Riforma pensioni, Tremonti rilancia

24/07/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
174, pag. 6 del 24/7/2003
di Teresa Pittelli


Asse tra via XX Settembre e Confindustria. Ma i sindacati non vogliono sentir parlare di modifiche.

Riforma pensioni, Tremonti rilancia

D’Amato: scelta ineludibile da portare avanti in Finanziaria

Via XX Settembre e Confindustria rilanciano la necessità di una riforma strutturale delle pensioni. E la Corte dei conti avverte: peggiora il rapporto tra attivi e pensionati, occorrono interventi sulla previdenza (si veda servizio a pag. ). Ma è sempre scontro tra il governo e i sindacati, che ieri sono tornati a ribadire la loro contrarietà a qualsiasi modifica alla legge Dini del ’95, che ha disegnato il sistema attuale.

- Riforma delle pensioni, Tremonti rilancia. Ieri il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, interpellato nel corso dell’incontro con la delegazione del Fondo monetario internazionale, ha sottolineato che ´la legge delega sulla previdenza è fondamentale’, e che il collega del welfare, Roberto Maroni, che ha presentato la delega sulla previdenza, ´sta lavorando benissimo’. Il ministro dell’economia ha voluto rassicurare i funzionari del Fmi, che ieri ha invitato l’Italia a fare di più sul fronte della spesa pensionistica, garantendo sui risultati della delega previdenziale. ´Alla fine verrà fuori una delega importante, con norme fondamentali per il nostro mercato, come il lancio dei fondi di previdenza integrativa’, ha insistito Tremonti. Che però non ha potuto non aggiungere che ´una volta varata la delega, si vedrà se realizzare interventi aggiuntivi’. Le intenzioni del governo sono state esplicitate dal viceministro all’economia, Mario Baldassarri, che ascoltato in senato ha sollecitato ´una riforma seria delle pensioni, con la delega o meno’. Baldassarri ha sottolineato che la delega sarebbe la sede naturale ´per realizzare una riforma che ha bisogno del consenso sociale’, ma ha ribadito che l’importante è ´superare la riforma Dini, che non ha dato certezze ed è rimasta a metà del guado, e la cui andata a regime prevista è di una lunghezza spaventosa’. Il numero due di via XX Settembre ha anche chiarito che l’estensione a tutti del metodo contributivo di calcolo della pensione ´è una misura utile ma non sufficiente, in quanto occorre passare dal sistema a ripartizione alla capitalizzazione’.

E ha definito ´un’iniquità sociale’ le pensioni di anzianità. Le proposte dei rappresentanti del ministero dell’economia sono state raccolte e rilanciate da Antonio D’Amato, presidente di Confindustria, che al termine della giunta di ieri ha parlato di ´riforma indispensabile e ineludibile, che va portata avanti con la prossima manovra finanziaria’. L’urgenza della riforma deriva da tre fattori, ha spiegato il numero uno degli industriali. E cioè ´ristabilire l’equilibrio tra generazioni, rilanciare la competitività del paese e ridare autorevolezza all’immagine dell’Italia nella Ue’. In mancanza, Amato annuncia un ´crack competitivo del paese, che potrebbe coincidere con la ripresa dell’economia internazionale’.

Chiede ´una revisione del sistema’, inoltre, anche l’Abi, l’associazione bancaria italiana guidata da Maurizio Sella. Nell’audizione al senato Sella ha sottolineato ´l’esigenza di contenere in modo significativo la spesa previdenziale’. Le misure sull’innalzamento dell’età del pensionamento, però, secondo Sella ´non devono avere riflessi negativi sui datori di lavoro, in termini di maggiori oneri contributivi per le banche’.

- Ancora scontro con i sindacati. ´Il governo invece di accapigliarsi su un terreno impervio come la riforma delle pensioni dovrebbe prendere la strada indicata dalla riforma Dini del ’95, cioè fare una verifica a dieci anni dalla riforma’, ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, nel corso dell’audizione in senato sul Dpef. La Cgil ha sottolineato di essere contraria a ´qualsiasi riforma fatta per fare cassa’, ma anche ´alla delega nel suo testo attuale, che così com’è non va bene e deve essere cambiata’. Sulla stessa linea Cisl e Uil, che non vogliono sentire parlare di interventi di modifica all’assetto attuale delle regole di pensionamento, e che restano in attesa della risposta di Maroni sulla proposta unitaria di modifica alla delega. Da bocciare, inoltre, secondo i sindacati, l’idea lanciata dal Fondo monetario di arrivare a salari pubblici differenziati.

Le posizioni in campo

Confindustria. Per gli industriali la riforma è indispensabile e ineludibile e va portata avanti con la prossima Finanziaria.

Cgil. Il governo dovrebbe fare una verifica a dieci anni dall’entrata in vigore della riforma Dini.

Cisl e Uil. Niente riforme, è ancora attesa la risposta di Maroni sulla proposta unitaria di modifica della delega.