Riforma professioni: il Cup chiede chiarezza

05/04/2001

Il Sole 24 ORE.com
NORME E TRIBUTI
Giovedì 5 Aprile 2001 Pagina 19


    Riforma delle professioni
    E il Cup chiede chiarezza alla vigilia delle elezioni
    ROMA. Alla vigilia dell’appuntamento elettorale, gli Ordini professionali invitano le forze politiche a un confronto «aperto e leale» sulle prospettive di un settore che fornisce un contributo a due cifre al Pil nazionale; chiedono risposte programmatiche chiare sulla legge di riordino delle professioni, con particolare riguardo alla regolamentazione dell’accesso. E giudicano ormai matura la loro presenza a livello di rappresentanza istituzionale ufficiale al tavolo governativo di concertazione, che, nella sua composizione, «non risponde più alla realtà del Paese».
    L’occasione per rilanciare il dibattito sulla controversa normativa che dovrebbe ridisegnare lo scenario delle professioni in Italia, rimasta, tra stop e polemiche, nell’affollato cassetto di questa legislatura, è stata offerta ieri dal convegno «Libere professioni: la legislatura della riforma», organizzato dal Comitato unitario permanente degli Ordini e collegi progfessionali (Cup). Davanti ai ministri della Giustizia e delle Politiche comunitarie, Piero Fassino e Gianni Mattioli, leader ed esponenti di maggioramza e opposizione, il presidente del Cup, Gianni Boeri, ha introdotto il convegno, rivolgendosi direttamente agli schieramenti politici: «Vorremmo vedere nei programmi del Centro-destra e del Centro-sinistra posizioni chiare rispetto alla questione del riordino delle professioni riconosciute».L’affollata platea di professionisti chiede di arrivare al piùpresto all’approvazione di una legge di riordino, superando lo stallo attuale. Al momento, in Parlamento giacciono due progetti governativi e tre delle forze di opposizione. I punti saldi, sui quali il Cup non è però disposto a mediare sono il mantenimento degli Ordini, la distinzione dalle associazioni delle professioni non regolamentate e le società professionali senza la partecipazione di soci non professionisti. Una questione, quest’ultima, sulla quale Fassino ha invitato a discutere, in modo nin ideologico: «Bisogna vedere quali forme associative sono più utili, tenendo conto che esiste un mercato aperto e che in altri Paesi tali forme societarie già esistono». Per il ministro, che auspica una rapida approvazione della legge, la valorizzazione delle libere professioni è oggi fondamentale e occorre puntare innanzitutto sulla qualità delle prestazioni e la maggiore competitività. Tanto più, ha sottolineato Fassino, se si considera il crescente interesse dei giovani verso questo settore: secondo una recente indagine il 63% dei ragazzi tra i 15 e 24 anni pensa a un futuro lavoratico in proprio. La formazione, di base e permanente, è per il Guardasigilli l’aspetto su cui concentrare i maggiori sforzi. Inoltre, va migliorata la possibilità di accesso alle professioni, che non significa un accesso «più facile». ‘urgenza di una legge è stata sottolineata anche da Mattioli (che ha auspicato più chiarezza per i titoli professionali), e dal segretario Ds, Valter Veltroni. L’economista azzurro Antonio Marzano è stato critico con la sinistra, che, a suo giudizio, non vede di buon occhio il mondo del lavoro se non è fatto di lavoro dipendente e come tale «si sottrae dal controllo dei grandi sindacati». Quanto all’accusa mossa da Voltroni a un Centro-destra «iperconfindustriale», per Marzano si tratta di battute da campagna elettorale, «prive di senso».

    Giovedì 5 Aprile 2001

 
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