Riforma dell’associazione: Svolta in Confindustria.

10/11/2000

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Venerdì 10 Novembre 2000

Nuovi assetti.
La Giunta approva la riforma dell’associazione: modello snello.
Svolta in Confindustria.
Ridotte a cinque le aree strategiche, rapporti più forti con le associazioni territoriali

ROMA. Una Confindustria più snella e flessibile, dove i tradizionali rapporti gerarchici lasceranno il passo ad un’organizzazione trasversale, legata ai progetti. Molto più attenta al rapporto con le associazioni e con le imprese, che addirittura potranno esprimere il loro grado di soddisfazione nei confronti di viale dell’Astronomia. E non più concentrata sulle relazioni sindacali, finora "core business" dell’attività della Confederazione degli industriali privati: contratti e flessibilità saranno sempre in prima linea, ma inseriti nel contesto più generale di tutti i problemi che riguardano la competitività del Paese e delle imprese.

È una vera e propria rivoluzione quella che si appresta a decollare nel grande palazzo dell’Eur: cinque aree, al posto delle attuali quattordici, che lavoreranno in modo integrato; un Comitato di direzione, che terrà le fila di tutte le iniziative; una serie di "nuclei ad alta specializzazione", che fanno capo alle aree, organizzati per temi e progetti. Con la flessibilità che arriva anche negli stipendi: una parte della retribuzione sarà legata al raggiungimento degli obiettivi. Il disegno di riorganizzazione interna della sede di viale dell’Astronomia, a Roma (250 persone), messo a punto dal direttore generale Stefano Parisi, ha avuto ieri il via libera della giunta. «Stiamo procedendo rapidamente per mettere Confindustria in grado di rispondere meglio ai tempi che cambiano, potenziando le professionalità e con maggiore snellezza», ha detto ieri il presidente Antonio D’Amato, rimarcando che «a differenza di altre organizzazioni, cerchiamo di aggiornarci».

Dalla "pratica" alla politica. La riforma, quindi, nel giro di breve tempo diventerà pienamente operativa. «Il nuovo modello assomiglia a un grande studio di professionisti, dove il core business non è la gestione della pratica ma la predisposizione della policy», dice Parisi. Un’impostazione profondamente diversa rispetto all’integrazione "a matrice" di oggi, dove linee e staff si incontrano con un meccanismo automatico nelle loro funzioni. La nuova organizzazione sarà trasversale e il primo grande cambiamento riguarda le attuali aree: da quattordici (finanza e diritto di impresa; relazioni industriali; centro studi; comunicazione e immagine; organizzazione e sviluppo; relazioni internazionali; riequilibrio territoriale; scuola, formazione e ricerca; economia e impresa; gestione del personale; giovani imprenditori; piccola industria; Mezzogiorno; delegazione presso la Ue) scenderanno, appunto a cinque.

Le aree. La prima, è il Centro Studi e il direttore dell’area, Giampaolo Galli, avrà anche il ruolo di Chief Economist: dovrà coordinare tutta l’attività di elaborazione dei nuclei di specializzazione, garantendo la qualità scientifica necessaria a un’organizzazione come Confindustria. Seconda area, Competitività ed Europa: si occupa di tutto ciò che avviene fuori dalla fabbrica, con una visione dei problemi, spiega Parisi, che supera i confini italiani e li proietta in Europa. «La competitività non riguarda solo noi, ma il rapporto con gli altri Paesi», aggiunge il direttore generale. La terza area, Impresa, ha come temi tutto ciò che sta dentro i cancelli della fabbrica: contratti, mercato del lavoro, ma anche formazione, ricerca, qualità, fisco. Quarta, organizzazione e sviluppo: il direttore dell’area ha il rapporto con le organizzazioni territoriali e con tutta la rete associativa. Infine, la comunicazione: oltre alla promozione dell’immagine di Confindustria, dovrà coordinare l’attività per tutte le aree.

I nuclei. Le relazioni industriali, quindi, ed è questa un’altra grande novità, non saranno più un’area strategica. «Per le imprese il costo del lavoro è solo una delle voci di bilancio, dove pesano fisco, formazione, ricerca: seguiremo sempre moltissimo contratti e mercato del lavoro, ma all’interno dei nuclei di specializzazione», spiega Parisi. Al di sotto delle aree, infatti, lavoreranno una serie di nuclei organizzati in modo flessibile e su singoli temi e progetti: finito uno specifico approfondimento, il nucleo «mette i motori al minimo e il personale può essere utilizzato su altri argomenti», spiega ancora il direttore generale. I nuclei prenderanno corpo all’inizio del prossimo anno: per la fine del 2000 nasceranno le cinque aree, con la nomina dei direttori (saranno nuclei anche la piccola industria, il giovani e il Sud).

Il Comitato di direzione e gli uffici di staff. Il direttore generale, il "vice" e i direttori delle aree daranno vita ad un comitato di direzione che garantisce l’integrazione del lavoro. E ci sarà un "ufficio di staff" del Comitato di direzione per coordinare l’attività di lobby e quella legislativa. «Faremo più lobby, per diffondere la cultura della semplificazione legislativa», dice Parisi. Tutta questa rivoluzione avrà come obiettivi un aumento della "capacità propositiva", una maggiore flessibilità, una valorizzazione delle risorse interne. E in particolare un diverso rapporto con le associazioni: «Confindustria sarà maggiormente rivolta al sistema considerato come "cliente": misureremo la soddisfazione delle associazioni e delle imprese», aggiunge il direttore generale.

Se la riforma interna è in fase di realizzazione, sta invece ancora lavorando la Commissione guidata da Andrea Mondello sulla revisione del sistema associativo che, come ha precisato ieri mattina D’Amato, riguarderà lo Statuto confindustriale, la strategia di Confindustria e il modello della rappresentanza. Secondo la tabella di marcia, la Commissione Mondello finirà i lavori in primavera.

Nicoletta Picchio