Riforma pensioni, è duello Fazio-Maroni

21/06/2004





      sabato 19 giugno 2004

        Riforma pensioni, è duello Fazio-Maroni
        Il governatore: serve la collaborazione delle parti sociali. Il ministro: la delega esiste già, non tocchiamola
          ROMA – La riforma delle pensioni è necessaria. Deve prevedere «interventi organici, rispondenti a una visione unitaria nella quale abbiano un ruolo adeguato le esigenze di coesione, solidarietà, economicità». Parola di Antonio Fazio. Nelle ultime Considerazioni finali, lette lo scorso 31 maggio, il governatore della Banca d’Italia aveva sorvolato sulla riforma della previdenza, contrariamente a quanto fa ogni anno. E ieri, approfittando di una conferenza sul tema delle pensioni di Peter Diamond, ha provveduto a colmare questa lacuna, innescando un nuovo duello con il governo. Non tanto perché nella sua breve presentazione dell’intervento del professore del Mit di Boston sia stato possibile cogliere una velata critica al merito della legge delega sulla previdenza (già a Dubai il governatore non aveva risparmiato aspre osservazioni a una riforma che ancora non era stata così ammorbidita), quanto per il nuovo appello alla concertazione.

          Secondo Fazio la «revisione» del sistema previdenziale, che «deve mirare a conservare nel tempo i benefici essenziali, incidendo sui meccanismi strutturali, rimuovendo le distorsioni e le inefficienze, limitando i costi», va anche fatta «nell’ambito della collaborazione tra le parti sociali». La risposta del ministro del Welfare Roberto Maroni (il cui partito, la Lega Nord, ha fieramente avversato Fazio anche sulla tutela del risparmio) non si è fatta attendere: «Il confronto con i sindacati è già durato tre anni». Poi ha sentenziato: «Ci sono state pressioni per modificare la delega che provengono da molte lobby. Noi, però, come abbiamo già fatto al Senato, le respingeremo. La riforma ormai è fatta, niente più modifiche». Maroni ha confermato che «se serve» il governo «porrà la fiducia» anche alla Camera, come ha già annunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’obiettivo è l’approvazione del disegno di legge «senza modifiche, entro luglio»: mese nel quale è prevista una missione di tre giorni in Italia degli esperti del Fondo monetario internazionale. Anche perché, secondo il ministro del Welfare, soltanto rispettando questa tempistica sarebbe possibile far decorrere già dal 2005 i superincentivi a restare al lavoro (il 32,7% in più dello stipendio). E in questo caso il ricorso alla fiducia appare inevitabile. L’esame del disegno di legge riprende martedì alla commissione Lavoro della Camera, ma sarà subito sospeso per i ballottaggi del 27 giugno.

          Il nuovo appello alla concertazione ha fatto commentare al segretario confederale della Cisl Pier Paolo Baretta che «se anziché approvare velocemente e ricorrendo alla fiducia una riforma sbagliata il governo riaprisse il confronto si potrebbe ridisegnare un quadro coerente». Mentre Morena Piccinini, responsabile della previdenza della Cgil, giudicando positivo il riferimento al dialogo con le parti sociali, ha comunque respinto al mittente «l’idea di fondo della compressione della spesa sociale, a partire dalle pensioni, come volano per lo sviluppo».

      S. Riz.


      Economia