Riforma Enit, telenovela infinita

02/03/2005

    mercoledì 2 marzo 2005
    pagina 13 Turismo

    Riforma Enit, telenovela infinita
    Si confrontano all’interno dell’esecutivo due distinte posizioni. Imprenditori e regioni d’accordo. Ancora incerto il futuro dell’ente tra voci, bozze e smentite  

    È un gioco strano e poco chiaro, quello cui si sta assistendo. Un gioco delle parti, che sta mettendo a dura prova la pazienza di regioni e associazioni di categoria. Il gioco è quello che si sta compiendo alle spalle dell’Enit. Uno stillicidio che dura da mesi, sul suo futuro, la sua ragione sociale, la sua chiusura, il suo rilancio. Si ha una sensazione: che, all’interno del governo, si stiano confrontando, diciamo così, due scuole di pensiero, una estremamente liberista e una più riformista nella continuità. Non si spiegano altrimenti questi quotidiani colpi di scena, queste bozze di riforma, subito superate da bozze antitetiche. Anche l’ultimo documento che ItaliaOggi ha potuto visionare, registra una situazione a dir poco sconcertante. L’articolo 50 del testo sul ´Rafforzamento della base produttiva’ ha due versioni: una con l’Enit agenzia pubblica; l’altra con l’Enit spa. La partita non pare essere ancora chiusa, anche se tutti i soggetti ribadiscono che l’ipotesi dell’agenzia è ormai consolidata nella mente del governo.

    In ogni caso, nell’attuale cancan di bozze di riforma, anticipazioni stampa e categoriche smentite, l’attuale presidente dell’Enit, Amedeo Ottaviani, ribadisce che l’ente ´può anche costituire società o parteciparvi per realizzare precisi progetti promozionali. Ma è indispensabile che il marchio Enit sia visto, soprattutto all’estero, come un soggetto istituzionale, imparziale che promuove il brand nazionale e marchi regionali, che non fa concorrenza commerciale alle migliaia di tour operator che investono sui prodotti turistici italiani’.

    La riforma dell’Enit è stata affrontata dal tavolo tecnico governo-regioni, riunitosi lunedì sera a Roma, che ha convenuto sull’ipotesi di un organismo pubblico, ricalcando la proposta a suo tempo formulata dalle regioni, con la presenza delle associazioni imprenditoriali. All’Enit dovrebbe essere assegnata una dotazione finanziaria leggermente superiore al doppio dell’attuale contributo: quindi, circa 50 milioni di euro. I tecnici hanno inoltre proposto di ripristinare il contributo di 75 milioni di euro (dimezzato l’anno scorso) relativo alla legge 135, per finanziare i sistemi turistici locali e altri progetti. Queste misure potrebbero essere sottoposte già domani all’attenzione del consiglio dei ministri.

    Sul ruolo che il governo intende dare all’intervento di Sviluppo Italia c’è da registrare il secco comunicato stampa che quest’ultima ha diramato ieri, all’indomani della pubblicazione di anticipazioni giornalistiche, precisando che ´non è attualmente allo studio l’ipotesi di una sostituzione dell’Enit con una società creata da Sviluppo Italia’.

    A questo proposito, da Bruxelles, si è fatta sentire la voce di Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo/Confindustria. ´Non abbiamo conoscenza di quanto riportato dalla stampa sull’ultimo progetto di riforma dell’Enit, inserito nel provvedimento sulla competitività’, ha detto Jannotti Pecci. ´Se fosse vero, allora significherebbe che il governo si è orientato in maniera completamente opposta a quanto prospettato a suo tempo a palazzo Chigi. In quell’incontro, infatti, si è parlato di un coinvolgimento pieno delle regioni e delle categorie imprenditoriali, lasciando a Sviluppo Italia un mero compito di advisor del governo. Altre soluzioni’, ha continuato, ´ci sembrebbero incongrue e fuori da ogni logica’.

    Anche Bernabò Bocca, presidente di Confturismo (si veda ItaliaOggi di ieri) ha confermato la posizione assunta da Confcommercio. ´Nel provvedimento allo studio sulla competitività’, ha detto Bocca, ´il turismo viene citato due volte: una per il portale Scegli Italiaâ con Sviluppo Italia e un budget di 4,5 milioni di euro, sul quale non faccio commenti, e l’altro sulla possibile trasformazione dell’Enit in agenzia. Su questo punto ribadiamo in maniera molto incisiva che c’è assoluto bisogno di un finanziamento straordinario in tempi strettissimi. Ma la convocazione del tavolo tecnico e altri momenti di dibattito che seguiranno lasciano pensare, purtroppo, a tempi lunghi’.

    Sul fronte delle regioni, un no secco all’ingresso di Sviluppo Italia nell’Enit viene da Massimo Zanello, assessore al turismo della Lombardia. Quanto alla forma giuridica, Zanello promuove quella di agenzia pubblica, con la predominanza delle regioni nel cda. Pollice verso a Sviluppo Italia anche da Guido Pasi (Emilia Romagna), mentre l’assessore del Lazio, Luigi Ciaramelletti, si dichiara non ostile alla società per azioni, con la maggioranza del capitale in mano pubblica e l’ingresso delle associazioni di categoria e di Sviluppo Italia. (riproduzione riservata)