Riforma delle professioni: Presentato agli Ordini il Ddl

09/11/2000

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Giovedì 9 Novembre 2000
norme e tributi
Riforma delle professioni
: Presentato agli Ordini il Ddl che domani andrà al vaglio del Governo.
Fassino non convince gli Albi.
Posizioni ancora lontane sulle competenze delle Associazioni e sulle Spa aperte a soci di capitale

ROMASi sono lasciati con una stretta di mano il ministro della Giustizia, Piero Fassino, e la delegazione del Cup (il Comitato unitario degli Ordini), guidata dal presidente Gianni Boeri, ma sulla bozza della riforma delle professioni non c’è il consenso degli Ordini. Certo, non c’è ancora una bocciatura esplicita, che suonerebbe come uno schiaffo al ministro, cui invece tutti riconoscono lealtà e disponibilità al confronto. Eppure società e associazioni rimangono i punti di divergenza. «Abbiamo spiegato con precisione le nostre posizioni soprattutto su associazioni e società. Ora la palla passa al ministro Fassino. Aspettiamo di conoscere il testo che domani sarà approvato dal Consiglio dei ministri», ha dichiarato alla fine dell’incontro alla Giustizia il presidente Boeri.

Tuttavia, la preoccupazione e i semi di eventuali future battaglie emergono tutti nel comunicato diffuso dal Cup. L’attenzione del ministro è stata ancora una volta richiamata alla «necessità di escludere espressamente il capitale esterno dalle società professionali e di pervenire a un’organica regolamentazione di ogni altra forma societaria prevista dalle leggi di settore attualmente vigenti». Il che vuol dire, come ha spiegato il presidente del Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, Dina Porazzini — che «si pone il problema di armonizzare con i princìpi della riforma il resto della disciplina».

Insomma, per gli Ordini non deve rimanere alcuna "zona franca", tantomeno per le società di ingegneria, regolate dalla Merloni ter e abilitate a svolgere attività professionali.

L’altro punto critico è la previsione, accanto alle società di soli professionisti, di società costituite in base all’articolo 2249 del Codice civile, quindi anche con capitali esterni, che potranno svolgere prestazioni professionali (o servizi professionali). Le «prestazioni di servizi», per gli Ordini non coincidono con l’attività professionale, ma la "trincea" sarebbe di carta, soprattutto se esse venissero qualificate come «professionali, ai sensi della normativa comunitaria». Così, nei fatti, le società di soli professionisti avrebbero pieno dominio solo per le attività in esclusiva.

E ancora il Cup ha segnalato a Fassino «l’assoluta necessità di evitare qualsiasi confusione di ruoli e ambito di competenze tra Ordini e associazioni». Queste ultime possono cercare adepti anche tra chi esercita professioni riconducibili ad aree di influenza degli Ordini e proporre agli iscritti attestati, che potrebbero mettere in ombra il valore del titolo di abilitazione. Problematiche anche le certificazioni rilasciate dalle future associazioni riconosciute nell’ambito delle nuove professioni: anche in questa possibilità gli Ordini scorgono un pericolo visto che, tra l’altro, il confine tra attività regolamentate e non è meno netto di quel che sembra (basti citare i tributaristi che operano nella consulenza contabile e fiscale, accanto a dottori commercialisti e ragionieri).

Dunque, dal confronto non è uscito alcun "documento comune", che mette per iscritto un accordo tra le parti, come invece aveva auspicato nelle scorse settimane il presidente Boeri. Come se non bastasse tra gli Ordini sembra già in corso — al di là del comunicato comune elaborato ieri — il braccio di ferro tra falchi e colombe.

Intanto, oggi il ministro Fassino presenterà il testo del Ddl delega ai rappresentanti delle associazioni.

Maria Carla De Cesari