Riforma del tfr, si stringono i tempi

29/09/2005
    giovedì 29 settembre 2005

      Pagina 31/Lavoro e Previdenza

        Oggi i pareri delle commissioni lavoro. La maggioranza approva la prima bozza del decreto

          Riforma del tfr, si stringono i tempi

            La spaccatura del parlamento rende inevitabile una proroga

              di Luca Saitta

                Se non andrà incontro a un definitivo naufragio, la riforma del tfr è destinata a slittare di almeno due mesi. La spaccatura all’interno delle commissioni lavoro di camera e senato, anticipata martedì scorso da ItaliaOggi, non lascia infatti molte alternative al ministro del welfare, Roberto Maroni, che probabilmente, salvo gettare la spugna, potrà soltanto chiedere una proroga alla scadenza della legge delega
                n. 243/2004 sul rilancio della previdenza complementare.

                I due pareri sul provvedimento depositati da maggioranza e opposizione di ciascuna delle commissioni parlamentari saranno votati oggi per decidere quale versione del dlgs il ministro dovrà presentare all’esame finale del governo. Se, come è prevedibile, la spunterà la maggioranza (che ha promosso un parere che dà ragione all’Ania sconfessando l’ultima bozza del decreto elaborata da Maroni sulla base degli emendamenti dei sindacati e delle associazioni d’impresa firmatari dell’avviso comune) al numero uno di via Flavia resteranno quattro strade da percorrere, tre delle quali portano allo stesso traguardo: il fallimento della riforma. La prima: arrendersi subito e mandare tutto a monte per l’evidente impossibilità di trovare un accordo tra le forze in campo. La seconda: accettare la decisione del parlamento, come stabilisce la legge delega, aprendo una crisi non ricucibile con le parti sociali. La terza: portare avanti comunque la propria bozza, quella ´fotocopiata’ dall’opposizione, che accoglie le posizioni dell’avviso comune, facendo ricominciare l’iter a palazzo Madama e Montecitorio a una settimana dalla scadenza della legge delega, il 6 ottobre. La quarta: chiedere più tempo per cercare di risolvere l’impasse. Magari sulla base del comma 46 della 243/2004, che ne prolunga di due mesi la durata nel caso le commissioni parlamentari depositino, come hanno fatto, il proprio giudizio a meno di un mese dal termine ultimo.

                  Maroni, in definitiva, si è venuto a trovare al centro di un paradosso, forse non immaginato, che lo vede sconfessato dalla propria maggioranza che ha deciso (Forza Italia in testa) di accettare la versione originaria del decreto di luglio, come richiesto dal fronte delle assicurazioni, mandando così in fumo tutto il difficile lavoro di mediazione da lui condotto con confederali e imprese nel corso di questi ultimi due mesi.

                    Difficile, a questo punto, immaginare di quale bozza del provvedimento il ministro discuterà oggi nell’incontro con i colleghi dell’esecutivo sulla Finanziaria, che dovrebbe teoricamente anche fissare i termini definitivi in materia di copertura della riforma del tfr. Resta, così, da vedere l’esito della votazione delle commissioni lavoro sul parere definitivo del dlgs, anche se i numeri danno per scontato il successo della maggioranza. ´Daremo il parere sullo schema di decreto del primo luglio’, dice il presidente della commissione lavoro del senato, Tomaso Zanoletti. ´Il parere sarà positivo con una serie di osservazioni e condizioni che tengono conto degli incontri con le parti sociali’. Tra le osservazioni, la commissione sta valutando di chiedere un rinvio, limitato nel tempo, del meccanismo del silenzio-assenso nelle pmi, che potrebbero essere particolarmente penalizzate nell’accesso al credito.

                      ´Il nostro parere ha cercato di essere più possibile ai principi della legge delega’, dichiara a ItaliaOggi il presidente della commissione lavoro alla camera, Domenico Benedetti Valentini. ´Siamo aperti quanto più possibile alle indicazioni espresse da tutte le parti in campo, ma questo non significa accettare pedissequamente ogni richiesta. Altrimenti il parlamento che ci sta a fare?’.

                        Secondo Benedetti Valentini, ´il documento della maggioranza non è in contrasto con nessuno. Il suo baricentro è il lavoratore, il suo tfr e il rispetto del criterio della libertà di scelta sul salario. Ognuna delle parti sociali ha le sue buone ragioni nel difendere le proprie posizioni, dai sindacati alle imprese, alle banche alle assicurazioni: noi abbiamo cercato un equilibrio che garantisse, però, prima di tutto la sicurezza di chi destina parte del proprio salario alla previdenza complementare’. I sindacati, infine, nell’attesa di vedere l’esito del voto di oggi, richiamano Maroni al rispetto dei patti. ´Mi auguro che il parere del parlamento confermi le modifiche introdotte dal ministro sul testo originario del decreto’, sostiene Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil. ´Qualora così non fosse la responsabilità ricadrà tutta su di lui’.
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