Riforma, gli Ordini fanno quadrato

11/05/2004


        sezione: LIBERE PROFESSIONI
        data: 2004-05-11 – pag: 31
        autore: LAURA CAVESTRI
        ALBI & MERCATO Categorie e Casse previdenziali hanno presentato il «Manifesto delle professioni per l’Europa»
        Riforma, gli Ordini fanno quadrato
        Sì al riordino per rilanciare il ruolo di Consigli – Ma le forze di maggioranza restano divise sulle possibili soluzioni
        NAPOLI • Un’elaborazione di ampi principi che richiede al più presto una traduzione pratica. Una piattaforma per affermare, più di tutto, l’esistente, cioè il ruolo insostituibile degli Ordini e delle attività in esclusiva nell’alveo della deontologia. Ma anche la piena indipendenza delle Casse previdenziali privati e l’avvio dei fondi complementari. Infine, il rifiuto dell’equiparazione, cara a Bruxelles, del professionista come «impresa», che deve inserirsi, senza sconti, nelle regole del libero mercato e della piena concorrenza. È quanto esprime, in sintesi, il «Manifesto delle professioni per l’Europa», presentato domenica, a Napoli, dal Cup (il Coordinamento unitario delle professioni) e dall’Adepp (l’associazione che riunisce gli enti previdenziali privati) a un parterre di ministri, sottosegretari e parlamentari, di maggioranza e opposizione, in gara per le elezioni europee del 13 giugno. «Un successo», così hanno definito la manifestazione Raffaele Sirica e Maurizio de Tilla (presidenti, rispettivamente di Cup e Adepp). Un successo da capitalizzare «in una riforma da varare entro la legislatura». Governo e opposizione si dicono favorevoli, ma all’interno della stessa maggioranza è un ventaglio di posizioni che non coincidono.
        Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, aveva affermato al forum del Colap, la necessità di ripartire dai testi che giacciono in commissione Giustizia del Senato: una posizione sostanzialmente confermata nella lettera di saluto inviata a Napoli. Al ministro il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, ha replicato con una forte dose di ironia. «Come in un libro giallo — ha sottolineato Vietti — abbiamo dovuto aspettare mercoledì scorso per scoprire l’assassino della riforma delle professioni». Il riferimento è allo stesso ministro Castelli. «La riforma — ha concluso Vietti — deve essere priorità dell’Esecutivo all’interno del pacchetto giustizia». Anche il sottosegretario all’Istruzione, Maria Grazia Siliquini, ha confermato il suo «impegno a sostegno della legge quadro di riforma in discussione al Senato». Ovvero, il disegno di legge bipartisan sottoscritto dai senatori Mario Cavallaro (Margherita) e Pasquale Lorenzo Federici (Fi). «L’iter ora è agevolato — ha concluso Siliquini — dall’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto La Loggia che ha riaffermato la competenza dello Stato sulle professioni».
        Per il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, il decreto è solo il primo passo: l’obiettivo resta, infatti, «rivedere l’articolo 117 della Costituzione, eliminando la legislazione concorrente» Il decreto La Loggia, in ogni caso, fa da apripista — secondo la maggioranza — alla riforma delle professioni, con la possibilità di "ripescare" anche la proposta Vietti. Il testo, coordinato dal sottosegretario alla Giustizia, potrebbe — ha lasciato intendere Castelli in una conferenza stampa, venerdì scorso — essere presentato al Consiglio dei ministri, dopo un anno di attesa.
        «Il testo Vietti — ha detto Pierluigi Mantini (Margherita) — è carente sotto molti punti. Tuttavia, sulla proposta potremmo dialogare se solo il Governo avesse una posizione univoca. Invece, la riforma stenta perché nell’Esecutivo manca un interlocutore». Anche diversi professionisti iscritti in Albi esprimono perlessità di merito e di metodo.
        Per Dina Porazzini, presidente del Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, «la riforma non si può fare senza un ragionamento serio tra Ordini e associazioni. Dopo tante esercitazioni di stile, bisogna affrontare una fase di contenuti».
        Per Marco De Allegri, presidente del Cap (il coordinamento che unisce il Movimento nazionale liberi farmacisti, assieme ad architetti e biologi), «Ordini e legislatore difendono rendite di posizione, sottraendosi alla concorrenza, lasciando barriere all’accesso e impedendo società multidisciplinari e pubblicità». Il parlamentare Ue, Stefano Zappalà (Fi), invita a «pensare a una riforma non solo per gli 1,7 milioni di professionisti italiani ma per i 15 milioni che operano nell’Europa allargata». Infine, sulla contrapposizione, tanto temuta, tra Ordini continentali e associazionismo anglosassone, interviene il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione: «Non bisogna buttare via l’esperienza degli Ordini; invece è possibile raggiungere un buon punto intesa».