potere di interdizione che, potendo essere esercitato anche in corso d’opera, spesso diventa un potere di imposizione di interessi locali non sempre coerenti con l’interesse generale alla cui soddisfazione l’opera è destinata.


Opere incompiute

Le realizzazioni incompiute sparse per tutto il territorio della Repubblica testimoniano l’esigenza di definire nuove procedure per conciliare la necessaria pluralità delle approvazioni con una disciplina che ne fissi la cadenza temporale e la irrevocabilità affinché l’intero processo di progettazione, approvazione, realizzazione possa finalmente diventare prevedibile e programmabile con il grado di certezza che presenta nei sistemi più evoluti ed organizzati.
Non basta disegnare schemi sulla carta, ma serve, è urgente, una riforma articolata sul diritto amministrativo, sulle formule finanziarie, sulla razionalizzazione dei rapporti tra poteri centrali e locali; una riforma che non trascuri, pur nel quadro del federalismo, una riformulazione delle responsabilità che ogni istituzione legittimata ad intervenire intervenendo si assume. Se si riuscisse nell’intento, non solo si creerebbero molti più posti di lavoro di quanti se ne possano attendere dalla riforma dell’art. 18, ma si innescherebbe un forte moltiplicatore di sviluppo economico coerente con il progresso civile e la serenità sociale.