Riforma pensioni, il Senato la vuole graduale

28/11/2003


VENERDÌ 28 NOVEMBRE 2003

 
 
Pagina 40 – Economia
 
 

Pensioni, cambierà la riforma il Senato la vuole graduale
          Il presidente della Commissione Lavoro: in arrivo un emendamento per evitare lo "scalino" nel 2008

          Si pensa di aumentare progressivamente l´età dal 2008. I vescovi: ci vogliono scelte eque
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Alla fine a decidere, anche qui, sarà il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, ma è un fatto che nella maggioranza cresce il «partito» di coloro che premono perché la riforma delle pensioni sia graduale. Il presidente della commissione Lavoro del Senato, Tommaso Zanoletti, parla esplicitamente di un emendamento in vista per l´eliminazione del «gradino» che nel 2008 aumenterebbe i requisiti per le pensioni di anzianità da 35 a 40 anni. All´innalzamento secco dell´età contributiva subentrerebbe una soluzione che garantisca una maggiore gradualità. Nel frattempo, qualcosa si muove anche nel mondo cattolico: i vescovi italiani della Cei sottolineano che la riforma delle pensioni va realizzata «con modalità condivise e scelte eque».
          È ancora prematuro dire in quanto tempo lo «scatto» di cinque anni potrebbe essere «spalmato», ma è certo che lo stesso ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha incaricato il nuovo nucleo di valutazione della spesa previdenziale di calcolare l´impatto economico delle ipotesi di modifica della delega rispetto alle stime di risparmio, pari allo 0,7 per cento del Pil. Tra gli altri punti della delega che dovrebbero essere oggetto di emendamento ci sono il trasferimento del Tfr nei fondi pensione, che non sarebbe più obbligatorio ma volontario e il trattamento fiscale dei fondi chiusi.
          È escluso invece un emendamento che anticipi al 2005 l´entrata in vigore della riforma nella parte che riguarda i disincentivi, come chiede la Confindustria. Non solo Bossi e tutta la Lega Nord, ma lo stesso presidente Silvio Berlusconi nel suo messaggio agli italiani ha assicurato che «fino al 2008 non cambia nulla». Un intervento allo studio, ai fini di un risparmio che potrebbe compensare la gradualità dell´innalzamento dell´età contributiva, è invece il dimezzamento delle finestre di uscita (da quattro a due) a partire già dal 2004. Nello stesso tempo, Daniela Santanchè, deputato An, rilancia l´ipotesi di un innalzamento a 65 anni dell´età pensionabile per le donne su base volontaria: «Non vorrei che quello di andare in pensione a 60 anni fosse un obbligo per le donne. Molte considerano alcune leggi un privilegio, in realtà sono delle trappole». Santanchè si augura che «il testo sulle pensioni che arriverà dal Senato sia già modificato in questo senso».
          Ma torniamo alla «gradualità». Cgil, Cisl e Uil escludono che un tale emendamento potrebbe cambiare il loro giudizio sulla «controriforma» delle pensioni. «È lo schema che è inaccettabile – dice Beniamino Lapadula, Cgil – siamo fuori dalla logica della Dini. Un innalzamento di cinque anni, secco o graduale che sia, è un assurdo. Oggi le aspettative di vita sono superiori solo di due anni rispetto al ?90, anno cui fa riferimento la Dini». Anche Pierpaolo Baretta, Cisl, assicura che «la gradualità non cambierebbe nulla». Prosegue intanto la preparazione della manifestazione nazionale contro la riforma delle pensioni, che dovrebbe portare a Roma 2-3 milioni di persone il 6 dicembre: ieri i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera alla Rai per avere la diretta. Il 6 sarà anche, dicono in Cgil, il giorno dell´annuncio della controproposta sindacale di riforma del Welfare. «Ho sentito dire che in quell´occasione il sindacato farà una proposta», ha confermato Maroni.