Riforma previdenziale: si parte a settembre

05/04/2005

      sabato 2 marzo 2005

      Dopo l’estate un semestre per la scelta dei lavoratori
      Il nodo vigilanza rallenta l’iter dei decreti attuativi
      Si parte a settembre
      Salvo complicazioni

      Marco lo Conte

      Entrerà nel vivo dal primo settembre prossimo la fase cruciale della riforma previdenziale, quella del silenzio assenso, ossia la finestra durante la quale i lavoratori avranno in mano il loro futuro previdenziale. Salvo ulteriori sorprese, ovviamente, come l’ultima che ha rivinato a dopo le ferie estive l’avvio della tanto attesa riforma. Ma quali saranno le scelte a disposizione degli italiani?

      La formula del silenzio/ assenso. I lavoratori avranno 6 mesi di tempo per decidere la destinazione delle quote da accumulare di Tfr, trattamento di fine rapporto ( pari al reddito lordo annuo diviso per 13,6). Le quote di Tfr accantonate fino ad allora non verrano toccate. In caso di silenzio, ossia di nessuna comunicazione, la formula prevede che le quote vadano verso gli strumenti di previdenza complementare che imprese e parti sociali avranno definito. Saranno prioritariamente i fondi pensione negoziali, uno per ciascuna categoria di lavoratori.

      In caso la propria non ne abbia avviato uno, i contributi potranno essere destinati a fondi pensione aperti, fondi pensione territoriali o a forme individuali previdenziali (polizze Fip). Il lavoratore che invece non voglia aderire a questi strumenti di previdenza integrativa, deve comunicare al ministero del Welfare e al proprio datore di lavoro la volontà di proseguire l’accumulo di quote di tfr.


      Il nodo vigilanza. Molti dettagli sono già stati definiti dai decreti attuativi della legge delega. Altri invece sono ancora da definire. Uno di questi riguarda la vigilanza. La riforma previdenziale rimette in discussione alcune parti del sistema di controllo dell’attività finanziaria e assicurativa italiana. La legge delega punta, infatti, ad un organismo unico di vigilanza sul mercato della previdenza integrativa.

      Come ha confermato il Ministro del Welfar Roberto Maroni, questo organismo è la Covip, che dal 1993 vigila sui fondi pensioni italiani. Un’autorità che dunque avrà sotto il suo controllo anche le polizze assicurative utilizzate a fini previdenziali ( i Fip), sottraendole all’Isvap, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo. Trasformazioni non indolori, che talvolta provocano contraccolpi. Come quello del 3 marzo scorso, che di fatto ha restituito alla Consob una serie di competenze di vigilanza che la legge delega aveva già destinato alla Covip. Un blitz messo a segno da tre deputati della maggioranza che hanno presentato e portato all’approvazione di un emendamento che abroga l’articolo 1, comma 2, lettera h) n. 2. Facendo slittare la riforma e provocando la dura reazione del ministro Maroni.


      Per non parlare dell’altro nodo critico, secondo molti osservatori, relativo alla vigilanza sugli intermediari, con Consob che continuerà ad occuparsi dei promotori finanziari e l’Isvap sugli assicuratori: professionisti che svolgono analoghe funzioni con prodotti diversi, i quali in base al principio della portabilità, sancito dalla delega, dovranno essere omogenei e confrontabili. Un principio che Isvap ha agevolato con la sua recente circolare (1/ 3/ 2005) che impone una serie di criteri per confrontare costi e performance delle polizze. Oltre ad una scheda sintetica dei prodotti.