Riforma pensioni, stretta sugli autonomi

26/02/2004



        Giovedí 26 Febbraio 2004

        NORME E TRIBUTI
        Previdenza
        Riforma pensioni, stretta sugli autonomi

        Il Governo ha depositato tre emendamenti alla delega Maroni –
        Dal 2008 ritiro con 60 anni di età e 35 di contributi


        ROMA – Dal 2008 pensionamento con 60 anni di età e 35 di contribuzione per i lavoratori dipendenti e con "61+35" per gli "autonomi" iscritti all’Inps. Che saliranno, rispettivamente, a "61+35" e "62+35" nel 2010 e a "62+35" e "63+35" nel 2014. In quest’ultimo caso il Governo, attraverso una verifica nel 2013 sugli effetti finanziari della riforma previdenziale, potrà posticipare l’entrata in vigore dei nuovi requisiti. La soglia anagrafica di pensionamento di riferimento per le donne sarà a 60 anni mentre per i «co.co.co.» varranno gli stessi meccanismi dei "privati". Per 10mila lavoratori in mobilità (a cominciare da bancari e postali), invece, le nuove regole pensionistiche non si applicheranno ma resterà in vigore la "legge Dini". Sono questi i punti cardine dei tre emendamenti alla delega Maroni depositati ieri dal Governo alla commissione Lavoro del Senato. Confermata anche la soppressione della decontribuzione sui neo-assunti. E il ricorso al silenzio-assenso per l’uso del Tfr. Il lavoratore, in particolare, avrà a disposizione tre mesi di tempo per comunicare la sua decisione. Nel caso di mancata comunicazione, la liquidazione maturanda confluirà automaticamente nei fondi pensione negoziali. Ma le modifiche del Governo non si esauriscono qui. Nei prossimi giorni il Welfare presenterà altri due correttivi: nuove misure per incentivare fiscalmente il ricorso alla previdenza complementare e compensare le piccole e medie imprese per la perdita del Tfr; coinvolgimento delle parti sociali nella stesura del nuovo Testo unico sulla previdenza. Ma la partita parlamentare potrebbe avere un’ulteriore appendice: la Lega infatti punta a sub-emendare il correttivo sul superamento dello scalone del 2008 per consentire il pensionamento anche con 57 anni di età e 38 di contributi. Anche se Gianfranco Fini ha detto che l’emendamento del Governo «non si modifica». In ogni caso il Governo conta di ottenere rapidamente il via libera del Senato. A dirlo a chiare lettere è stato ieri sera a «Porta a Porta» lo stesso Fini: «Puntiamo all’approvazione della delega al Senato nei prossimi venti giorni, non alla vigilia delle elezioni europee». Il vicepremier ha voluto rispondere così a chi faceva riferimento a rallentamenti della riforma.
        Una riforma nuovamente criticata della Lega. «Il problema è che così pagheranno soltanto i lavoratori che pagano le tasse, e che sono in Padania», ha affermato Umberto Bossi. Che ha aggiunto: «Bisogna ridiscutere l’Italia prima delle pensioni». In altre parole, è prioritaria la devolution. Anche se pure per Bossi il sistema-previdenza «costa più di quello che incassa». Intanto il vicepresidente di Confindustria, Guidalberto Guidi, ribadisce: «Nessuno pensi che si possa fare la riforma senza la decontribuzione o senza la compensazione dei danni che verrebbero al sistema delle imprese dalla dazione del Tfr». Quanto all’emendamento, a illustrarlo oggi al Senato dovrebbe essere il ministro Roberto Maroni.
        Nel 2008 "60+35". Dal 2008 ci saranno tre possibili strade per accedere alla pensione: con i requisiti di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 per le donne); con 40 di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica; con 60 anni e 35 di contributi per i lavoratori dipendenti (invece degli attuali 57+35). "61+35" nel 2010 e "62+35" nel 2014. Per i lavoratori dipendenti uomini i requisiti saliranno a "61+35" nel 2010 e "62+35" nel 2014. In quest’ultimo caso il Governo potrà posticipare l’innalzamento delle soglie sulla base dei risultati di una verifica nel 2013, ovvero se risulterà già centrato l’obiettivo di risparmi pari allo 0,7% del Pil. Autonomi: da "61+35" a "63+35". Per gli "autonomi" Inps nel 2008 il pensionamento sarà possibile con 61 anni di età e 35 di contributi; nel 2010 con "62+35"; nel 2014 con "63+35" ma sempre con la possibile variabile della verifica sui risparmi. «Co.co.co.» come i privati.
        Per i parasubordinati varranno le stesse regole dei lavoratori dipendenti. Si dimezzano le "finestre".
        Le finestre di uscita delle "anzianità" si ridurranno dal 2008 da 4 a 2. Deroghe per 10mila in mobilità.
        È prevista una deroga per 10mila lavoratori che nel 2008 saranno in mobilità (in primis bancari e postali): per loro continueranno a valere le regole della "Dini". Tfr e fondi negoziali.
        Con il silenzio-assenso il Tfr confluirà direttamente nei fondi pensione negoziali: fondi chiusi oppure quelli aperti previsti da accordi con le parti sociali. Salta la decontribuzione. La decontribuzione viene soppressa.

        MARCO ROGARI