Riforma delle pensioni, Maroni frena

07/07/2003


domenica 6 Luglio 2003

IL MINISTRO DEL WELFARE: INTERVENTI CHE RICHIEDONO SCELTE POLITICHE, NON TECNICHE

Riforma delle pensioni, Maroni frena: «Già fatta»

I sindacati: useremo lo sciopero generale contro i tagli alla spesa sociale

Roberto Ippolito

ROMA
Il problema c’è. Le scelte precise no. Che la riforma delle pensioni debba essere affrontata è il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini a ricordarlo. Ma Fini, diventato coordinatore della politica economica in base al documento preparato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi insieme alle forze della maggioranza di centrodestra, dice anche che le soluzioni non sono affatto già individuate. E quindi non bisogna dare nulla per scontato.
Tanto che il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Roberto Maroni si affretta a notare che nel testo diffuso venerdì da Berlusconi «non c’è scritto cosa fare». E domani si riunirà la segreteria politica della Lega, di cui Maroni fa parte, per definire la posizione sulla previdenza.
A questo punto resta «da sciogliere il nodo delle pensioni», come ammette all’agenzia Adn Kronos il sottosegretario all’economia Maria Teresa Armosino, mentre «dopo la verifica» dei rapporti all’interno della maggioranza per il documento di programmazione economico finanziaria «la strada sembra essere in discesa».
Dietro queste puntualizzazioni sembrano confermate le divergenze all’interno del governo fra chi sollecita misure più drastiche e chi, come il ministro del Lavoro, ritiene sufficiente il disegno di legge delega con alcuni interventi per le pensioni presentato un anno e mezzo fa e fermo in parlamento.
I sindacati, comunque, sono in allarme. Il segretario della Cisl Savino Pezzotta ammette la possibilità di ricorrere allo sciopero qualora si tentasse un cambiamento «strutturale» del sistema previdenziale. E il leader della Cgil Guglielmo Epifani è molto preoccupato.
La situazione, insomma, è in movimento. Fini dice di aver «letto con una certa sorpresa che si dà per scontata la riforma del sistema previdenziale ed è vero che questo è un impegno». Ma il vicepresidente del Consiglio aggiunge che «non bisogna dare per scontate cose che non lo sono»: cioè che la riforma «sia congegnata in un certo modo, che sia in assoluto contrasto con esigenze di giustizia sociale, partendo da famiglia e sanità,e che necessariamente si arrivi allo sciopero generale».
Fini considera invece «scontato» che si discuterà nell’ambito della coalizione «con spirito di collegialità per garantire maggiore protezione sociale, centralità della famiglia, investimenti nella sanità».
Mercoledì pomeriggio a Palazzo Chigi si svolgerà la prima riunione dei ministri economici con il coordinamento di Fini. Maroni fa sapere che interverrà «sulla base delle disposizioni» che riceverà dalla segreteria della Lega. Per le pensioni, rileva il ministro, «la decisione è politica» ovvero «non è una questione tecnica, come un piccolo intervento di disincentivi». E in particolare «penalizzare o no le pensioni di anzianità è una questione politica».
Qualora si decida di modificare il disegno di legge delega, dice ancora Maroni, «poi bisognerà verificare cosa fare». E «se si deciderà di seguire questa strada, cosa tutt’altro che scontata, poi ci sarà una serie di scelte tecniche da fare». Comunque il documento di Berlusconi «non ha detto che la delega non va bene e deve essere modificata». Maroni dice anche che incontrerà i sindacati solo dopo le decisioni del governo.
Il ministro per i Rapporti con il parlamento, Giovanardi, insiste sull’esigenza di discutere delle pensioni «insieme ai sindacati. E Rocco Buttiglione, titolare delle Politiche comunitarie, indica l’obiettivo di «rafforzare le pensioni e dare sicurezza ai pensionati che le loro pensioni non saranno toccate».
Chiedendo un confronto con il governo «nel più breve tempo possibile», Pezzotta ribadisce che per i sindacati «non c’è oggi l’esigenza economica, almeno dal punto di vista dei costi previdenziali, di interventi che modifichino la struttura del sistema previdenziale». E avverte che «dal nostro vocabolario la parola sciopero generale non è ancora stata bandita».
Epifani è preoccupato perché «il governo pare orientato a intervenire pesantemente sul sistema previdenziale contrariamente a quanto Cgil, Cisl e Uil ritengono che vada fatto». E «se questo avviene è un modo per riconoscere il fallimento della politica economica finanziaria del governo che pensa a trasferire gli oneri su lavoratori e pensionati».