Riforma, è corsa a ostacoli

18/11/2002




          16 novembre 2002

          ITALIA-LAVORO


          Riforma, è corsa a ostacoli

          Mercato del lavoro – Quasi 400 emendamenti già presentati in commissione al Senato
          Serena Uccello


          MILANO – Avanti, ma con il fiato sospeso. Procede il cammino – a ostacoli – del Ddl di riforma del mercato del lavoro. In commissione al Senato, infatti, dove il testo è arrivato in terza lettura sono stati già presentati quasi 400 emendamenti, un numero giudicato "insolitamente" alto per un terzo passaggio. I lavori in commissione si concluderanno martedì prossimo quando, alle 18, si chiuderà anche il termine per la presentazione di ulteriori emendamenti. E a quel punto sarà deciso l’iter successivo del provvedimento, se cioè l’esame del Ddl continuerà in commissione o se invece andrà direttamente in Aula. La maggioranza cercherà di accelerare i tempi, in modo da centrare l’obiettivo dell’approvazione definitiva entro la fine dell’anno. A confermare l’ipotesi di un percorso "veloce" il fatto che l’arrivo in Aula, va a coincidere con la sessione di bilancio: questo vuol dire che i tempi per il via libera saranno contingentati. Sul fronte, però, dei possibili ostacoli, il numero degli emendamenti e l’introduzione alla Camera di articoli nuovi rispetto alla versione varata, in prima lettura, da Palazzo Madama. Oltre poi agli articoli inediti, il confronto tra i due testi evidenzia come il passaggio tra i due rami abbia segnato anche l’innesto di variazioni in quasi tutti gli articoli. Tutte circostanza, queste, che rischiano di trasformare il percorso del disegno di legge in una vera e propria maratona al cardiopalma. Per quanto, comunque, la maggioranza può sempre, serrando i ranghi, ricorrere alla blindatura del testo. Oltre alla nuova norma sul socio lavoratore (si veda Il Sole-24 ore del 12 novembre) che sancisce per i lavoratori delle cooperative la priorità del vincolo mutualistico, sono numerose le novità che dovranno andare al vaglio di Palazzo Madama. A partire dall’inserimento di norme sulla cosiddetta cessione del ramo d’azienda all’introduzione di vincoli stringenti per le collaborazione coordinate e continuative. Nel primo caso si fissa l’adeguamento della disciplina, attualmente in vigore, alla normativa comunitaria per quanto riguarda «il mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese». Mentre nel caso dei Co.co.co. nel disegno di legge viene data piena attuazione, in modo quasi testuale, ai contenuti fissati nel Patto per l’Italia e fortemente voluti dalle parti sociali per centrare un obiettivo: combattere l’abuso dell’occasionalità e combinare il parametro della durata e del valore del contratto. Il contratto di collaborazione viene pertanto ricondotto a un progetto, e per distinguerlo da un rapporto di subordinazione ne viene fissata la durata – 30 giorni – e il limite economico in 5mila di euro. Viene, quindi, sancito che la stipula dei contratti deve avvenire attraverso un atto scritto «da cui risultino la durata, determinata o determinabile, della collaborazione, la riconducibilità di questa a uno o più progetti o programmi di lavoro o fasi di esso, resi con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione, nonché l’indicazione di un corrispettivo, che deve essere proporzionato alla qualità e quantità del lavoro». Un’altra novità è poi l’articolo 8, introdotto a Montecitorio, che delega il Governo a procedere «alla razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia di previdenza sociale e di lavoro».