Riforma Ordini, decreto «sgradito»

03/03/2005

    giovedì 3 marzo 2005

    sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 26

    Reazioni dure da sindacati e associazioni
    Riforma Ordini, decreto « sgradito »

    LAURA CAVESTRI

    ROMA • Forte dissenso per la scelta del decreto legge come strumento per una prima e parziale riforma dell’impianto professionale. Ma anche molti interrogativi, come il monopolio degli Ordini sull’aggiornamento periodico, la stipula delle polizze assicurative e, soprattutto, il destino delle società di capitali. Nella proposta si parla, infatti, di società tra professionisti aperte anche a non iscritti in Albi che possono essere organizzate come Sas, Sapa, Spa ed Srl. Tuttavia, questa apertura è soggetta a condizioni.

    Alla vigilia del Consiglio dei ministri che dovrebbe varare, con un decreto legge, il provvedimento sulla competitività, Ordini, sindacati e associazioni non nascondono evidenti contrarietà, sia di metodo sia di merito.
    A cominciare dal Cooordinamento unitario delle libere professioni ( Cup) che ha concluso ieri sera la stesura dei suoi emendamenti. « La riforma delle professioni è incompatibile con la forma del decreto legge — ha spiegato Raffaele Sirica, presidente del Cup — perciò abbiamo valutato solo le questioni che hanno un’attinenza diretta con le esigenze di competitività. E chiederemo al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, l’istituzione di un tavolo tecnico a Palazzo Chigi che approdi a una riforma organica e definitiva della galassia professionale. Progetto che dovrà assorbire temi quali l’organizzazione territoriale delle professioni e il riconoscimento delle associazioni non regolamentate, per le quali occorrono ulteriori garanzie » .

    Oltre il metodo, le rappresentanze delle associazioni non regolamentate — Consap e Fita Confindustria — contestano, invece, anche un testo « che ruota tutt’attorno agli Albi, anche riconfermando le tariffe » , attribuendo agli Ordini attività che esulano dal loro ruolo. « Gli Ordini sono una sorta di " magistratura"— ha sottolineato Giuseppe Lupoi, presidente del Colap— e non enti economici cui il decreto vorrebbe attribuire, in via esclusiva, la formazione continua, ovvero un business milionario e la stipula delle convenzioni di polizze assicurative che poi diverranno obbligatorie per gli iscritti. Due fatti gravi » .

    Ma il cuore del problema è soprattutto il futuro delle società di capitale " puro", come quelle di ingegneria, regolate dalla legge " Merloni" ( n. 109/ 94). « C’è un passo indietro rispetto a oggi— ha detto Ennio Lucarelli ( Fita Confidustria) perché contemplando l’esercizio professionale in forma societaria, non si riconosce pari titolarità alle società di capitali, quali sono già oggimolti studi tecnico ingegneristici, per una più ampia e ambigua articolazione delle " società tra professionisti" » . Per Lupoi « si mette a rischio l’esistenza stessa delle organizzazioni professionali a capitale disciplinate dalla legge 109/ 94 » . Per Lucarelli, « si tratta, invece, di un passo indietro degli Ordini che temono l’ingerenza del capitale. Nessun timore per l’attuale assetto degli studi ingegneristici, ma troppi conmdizionamenti priverebbero di una grande opportunità le molte decine di profili emergenti o non regolamentati che trarrebbero un forte beneficio economico da un’organizzazione funzionale alle esigenze del mercato » . Rassicura Sirica ( Cup): « È solo un ostacolo di natura giuridica. Menzionare nel testo le " società di capitali" identificherebbe, giuridicamente, quella del professionista come " attività d’impresa", senza tenere conto delle nostre specificità. Delegando, invece, al tavolo tecnico una formulazione che renda compatibile l’entrata del capitale con le garanzie specifiche da riconoscere ai professionisti, entreranno a pieno titolo nell’ordinamento » .

    Soddisfatta del testo presentato da Castelli è, invece, Assoprofessioni. Per il presidente Giorgio Berloffa « si tratta di un’apertura al riconoscimento delle nuove professioni » .

    Anche tra i sindacati gli umori divergono. Gaetano Stella ( Consilp) appoggia lo sdoppiamento delle misure tra Dl e un provvedimento successivo ma chiede di « chiarire la tutela dei tirocini e l’estensione, anche ai sindacati, della possibilità di polizza assicurativa » .

    Durissimo, invece, il commento di Carlo Daniele ( Confedertecnica), secondo cui « il decreto legge è un " topolino" di 8 pagine che non riforma nulla. Non modifica gli Ordini ma li dota di un potere finanziario enorme nella scelta monopolistica delle polizze obbligatorie che non va nella direzione della concorrenza » . Un potere che, stigmatizza Daniele, si è manifestato anche con la presenza del Cup alla riunione di lunedì scorso, a Palazzo Chigi, tra Castelli e gli " interlocutori sociali", di cui il Cup non fa parte, mentre erano assenti tutte le rappresentanze delle associazioni. « Una riforma per la competitività — ha concluso — è possibile solo rovesciando l’approccio e definendo quali sono gli atti che richiedono realmente l’iscrizione a un Ordine. Ma soprattutto tenendo conto dei ruoli dei nuovi profili triennali in via di definizione al Miur. Tutto questo, nel testo, non è neppure accennato » .

    I cardini
    Le richieste degli Ordini e i punti principali della proposta Castelli Y Le richieste del Cup. Il Dl deve contenere solo le questione strettamente legate all’accelerazione della competitività. Gli Ordini sono sostanzialmente d’accordo sui temi di tariffe, pubblicità, tirocini, polizze assicurative e formazione. Gli Ordini chiedono l’istituzione di un tavolo tecnico a Palazzo Chigi per sintetizzare un complessivo quadro di riforma delle professioni che, partendo dai testi « Castelli » e « Cavallaro Federici » , assorba l’organizzazione territoriale delle professioni, i requisiti per le associazioni non regolamentate e per le società di capitali Y Società di capitali. Il testo prevede che le società tra professionisti con soci non liberi professionisti possono essere costituite nelle forme di Sas, Sapa, Srl e Spa a determinate condizioni