Riforma lavoro, il Welfare accelera

15/09/2003



      Sabato 13 Settembre 2003

      NORME E TRIBUTI


      Riforma lavoro, il Welfare accelera

      Legge Biagi – Il sottosegretario Sacconi garantisce la rapida applicazione del decreto legislativo che dà attuazione al riassetto

      CHIARA CONTI

      GIANLUCA DI DONFRANCESCO


      ROMA – Il ministero del Lavoro ha già il piede sull’acceleratore, per essere pronto a scattare con l’applicazione del decreto attuativo della legge Biagi (licenziato il 30 luglio), non appena si accenderà il semaforo verde della «Gazzetta Ufficiale».
      Anzi, i tecnici del dicastero sono all’opera «già da agosto sui decreti ministeriali e interministeriali cui il decreto legislativo fa riferimento». Ad assicurare un’attuazione lampo è il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi. Ma non mancherà la possibilità di correggere il tiro delle norme varate. Il ministero, annuncia Sacconi, sta «considerando anche l’ipotesi di preparare circolari interpretative sulle novità più significative». Mentre il tavolo con le parti sociali, previsto per gestire l’attuazione del decreto, sarà convocato al più presto, anche prima dei cinque giorni successivi all’entrata in vigore del provvedimento, fissati dallo stesso dispositivo.
      «Perché, il principale filtro – spiega Sacconi – per il passaggio dal vecchio al nuovo regime è appunto l’accordo interconfederale, affinché le parti individuino il modo di governare la transizione». Intanto, giovedì, sul decreto legislativo è arrivata la firma del Presidente della Repubblica e per la pubblicazione in «Gazzetta» è ormai questione di giorni (forse una decina). Sacconi si dice ottimista sull’entrata a regime delle nuove norme che danno attuazione ai primi cinque articoli della legge Biagi. Solo in due casi la transizione potrà richiedere più tempo. Si tratta del contratto di inserimento e del lavoro a chiamata, «perché in questi casi il rinvio alla contrattazione collettiva è costitutivo. Certo – afferma il sottosegretario – c’è una clausola di salvaguardia che prevede dopo nove mesi l’intervento, in via provvisoria, del ministero. Ma intanto sarebbero passati nove mesi.
      Mi auguro che ciò non accada, spero che le parti sociali siano veloci nella definizione delle regole per l’inserimento». La rapida attuazione delle tre tipologie di apprendistato e dell’inserimento è tanto più necessaria in quanto, con l’entrata in vigore del decreto legislativo, i contratti di formazione-lavoro, nel settore privato, non esisteranno più. «Comunque, anche sulla formazione lavoro – afferma Sacconi – si dovrà duscutere al tavolo con le parti sociali. In qualche modo, si era coscienti del vuoto che si produrrà con la scomparsa del Cfl».
      È stata, insomma, una scelta del legislatore che ha individuato, continua Sacconi, nel nuovo apprendistato la forma tipica per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Ma sul modo in cui il passaggio debba avvenire, il sottosegretario sottolinea la possibilità di raggiungere accordi fra le parti. «Non dimentichiamoci – aggiunge – che per due anni potremo emanare decreti correttivi e che c’è la possibilità di intervenire con circolari». Intanto, qualche puntino sulle "i" Sacconi è già pronto a metterlo. A cominciare dalle collaborazioni coordinate e continuative. «Circolano interpretazioni restrittive secondo le quali questo istituto presuppone un rapporto a tempo determinato. Ma il nuovo contratto a progetto può benissimo non avere una scadenza certa. Il tempo determinato non è un requisito connaturato al rapporto di lavoro». Quanto alle incertezze su cosa si intenda per «progetto», Sacconi sottolinea che «non si tratta dell’esecuzione di un’opera». E per i nuovi collaboratori, che devono essere indipendenti e autonomi, potrebbe arrivare anche la totalizzazione: «Affronteremo presto il problema, per permettere a questi soggetti di non disperdere i contributi versati». Anche sull’apprendistato, il sottosegretario vuole sgombrare il campo da «letture che tendono a esasperare il significato delle norme». Il decreto legislativo dispone che i sistemi di incentivazione economica restano quelli attuali, «in attesa della riforma del sistema degli incentivi all’occupazione». Ma, garantisce Sacconi, «questo significa che il grado di sostegno può essere solo aumentato, mai ridotto». Ma il successo del riordino dipenderà anche dal comportamento delle parti sociali e dei sindacati in particolare. «Vedo l’atteggiamento positivo – afferma Sacconi – delle associazioni dei datori di lavoro, di Cisl e Uil e ho fiducia che nei territori si determineranno intese, perché nei territori, nei distretti, tutte le associazioni sono pragmatiche e attente alle esigenze reali. A livello nazionale, invece, alcune forme di lavoro sono trattate in modo ideologico, come accade per il lavoro a chiamata».