Riforma pensioni, volata finale a Montecitorio

27/07/2004


            martedì 27 luglio 2004

            sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2
            PREVIDENZA • Riparte oggi la discussione sulla delega: via libera possibile tra domani e giovedì – Rispunta l’ipotesi «blindatura»
            Riforma pensioni, volata finale a Montecitorio
            MARCO ROGARI
            ROMA • Il momento della verità è arrivato: oggi l’Aula della Camera riprenderà la discussione sulle pensioni e si capirà se la riforma sarà davvero approvata prima della pausa estiva o se sarà rinviata a settembre. Al momento l’ipotesi più probabile è che Montecitorio conceda il sì definitivo entro giovedì. E, forse, già domani se il Governo opterà per il voto di fiducia. Con la tregua raggiunta nelle ultime ore nella maggioranza e il via libera di ieri della commissione Affari costituzionali al federalismo (così come chiesto dalla Lega), tutti gli ostacoli sul cammino della delega previdenziale sembrano rimossi. E anche per questo motivo appare probabile che il Governo possa rispolverare la "blindatura", osteggiata nei giorni scorsi dal Carroccio, che pretendeva rassicurazioni sull’approdo in Aula della devolution prima dello stop estivo. Il rush finale.
            Oggi pomeriggio ricomincerà in Aula alla Camera la discussione sulla riforma delle pensioni. E se non ci saranno nuovi intoppi, il via libera definitivo potrebbe arrivare entro giovedì, visto il numero non elevato di emendamenti presentati (poco più di cento, tutti dall’opposizione) e il contingentamento dei tempi.
            Ma se il Governo dovesse decidere di ricorre alla fiducia il disco verde potrebbe arrivare già domani. Il nodo-fiducia.
            La tregua raggiunta nelle ultime ore nella maggioranza e la momentanea interruzione del braccio di ferro sulla riforma federale, potrebbe convincere la Lega a non ostacolare più l’utilizzazione della "blindatura" sulla riforma delle pensioni. Un atteggiamento più morbido, che potrebbe indurre il Governo a porre già oggi la fiducia e incassare l’approvazione definitiva della riforma entro domani. I cardini della delega.
            La versione della delega previdenziale all’esame dell’Aula della Camera è quella uscita dal Senato.
            Il testo anzitutto prevede l’immediato sviluppo della previdenza complementare facendo leva sull’uso del Tfr "maturando", attraverso il meccanismo del "silenzio-assenso". Viene anche introdotta la parità tra fondi pensione e polizze assicurative individuali.
            Dal 2008 poi è previsto l’innalzamento della soglia minima di pensionamento a 60 anni di età e 35 di contribuzione, che nel 2010 lieviterà ulteriormente a "61+35". Per le donne sarà ancora possibile uscire con gli attuali requisiti di anzianità (57 anni più 35 di contributi) ma con l’applicazione di penalizzazioni: l’importo dell’assegno sarà interamente calcolato con il metodo contributivo. Le finestre di uscita delle "anzianità" si ridurranno da quattro a due.
            Dall’entrata in vigore della riforma fino a tutto il 2007 scatteranno superincentivi in busta paga, completamente detassati in favore di chi, pur avendo maturato i requisiti di "anzianità", rinvierà l’uscita dal lavoro. Sindacati mobilitati contro la riforma.
            Savino Pezzotta ribadisce la posizione contraria della Cisl alla riforma delle pensioni. «La nostra posizione — dice Pezzotta — è chiara: siamo contrari a questa riforma, non la riteniamo una riforma e per noi è una cosa sbagliata che creerà disparità e contraddizioni all’interno del sistema previdenziale». Intanto si susseguono n tutta Italia le manifestazioni di protesta dei sindacati confederali conto la riforma.
            Oggi, in concomitanza con la ripresa della discussione sulla delega, la Cgil, Cisl e Uil di Roma organizzeranno un presidi davanti al Parlamento. Ancora critiche dall’opposizione.
            Il Centro-sinistra continua a criticare la delega previdenziale all’esame della Camera. Per Livia Turco (Ds) si tratta di «una controriforma per fare cassa e coprire il buco nella finanza pubblica accumulato da Tremonti e che oggi il nuovo ministro dell’Economia è costretto a riconoscere».