Riforma pensioni? Sì, ma soft

21/07/2003




DOMENICA 20 LUGLIO 2003






 ECONOMIA
SONDAGGIO
Ricerca Eurisko-Repubblica sulla previdenza
La maggioranza è convinta che il sistema non reggerà

Riforma pensioni?
Sì, ma soft

Due terzi degli italiani la vogliono però non si deve elevare l’età

di FABIO BORDIGNON


Necessaria, ma di difficile attuazione. Così appare, vista attraverso la lente della pubblica opinione, la riforma delle pensioni. La maggioranza dei cittadini ritiene opportuno rimettere mano al sistema previdenziale. In pochi, tuttavia, si dicono favorevoli alle principali proposte sul tavolo, inclusa quella ventilata dal governo, che spingerebbe la gente a scendere ancora una volta nelle piazze. E’ quanto emerge da un ampio sondaggio sulla popolazione italiana, realizzato da Eurisko per Repubblica.

Il rapido invecchiamento della popolazione, affermano gli studiosi, potrebbe portare, nel giro di pochi anni, al collasso dell’attuale sistema previdenziale. La maggioranza degli italiani sembra esserne consapevole (57%), tanto da temere per la capacità dello Stato di garantire a tutti una pensione. Gli attuali ventenni, secondo il 43% delle persone, non arriveranno a percepirla; oppure beneficeranno di un trattamento meno vantaggioso rispetto agli odierni parametri (35%). Un tentativo di revisione, per questo motivo, appare necessario, e il 67% degli intervistati si dice pronto a sostenerlo.

Tale generica disponibilità, tuttavia, tende a scomparire nel momento in cui si passa a considerare le principali ipotesi finora avanzate. La pensione, infatti, viene percepita innanzitutto come un diritto, che lo Stato, in un modo o nell’altro, deve comunque garantire a tutti (95%). Qualsiasi tentativo di riforma, peraltro, deve muoversi all’interno di precisi confini, prevedendo, ad esempio, condizioni privilegiate per le persone occupate in mansioni usuranti (84%).

Le principali aperture, d’altro canto, sembrano riguardare interventi importanti ma circoscritti, come nel caso dell’equiparazione, nel trattamento previdenziale, tra lavoratori del settore pubblico e privato (70%). Un certo consenso viene riscosso anche da misure volte a prolungare la permanenza sul mercato del lavoro, attraverso la predisposizione di incentivi per chi decide di posticipare il proprio ritiro (45%); oppure penalizzazioni per chi opta per la pensione anticipata (42%). Tali orientamenti, peraltro, si presentano in modo piuttosto trasversale all’interno della popolazione: quasi allineate sono, ad esempio, le risposte ottenute nelle diverse fasce d’età. Anche se va sottolineato come un giovane su due non ritenga giusto pagare i contributi per sostenere le pensioni degli anziani, visto che in futuro prevede, per sé e per i propri coetanei, un trattamento previdenziale meno vantaggioso, se non del tutto assente. Anche se ben lontano dal realizzarsi, sembra profilarsi, dunque, un conflitto tra generazioni, vissuto come una questione pressante da circa un terzo della popolazione (34%).

Ma l’opposizione dei cittadini diventa esplicita nel momento in cui si considerano interventi più sostanziali. Appena il 15% si schiera a favore dell’abolizione delle pensioni di anzianità e poco più di una persona su tre, tra quelle interpellate, vede di buon occhio un innalzamento dell’età pensionabile. Ma la maggior parte di questo terzo lo accetterebbe solo in modo graduale e accompagnato da un sistema di ammortizzatori sociali destinato a sostenere economicamente i lavoratori cassintegrati. Se il governo inserirà l’innalzamento dell’età pensionabile in una propria proposta di riforma, il 34% si dice pronto a manifestare in piazza, mentre il 57% non protesterebbe (il 9% non sa o non risponde). Si osserva, cioè, un tasso di mobilitazione potenziale poco distante da quello registrato, pochi mesi fa, in corrispondenza dell’intervento iracheno.

In un quadro segnato da molta incertezza, infine, molti cittadini ritengono opportuno salvaguardare il proprio futuro, attraverso la sottoscrizione di una pensione integrativa privata. Il 61% pensa si tratti di una scelta utile e lungimirante, mentre il 18% la vede, ormai, come una strada obbligata. Più di un intervistato su quatto, del resto, ha già provveduto a sottoscriverne una, oppure intende farlo a breve (27%).









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