Riforma pensioni, nuovo altolà

20/06/2001
La Stampa web




 




Mercoledì 20 Giugno 2001
Riforma pensioni, nuovo altolà
I sindacati: la verifica prima di ogni risparmio

ROMA

I sindacati confederali lanciano un nuovo «altolà» al governo sulle pensioni. Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, dice un secco «no a risparmi sui conti previdenziali nel Dpef, prima di fare la verifica» sull’andamento della riforma delle pensioni. Tra l’altro, afferma Pezzotta, «i conti previdenziali non stanno andando male.
Analoga la posizione del numero uno della Cgil Sergio Cofferati: «Non so cosa intenda fare il governo in questo settore – afferma – se il governo accettasse l’idea, affacciata da Confindustria, di scrivere nel Dpef i risparmi della spesa previdenziale per l’anno 2002 al di là e al di fuori della verifica, sa già da adesso che incontrerà l’opposizione del sindacato». Anche perché, dice il sindacalista, «la riforma delle pensioni funziona e non ha bisogno di essere rimessa in discussione. Credo che il problema sia piuttosto quello di rafforzarla, a partire dalla creazione per tutti della previdenza complementare».
E di fondi pensione ha parlato ieri a Roma il presidente della Commissione di Vigilanza sul settore, Lucio Francario. La Covip ha presentato la sua relazione sul comparto, ricca di dati e analisi. Secondo Francario, due sono i problemi da affrontare per un pieno decollo della previdenza complementare: va ridotta l’aliquota fiscale dell’11%, «ancora troppo alta», e soprattutto va sbloccato l’utilizzo del Tfr per i fondi pensione. Risorse che eviteranno un futuro pensionistico preoccupante per i lavoratori di oggi, alle prese con una previdenza pubblica che sarà «leggera».
A fine 2000 gli iscritti ai fondi pensione di nuova istituzione sono oltre 1,1 milioni, con una crescita del 32% rispetto al ’99. Di questi, oltre 885.000 sono iscritti ai fondi contrattuali (»26%), mentre 223.000 ai fondi aperti. A fine marzo 2001 i fondi pensione negoziali autorizzati erano 43, di cui 23 autorizzati all’esercizio dell’attività e 20 nella fase di raccolta delle adesioni preliminari. I fondi aperti erano invece 98, di cui 84 autorizzati e 70 già operativi alla fine del 2000. Il settore ha registrato nel 2000 un flusso attivo di contribuzione pari a 5.230 miliardi, con una crescita percentuale del 119% per i fondi negoziali e del 136% per i fondi aperti.
Insomma, una realtà tutt’altro che gracile: anzi, in forte espansione. Francario giudica «molto utile» l’equiparazione annunciata dal governo tra fondi chiusi e aperti, perché consente di sviluppare una concorrenza tra fondi, anche se il sistema deve preservare elementi di salvaguardia delle caratteristiche di investimento di lungo periodo. Ma sull’equiparazione fra fondi chiusi e fondi aperti la Covip trova la netta opposizione del sindacato. È Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil, a replicare. «Anche noi – dice Musi – consideriamo decisivo l’utilizzo del Tfr a favore dei fondi pensione ma non condividiamo l’idea di un’equiparazione tra fondi chiusi e aperti. In una società della libertà, infatti, occorre parità di condizioni perché si sviluppi un comportamento virtuoso». Per Musi serve tempo per l’avvio dei fondi pensione contrattuali: «quando ciò avverrà – conclude – allora la competizione tra i fondi potrà essere corretta e la concorrenza vera. Solo questa parità di condizione eviterà che dietro un corretto principio di mercato si camuffi in realtà un privilegio a favore dei fondi aperti».

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