Riforma pensioni, ora spunta l’anticipo per il bonus del 33%

14/04/2004




14 aprile 2004

Maroni: l’incentivo da 1.000 euro al primo figlio al prossimo Consiglio dei ministri

Riforma pensioni, ora spunta l’anticipo per il bonus del 33%
L’ipotesi di stralciare il premio a chi rinvia l’uscita dal lavoro

      ROMA – Il ministero dell’Economia sta valutando l’ipotesi di stralciare dal disegno di legge delega sulla riforma previdenziale il superbonus (o incentivo) del 32,7% destinato a chi rinvia la pensione pur avendone i requisiti. E introdurlo da subito con un apposito decreto legge. Per ora non c’è nulla di concreto, se non lo studio dei tecnici di via XX Settembre che sottoporranno al ministro Giulio Tremonti una griglia di possibili risparmi. Una soluzione che prenderebbe spunto dalla realistica situazione di stallo in cui si trova la riforma. Lo stesso ministro del Welfare Roberto Maroni l’altro giorno ha riconosciuto la possibilità che il tutto slitti a dopo le elezioni.
      Una eventualità questa che renderebbe più problematica la gestione dei conti pubblici sui quali le agenzie di rating internazionali hanno le antenne puntate. Anche se ieri Moody’s ha affermato di non avere allo studio una revisione al ribasso dell’ outlook del debito italiano (al contrario di Standard & Poor’s) perché confida in «un miglioramento delle performance del Paese».
      Sempre in zona proposte da segnalare quella della estensione anche al primo figlio del bonus fiscale di mille euro. Maroni ha annunciato che la avanzerà al prossimo consiglio dei ministri di venerdì. Mentre invece ha detto che non gli risulta alcun vertice ministeriale sul problema deleghe al vicepremier Gianfranco Fini. Il sottosegretario al Welfare Maria Grazia Sestini ha precisato che il provvedimento ha un costo di circa 250-300 milioni di euro e dovrebbe essere inserito nel Dpef.
      Nell’agenda dei tecnici dell’Economia da tempo è sotto analisi una revisione dei trasferimenti finanziari alle imprese (valutati in 30 miliardi di euro all’anno) per sostenere la riduzione delle tasse con il modello tremontiano delle due aliquote. Ma ieri la Confindustria, col vicepresidente per il Mezzogiorno Francesco Maria Averna, ha preso una dura posizione. «La legge 488, il credito di imposta e i contratti di programma non si toccano», ha detto, «in quanto pilastri fondamentali del sistema incentivi».
      Tornando al superbonus pensionistico, va ricordato che esistono diversi quanto autorevoli punti di vista. Per Giuseppe Vitaletti, uno dei più ascoltati consulenti di Tremonti, la sua introduzione consentirebbe alle Casse dello Stato un risparmio massimo di 5 miliardi di euro in cinque anni nell’ipotesi che tutti i 100 mila lavoratori interessati aderissero. Il presidente dell’Inps Gian Paolo Sassi nei giorni scorsi ha confermato che buona parte dei 100 mila lavoratori interessati sta rinviando la pensione in attesa del superbonus in busta paga.
      Al contrario, un recente studio di Bankitalia sulla previdenza, ha calcolato che solo il 13% «sarebbe disposto al rinvio con incentivo». Secondo la relazione tecnica alla riforma del governo i risparmi da superbonus sarebbero appena di 240 milioni di euro per tre anni.
Roberto Bagnoli


Economia