Riforma Ordini: la Camera rinvia e al Senato torna la voglia d’Albo

26/01/2001

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Venerdì 26 Gennaio 2001
norme e tributi
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Nuovo stop al Ddl Fassino, mentre Palazzo Madama dà il via agli informatori scientifici.
Riforma Ordini, la Camera rinvia ma al Senato torna la voglia d’Albo

ROMA Per mancanza di tempo la discussione sulla riforma delle professioni, il cui esordio era programmato per ieri in commissione Giustizia alla Camera, è stata rinviata alla settimana prossima, probabilmente a mercoledì.

Mentre il calendario dei lavori parlamentari si sta rapidamente esaurendo, il riordino complessivo delle professioni intellettuali, regolamentate e non, diventa giorno dopo giorno più lontano. Anche l’obiettivo di minima — come l’approvazione della riforma in almeno un ramo delle Camere — si sta rivelando, visti i tempi stretti, inverosimile, mentre la speranza di varare il riconoscimento delle associazioni rappresentative delle professioni non riconosciute si scontra anche con difficoltà di natura politica: gli Ordini, infatti, sono contrari a questa ipotesi, che pure potrebbe costituire il volano per tutte le categorie oggi in difetto di «visibilità giuridica».

Intanto, l’Aula del Senato ha approvato, in prima lettura, due provvedimenti di settore: l’istituzione dell’Albo e del Collegio degli informatori scientifici del farmaco e la definizione delle competenze di geometri e periti edili. «Il Ddl sull’attività di informazione farmaceutica si pone l’obiettivo — spiega Roberto Napoli (Udeur), uno dei promotori della riforma — di dare regole certe all’attività. Con il disegno di legge si supera un lungo periodo di incertezze, nel quale l’informazione scientifica si è mischiata alla promozione commerciale, e viene data dignità professionale agli 11mila operatori».

Per quanto riguarda geometri e periti edili, il disegno di legge 884 ha superato le secche in cui è rimasto per anni a causa del veto incrociato di ingegneri e architetti e per la contrarietà dell’ex sottosegretario ai Lavori pubblici, Gianni Mattioli (Governo D’Alema). Secondo il primo firmatario, Carlo Carpinelli (Ds), il disegno di legge «accoglie la gran parte delle esigenze espresse dai geometri e dai periti edili senza interferire sulle tradizionali competenze degli ingegneri e degli architetti, particolarmente in materia urbanistica». Insomma, superando il concetto labile di «modesta costruzione», attorno a cui sono finora costruite le competenze di geometri e periti edili, si pongono le premesse per superare il lungo contenzioso sui limiti dell’oggetto professionale.

Geometri e periti edili possono fare «il progetto architettonico e strutturale, i calcoli statici (esclusi quelli relativi ai telai in cemente armato), la direzione, la contabilità, la liquidazione e il collaudo statico e amministrativo degli edifici di nuova costruzione, l’ampliamento, la sopraelevazione, la ristrutturazione e il recupero edilizio nonché il posizionamento interno ed esterno, con esclusione del dimensionamento, degli impianti tecnologici di dotazione ed erogazione». In zona non sismica vige il limite di costruzioni «non più di tre piani fuori terra, oltre un piano seminterrato o interrato»; in zona sismica quello di edifici «non più di due piani fuori terra, oltre un piano seminterrato o interrato». Tuttavia, «in edifici e complessi di edifici staticamente collegati, in particolare nei centri storici, è esclusa la competenza per i progetti che modifichino il regime statico di una o più unità immobiliari senza che vi sia un progetto di prevenzione sismica elaborato da tecnici abilitati, riguardante l’intero complesso».

—firma—M.C.D.