Riforma pensioni, appello a Maroni

20/01/2004

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
016, pag. 3 del 20/1/2004
di Teresa Pittelli

An ha riaperto la partita nel giorno in cui riprende al senato l’esame della delega previdenziale.
Riforma pensioni, appello a Maroni

Alemanno: non si può chiudere la partita senza i sindacati

Appello di Alemanno a Maroni. ´Il ministro del welfare convochi tutti i sindacati, non si può chiudere una partita così importante senza aver acquisito i pareri di tutto il mondo sindacale’, ha detto il ministro per le politiche agricole, Gianni Alemanno, che segue la riforma previdenziale per An. Un invito che riapre la partita, proprio nel giorno in cui riparte al senato l’esame della delega sulla previdenza, alla quale il governo sta per presentare un emendamento che in pratica dichiarerebbe chiusa la vertenza con i sindacati. Questi, intanto, non si arrendono e, Cgil in testa, puntano a preparare una piattaforma unitaria nel caso che il governo si decida ad aprire una vera trattativa.

- Riparte l’iter della delega in senato. Un primo test della tenuta della maggioranza si avrà già oggi a palazzo Madama, dove i senatori della commissione lavoro inizieranno l’esame dei 700 emendamenti, quasi tutti dell’opposizione, al testo di delega sulla riforma delle pensioni.

´La commissione è in attesa dell’emendamento del governo sulle modifiche da apportare alla delega in seguito al confronto avuto con Cgil, Cisl e Uil’, spiega il presidente della commissione lavoro, Tommaso Zanoletti.

L’emendamento dovrebbe essere presentato direttamente dal governo, oppure dal relatore di maggioranza Carmelo Morra.

L’emendamento dell’esecutivo dovrebbe intervenire, in particolare, sui fondi pensione, e sul conferimento del tfr che diventerà volontario, sulla base del silenzio-assenso, e non più automatico. Altri aggiustamenti potranno riguardare le aliquote contributive di alcune categorie. Quel che è certo è che Maroni non ha intenzione di toccare il cuore della proposta di riforma, e cioè l’innalzamento a 40 anni di contributi o a 65 di età dei requisiti minimi per andare in pensione.

- Sindacati, nuova proposta unitaria. Troppo poco, dunque, per soddisfare i sindacati, che sono in area mobilitazione. E se la Cisl sta valutando attentamente la proposta della Margherita sull’innalzamento di due anni dell’età di pensionamento (si veda pezzo a fianco), la Cgil rilancia con la volontà di una nuova proposta unitaria. ´Giovedì presenteremo a Cisl e Uil la nostra idea per poi arrivare a un progetto unitario sulle pensioni e sul welfare’, ha annunciato ieri Beniamino Lapadula, responsabile della Cgil per i problemi della previdenza.

- An e Udc in pressing per riaprire il dialogo. La Lega contraria. Nonostante il ministro del welfare, Roberto Maroni, abbia più volte ripetuto che la riforma va varata al più presto, An non ci sta. L’altolà di Alemanno non potrebbe essere più chiaro, e infatti non è tardata la controffensiva dei luogotenenti del Carroccio. ´Assistiamo ancora una volta alle inutili ingerenze del ministro Alemanno nei confronti del ministro Maroni sul problema delle pensioni’, ha attaccato Dario Galli, vicepresidente della Lega Nord alla camera e responsabile delle politiche del lavoro. ´Maroni ha tenuto un atteggiamento di apertura nei confronti del mondo sindacale. Oggi è il momento di chiudere le discussioni, e arrivare a una proposta definitiva’, ha precisato Galli, che ha anche accusato la Cgil di ´essersi posta fuori dalle trattative per motivi puramente politici’.

E non ha risparmiato l’attacco personale al ministro dell’agricoltura, invitandolo ´a occuparsi con maggiore attenzione del suo ministero, dove la sua prolungata assenza dalle situazioni più scottanti starebbe provocando notevole malumore nelle categorie’.

Ma lo scontro al calor bianco sulle riforme, all’interno della maggioranza, non riguarda solo An e Lega. In campo c’è anche l’Udc. ´È essenziale fare la riforma’, ha detto ieri Marco Follini, leader dei centristi, ´ma mi ostino a credere che la riforma non debba essere in contrasto con il dialogo sociale’. Una quadratura del cerchio ´difficile ma non impossibile’ per Follini.

E il malumore di An e Udc potrebbe spingersi, se il governo non darà segni di apertura al dialogo con i sindacati, anche a mettere in forse la maggioranza sulle riforme. Non solo quella delle pensioni, ma anche l’altro cavallo di battaglia della Lega, la proposta Bossi sulla devolution. (riproduzione riservata)