Riforma professioni: arbitro il Governo

26/04/2005
    martedì 26 aprile 2005

    sezione PROFESSIONISTI – pagina 31

    ALBI E MERCATO • Dopo il voto in commissione, si attendono le scelte sul decreto competitività

    Riforma, arbitro il Governo

    Ordini e Associazioni si affrontano sul riconoscimento vincolato alle riserve o alle attività tipiche

      N. T.

        ROMA • Il Governo torna arbitro tra Ordini e Associazioni in cerca di riconoscimento. Sul decreto legge competitività, infatti, l’Esecutivo sembra indirizzato a porre la fiducia, riscrivendo in un maxi emendamento le norme " cruciali".

        In questo quadro tra Ordini e Associazioni è battaglia sui criteri che escludono l’emersione giuridica delle organizzazioni professionali.
        La disposizione relativa alle Associazioni, contenuta nel decreto legge " competitività, è stata modificata dalla commissione Bilancio del Senato. Con due emendamenti l’ostacolo al riconoscimento delle Associazioni è stato ristretto solo alle attività riservate agli Ordini.

        In origine, invece, il decreto legge precludeva il riconoscimento per l’esercizio di attività « regolamentate, tipiche » delle professioni che rispondono all’articolo 2229 del Codice civile. Contro la modifica votata, un po’ per caso, dalla commissione Bilancio, venerdì scorso sono scesi in campo i Consigli nazionali di avvocati, dottori commercialisti e ragionieri.

        La barriera, per i vertici degli Ordini, è troppo " limitata", se si considera che alcune professioni regolamentate non hanno attività riservate. In questi casi, si arriverebbe a parificare Ordini e Associazioni, smarrendo le peculiarità e la funzione degli Albi.

        In ogni caso, anche in presenza di riserve, le professioni disciplinate in base all’articolo 2229 si caratterizzano — come fa notare il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa — pure per le attività
        «regolamentate o tipiche». E, secondo gli Ordini, nel riconoscere
        "nuove professioni" questi confini devono essere rispettati. A garanzia dei cittadini — è il ragionamento di Alpa — non ci devono essere sovrapposizioni tra Ordini e Associazioni riconosciute. Per questo, il principio proposto da avvocati e commercialisti è più ampio rispetto alla versione del Dl approvata dal Consiglio dei ministri. Ora occorrerà attendere la scelta di campo del Governo e, in particolare, del ministro della Giustizia, Roberto Castelli. Il guardasigilli nell’emendamento poi ritirato dopo la lettera del presidente del Senato, Marcello Pera, aveva messo nero su bianco la procedura per dare visibilità giuridica alle professioni « che non sono disciplinate da disposizioni normative o da ordinamenti professionali » . In particolare, aveva escluso che « possa essere considerata professione un’attività regolamentate o tipica » degli Ordini.

        Le Associazioni aderenti al coordinamento del Colap — guidato da Giuseppe Lupoi — sono mobilitate per difendere la disciplina approvata in commissione Bilancio. Si tratta di una conquista di principio in quanto il riconoscimento non è operativo, mancando la normativa di dettaglio. Per queste organizzazioni — dai tributaristi dell’Int e dell’Ancot agli operatori di counselling — in gioco c’è la possibilità di continuare a operare nei segmenti non coperti da esclusive.

        Le Associazioni che si riconoscono in Assoprofessioni sottolineano che la diplina approvata dalla commissione Bilancio «suggella la volontà politica delle istituzioni di riconoscere le associazioni professionali, incrementando la competitività e tutelando l’utenza».

        Il presidente di Assoprofessioni, Giorgio Berloffa, mostra fiducia. «Con il voto in commissione Bilancio — dice — abbiamo raggiunto una grande vittoria, il presupposto per una riforma organica delle professioni». Una nuova modifica al testo rappresenterebbe, certo, una delusione.

        Tuttavia, rispetto al Colap, Assoprofessioni ha un atteggiamento più
        "moderato". « Abbiamo sempre ritenuto un compromesso accettabile la versione originaria del decreto legge. Quel discrimine — ricorda Berloffa — permette comunque di avviare il riconoscimento delle Associazioni»