Riforma professioni: Gli Ordini bocciano i titoli «iunior»

06/04/2001


venerdì 6 aprile 2001



Riforma delle professioni.
Prevalgono le reazioni negative dopo il primo «sì» del Consiglio dei ministri al riordino dell’accesso

Gli Ordini bocciano i titoli «iunior»
Gli ingegneri pronti alla battaglia legale – Riserve anche dai chimici e dagli architetti – Pienamente soddisfatti i dottori agronomi
Marco Peruzzi
ROMA. No convinto degli ingegneri, che già annunciano interventi e memorie al Consiglio di Stato, e no anche da parte degli architetti e dei chimici. Sì, invece, anche se con numerose perplessità, da parte di agrotecnici e periti industriali. «Assolutamente soddisfatti», infine, solo i dottori agronomi. Lo schema di regolamento sul riassetto degli Albi secondo i nuovi titoli universitari, varato due giorni fa dal Governo, divide le categorie interessate. A caldo, il coro di no è comunque prevalente. Nel mirino delle categorie è finito soprattutto il titolo di "iunior" che la bozza di regolamento (su cui il Consiglio di Stato dovrà esprimere il parere) riserva ai laureati triennali per distinguerli dai "senior", ovvero gli specialisti con laurea quinquennale.

È senz’altro senza appello il no del Consiglio nazionale degli ingegneri. La categoria già in precedenza aveva a più riprese manifestato la propria contrarietà allo schema di regolamento, minacciando di non iscrivere i laureati triennali di quell’area dopo l’esame di Stato, per mettere in guardia contro le "concessioni" fatte ai Collegi dei geometri e dei periti industriali. Adesso torna alla carica, annunciando l’invio al Consiglio di Stato di memorie «a tutela della categoria» e, se quel testo verrà approvato nell’attuale formulazione, ricorsi per via amministrativa e la contestuale richiesta al prossimo Parlamento di «una sostanziale revisione dell’intera riforma». In un comunicato, il Consiglio nazionale degli ingegneri definisce lo schema varato due giorni fa «il punto culminante di una strategia populistica a lungo perseguita che mira a dequalificare l’ingegneria italiana, con preoccupanti conseguenze per la sicurezza dei cittadini e lo sviluppo tecnologico del paese». Sotto accusa, tra l’altro, la mancata «chiarezza e identificabilità della categoria nell’opinione pubblica» e, poi, la conferma dell’inserimento degli informatici nell’Albo.

Il titolo «iunior», coniato su indicazione dell’Accademia Della Crusca, non va giù nemmeno agli architetti. «Non è affatto congruo», dice Raffaele Sirica, presidente del Consiglio nazionale della categoria. «Non è cioè sufficiente — spiega — a segnalare le differenze tra laureati quinquennali e laureati triennali. È un titolo che non corrisponde alla realtà, ma che risponde invece a una precisa scelta politica e demagogica. Noi e le facoltà di architettura avevamo unanimemente suggerito la denominazione di tecno-architetti». Per Sirica il titolo "iunior" creerà problemi anche a chi lo porterà. «La direttiva 384/85 — dice il presidente della categoria — definisce infatti architetto solo chi ha fatto un percorso universitario di cinque anni. E ai fini della libera circolazione in Europa gli "iunior" finiranno inevitabilmente in fuori gioco».

«L’Accademia Della Crusca conosce senz’altro l’italiano — aggiunge il presidente del Consiglio nazionale dei chimici, Armando Zingales — ma dimostra di non intendersi della valenza dei termini nel sistema delle professioni. In tutti i percorsi professionali, infatti, "iunior" e "senior" distinguono l’anzianità di esercizio, non il titolo accademico». Anche i chimici daranno battaglia. Ma non per una questione nominativa, precisa il presidente. «Il problema — dice Zingales — è la percezione che il cliente avrà di quel titolo: soprattutto se verrà utilizzato in forma abbreviata, ci saranno abusi e si creerà tanta confusione.

Per il presidente dei chimici, ogni caso, il regolamento è contestabile anche sotto altri aspetti: «Tra di noi sono stati inseriti i laureati triennali in farmacia, quelli in erboristeria, gli informatori scientifici del farmaco. Non faremo sbarramenti come annunciato dagli ingegneri, ma non ci sembra corretto abbassare il valore legale del titolo di studio». Zingales lancia allora una proposta: quella che «sulla base della riforma delle professioni consenta al professionista, dopo un po’ di anni di esercizio dell’attività, di accedere nella sezione A dell’Albo anche senza avere la laurea specialistica».

Più soddisfatti gli agrotecnici. Il presidente, Roberto Orlandi, muove qualche appunto solo alla possibilità, prevista dall’articolo 8 dello schema di regolamento, che il Governo metta di nuovo mano alla riforma. Su aggiustamenti successivi punta invece Giorgio Bianchet, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, che a questo proposito lancia una proposta: «Un tavolo di concertazione tra i periti industriali e gli ingegneri».

Assolutamente soddisfatti della bozza di regolamento sono invece i dottori agronomi e forestali, gli unici a vedersi attribuito il titolo professionale e non accademico di "dottore". «Si apre una fase nuova — commenta Dina Porazzini, presidente della categoria — e noi, con un’età media di 38 anni, guardiamo al futuro senza preclusioni».

Venerdì 6 Aprile 2001