Riforma della previdenza, tempi stretti in parlamento

25/02/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
047, pag. 5 del 25/2/2003
di Teresa Pittelli


Lo ha annunciato il ministro del welfare: entro giugno il varo definitivo.

Riforma della previdenza, tempi stretti in parlamento

Tempi stretti per la riforma delle pensioni, che inizia oggi il suo cammino alla camera. ´Entro giugno la delega sarà approvata’, ha detto ieri il ministro del welfare, Roberto Maroni, annunciando una lettura superveloce, sia alla camera sia al senato, della delega previdenziale messa a punto dal suo ministero, e che oggi inizia a essere discussa dall’aula di Montecitorio. Collegata alla Finanziaria del 2002, la delega sulla previdenza arriva in aula a oltre un anno dalla sua approvazione da parte del consiglio dei ministri. Contiene infatti norme che, pur non toccando le pensioni di anzianità, hanno suscitato, e continueranno a suscitare durante la discussione, le proteste dei sindacati e dell’opposizione (pronta a dare battaglia a colpi di emendamenti, per i quali scade stamattina il termine di presentazione), e qualche perplessità tra gli esperti del settore.

Senza contare il parere favorevole ´con riserva’ espresso giorni fa dalla commissione bilancio della camera, che ha imbavagliato la delega dal punto di vista dei costi, imponendo al governo di conformarsi ai pareri delle commissioni parlamentari nella redazione dei decreti attuativi. Tra le norme contestate sia per la mancanza di copertura finanziaria sia per l’impatto sociale, in particolare, c’è la decontribuzione fino a cinque punti sui contributi dei neoassunti (art. 1, comma 7), che potrebbe aprire un buco di 6 milioni di euro nelle casse dell’Inps (una cifra da rivedere, però, al ribasso, dopo l’eliminazione del livello minimo di decontribuzione, inizialmente previsto al 3%, ed eliminato dalla commissione bilancio). Secondo Cgil, Cisl e Uil, poi, questa norma ´finirà per incidere sulle pensioni dei giovani, già decurtate dal sistema contributivo’.

Un’altra norma che farà ancora discutere è il conferimento automatico del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione (art. 1, comma 2), per la quale i sindacati parlano di ´esproprio’ delle liquidazioni, mentre autorevoli istituzioni, tra cui il Cnel, ne hanno sottolineato l’eventuale incostituzionalità. Altro grande obiettivo della riforma, oltre il decollo della previdenza complementare, è poi l’innalzamento dell’età della pensione.

Per perseguirlo, la strategia messa in campo dal governo è duplice: liberalizzare l’età di pensionamento, ora vincolata a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, e prevedere un mix di incentivi fiscali e contributivi per le aziende e per i lavoratori anziani, finalizzati a far rimanere questi ultimi a lavoro dopo quell’età. La norma attuale prevede (art. 1, comma 2) che il lavoratore che sceglie di proseguire l’attività lavorativa sarà esente dai contributi (così come l’azienda), ne usufruirà per almeno il 50%, e potrà decidere di destinarli in tutto o in parte alla previdenza complementare, stipulando un contratto con il datore di lavoro in cui si impegna a posticipare di almeno due anni la pensione. In realtà, il governo ha allo studio un emendamento, che sarà presentato in aula, per rafforzare questi incentivi, sostituendoli con un superbonus retributivo, i cui termini sono ancora da definire.

La delega stabilisce, inoltre (art. 3), che occorre rivedere il principio della totalizzazione dei periodi assicurativi (cioè il cumulo gratuito dei contributi sparsi tra più enti a causa di un’attività lavorativa discontinua), estendendolo anche alle ipotesi in cui si raggiungano i requisiti minimi per il diritto alla pensione in uno dei fondi a cui sono stati versati i contributi, nonché a chi ha 40 anni di versamenti (oltre che 65 di età).

Queste norme, però, sono oggetto di una trattativa tra le casse di previdenza privatizzate e il comitato dei professionisti, e potrebbero dunque essere assorbite da un’eventuale intesa.