Riforma pensioni a rischio di flop

04/11/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
261, pag. 3 del 4/11/2003
di Teresa Pittelli

Si alza il tono dello scontro nella Cdl sugli effetti finanziari. Maroni: i sindacati facciano proposte.
Riforma pensioni a rischio di flop

La ragioneria dello stato avverte: incentivi poco appetibili

Scontro nella Cdl sugli effetti finanziari della riforma delle pensioni. Il super-bonus offerto dal governo a chi rimanda la pensione, infatti, rischia di rivelarsi un flop. Mentre è guerra tra il ministro delle politiche agricole, Gianni Alemanno (An), e il ministro del welfare, Roberto Maroni (Lega), sui risparmi che lo stato riuscirà a conseguire con la riforma, pari a circa 8,9 miliardi di euro, tre in meno rispetto a quanto aveva previsto il governo, e con un’incidenza sul pil dello 0,7%, e non dell’1% come preventivato. Ad Alemanno che ha chiesto di rivedere le misure previdenziali per ottemperare all’ammanco, Maroni ha risposto che ´la riforma è quella approvata da tutto il consiglio dei ministri, e non si può fare altro che approvarla in tempi rapidi in parlamento’. Maroni ha anche insistito ancora una volta perché ´i sindacati facciano proposte su eventuali modifiche’.

- Incentivi poco appetibili secondo la Ragioneria generale. Alcune fasce di lavoratori, come quelli in attività con requisiti già superiori a quelli minimi per andare in pensione, aderiranno solo nella misura del 20% perché potrebbero essere più interessati a maturare una pensione piena o la totale cumulabilità tra pensione e reddito da lavoro, più che una super-retribuzione. E il tasso di adesione sale a non più del 40-50%, per coloro che invece sarebbero propensi ad andare in pensione non appena raggiunti i requisiti minimi di anzianità, per ragioni personali come la ´penosità del lavoro’. Di conseguenza non esaltanti, almeno all’inizio, i risparmi di spesa derivanti dall’incentivo. Uguali a zero nel 2004, e via via crescenti fino a 78 milioni di euro nel 2007. Queste le indicazioni contenute nella relazione tecnica della Ragioneria generale dello stato sull’emendamento di riforma delle pensioni, appena trasmessa da via XX Settembre al senato. Il bonus retributivo del 32,7% in più in busta paga ´potrebbe non essere appetibile’, in particolare, per quei ´100 mila dipendenti privati che hanno già raggiunto requisiti superiori a quelli minimi per andare in pensione’. E sarebbero quindi rimasti in attività a prescindere dall’incentivo, ´perché maggiormente attratti sia dal conseguimento del diritto alla piena cumulabilità tra pensione e reddito da lavoro, consentita con la maturazione di 58 anni di età e 37 di contributi, sia dalla maturazione dei diritti pensionistici’. Tra questi lavoratori, secondo le stime della ragioneria, quelli che sceglierebbero l’incentivo, tra il 2004 e il 2007, rappresentano solo il 20%. Mentre tra quelli che in mancanza del bonus, una volta maturati i requisiti, sarebbero andati in pensione per motivi personali, sceglierà di rimandare il pensionamento non più del 40-50%. Anche sul fronte dei risparmi di spesa che il governo intende conseguire con questa misura c’è qualche incertezza. Nel 2004, secondo la Ragioneria, le minori entrate date dallo stop ai versamenti contributivi si compenseranno perfettamente con le minori uscite dovute alla mancata erogazione della pensione. Risultato: risparmi uguali a zero. Dal 2005, invece, il risparmio comincerà a crescere, portando nelle casse statali 76, 77 e 78 milioni di euro nel triennio 2005-2007. Ma l’avverarsi di queste stime è legato all’andamento delle scelte individuali dei singoli, che possono sempre riservare sorprese. ´Minori risparmi si registrerebbero nel caso di un’adesione dei soggetti incentivati al posticipo inferiore a quella ipotizzata’, osserva la relazione, ´così come nel caso di una maggiore adesione, rispetto a quella ipotizzata, dei soggetti che a normativa vigente già manifestano la propensione al posticipo’. L’adesione dei lavoratori che sarebbero comunque rimasti in attività, infatti, mentre porta nelle loro tasche 8.200 euro in più all’anno, è ´un aggravio per le finanze pubbliche’.