Riforma previdenza, settimana ad alta tensione

08/03/2004


8 Marzo 2004

MERCOLEDI’ CGIL, CISL E UIL DARANNO IL VIA ALLA MOBILITAZIONE.
LA CGIL: IL TEMPO DEL DIALOGO CON L’ESECUTIVO E’ TERMINATO

Riforma previdenza, settimana ad alta tensione
Parte il confronto in Senato. I conti dell’Italia nel mirino dell’Ecofin

Alessandro Barbera

ROMA
«Qualsiasi ulteriore proposta che arrivi dalle forze politiche e dai sindacati potrà essere esaminata anche durante i lavori parlamentari. L’importante è mantenere inalterato l’obiettivo di risparmi pari allo 0,7% del Pil». Nella domenica che precede l’inizio della settimana forse davvero decisiva per la riforma delle pensioni, è il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno a ribadire la volontà di apertura del governo sul tema delle pensioni. Una riforma però di cui si parla dalla fine della scorsa estate e sulla quale ci sono gli occhi puntati della comunità internazionale. In molti, dalle agenzie di rating – che giudicano la qualità dei conti italiani – alla Commissione Europea, si attendono che le parole sul riassetto del sistema previdenziale si tramutino rapidamente in realtà.

Il primo appuntamento è stasera con l’Eurogruppo, seguito domani dall’Ecofin, il vertice dei ministri finanziari dell’Unione. Benché l’aggiornamento del programma di stabilità italiano è cosa fatta, il debito pubblico italiano, che pure scende, resta sorvegliato speciale. Il ministero dell’Economia non vuole che il ritardo sul via libera alla riforma delle pensioni – che comunque produrrà i suoi effetti solo a partire dal 2008 – possa pregiudicare il giudizio internazionale sulla sostenibilità dei conti pubblici italiani. Per questo il governo ha chiesto al Parlamento di fare in fretta: oggi pomeriggio la commissione Lavoro del Senato si riunirà nuovamente in seduta straordinaria per discutere della delega previdenziale. Martedì il provvedimento sarà in aula, un’accelerazione decisa la scorsa settimana e che ha scatenato l’ira di centrosinistra e sindacati. Sarà solo l’inizio di un difficile dibattito parlamentare, ma abbastanza per poter dimostrare all’Unione europea, nel giorno della riunione Ecofin, che la riforma è davvero in fieri.
I sindacati nel frattempo ribadiscono la loro contrarietà ad un riassetto che considerano iniquo. Mercoledì Cgil, Cisl e Uil proclameranno il prossimo sciopero generale che, secondo quanto anticipato dal leader della Uil Angeletti, dovrebbe svolgersi il 26 marzo. «Per il sindacato il tempo del dialogo con il governo è terminato» dice il segretario confederale della Cgil Morena Piccini. La quale ricorda che sciopero «punta anche ad invertire l’agenda del governo, mettendo come priorità la politica economica, sia quella fiscale, sia quella della difesa dei redditi dei lavoratori e dei pensionati». «Lo sciopero serve a sostenere una piattaforma e ad aprire un negoziato», aggiunge Pierpaolo Baretta della Cisl. Esso, spiega, «fa parte di un calendario più ampio che mette al centro lo sviluppo e la politica dei redditi, su cui le inadempienze del governo sono evidenti». Ancora più esplicito sulle vere ragioni della mobilitazione è il segretario confederale della Uil Adriano Musi: «L’errore che compie il governo è di considerare il nostro sciopero solo contro la riforma delle pensioni. Non è così.

È contro la politica economica che sta portando avanti».
Se la posizione dei sindacati sul provvedimento è chiara, resta più incerta quella che ora assumerà l’opposizione. Da parte di alcuni – lo ha confermato ad esempio ieri il responsabile economico della Margherita Enrico Letta – c’è la volontà di «non arroccarsi» e più in generale di accogliere l’invito del ministro dell’Economia ad uno spirito «repubblicano» per l’approvazione di riforme come quella delle pensioni e del risparmio, anch’essa da questa settimana al vaglio del Parlamento. C’è però anche chi, anche all’interno degli stessi partiti, resta invece scettico sulla reale volontà del governo al confronto e si mostra più prudente.

L’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, pur ammettendo «qualche miglioramento» non crede all’invito al dialogo lanciato dal governo («sono solo slogan ridicoli» ha detto in un’intervista), e chiede al governo fatti concreti come ad esempio una maggiore armonizzazione dei contributi previdenziali «per far partecipare anche i lavoratori autonomi al riequilibrio del sistema pensionistico». Il relatore al Senato, Carmelo Morra di Forza Italia, è comunque ottimista: «Il clima dei lavori in Commissione è sempre stato costruttivo e non ostruzionistico. Ciò che di positivo è avvenuto finora nel merito lo si deve anche a questo».