Riforma del lavoro oggi al giro di boa

30/10/2002




          30 ottobre 2002

          ITALIA-POLITICA
          LAVORO
          Riforma del lavoro oggi al giro di boa

          Votati i due articoli su collocamento e apprendistato – La Margherita a Maroni: i tempi troppo serrati impediscono di collaborare

          Lina Palmerini


          ROMA – È atteso per questa mattina il sì della Camera alla riforma del mercato del lavoro. La maggioranza ha serrato i ranghi e ieri sono stati votati i primi due articoli sul collocamento che viene aperto ai privati e sui contratti a contenuto formativo, mentre ne restano da votare ancora cinque (ma gli ultimi due sono disposizioni finali e l’esclusione delle norme al personale della pubblica amministrazione). Unica novità attesa in questo passaggio è una nuova norma sul socio lavoratore. Oggi si proverà il rush finale nell’ultima finestra temporale possibile: nel pomeriggio, infatti, comincia nell’Aula di Montecitorio la discussione sulla legge Cirami e domani approderà alla Camera la Finanziaria. Dunque, poche ore per far passare una riforma che dovrà di nuovo andare al Senato per l’approvazione definitiva. Solo dopo il varo di questo testo toccherà all’altro disegno di legge, che attualmente riposa a Palazzo Madama, sulla modifica dell’articolo 18, riforma degli ammortizzatori e degli incentivi all’occupazione (l’esame, come annunciato dal Governo, dovrebbe partire a gennaio). Ieri il Governo ha confermato la decisione di blindare i tempi e quindi anche il testo. Una "volata" che ha portato la Margherita a chiudere gli spiragli aperti al Governo dopo gli appelli alla collaborazione arrivati dal ministro del Welfare, Roberto Maroni. Ieri mattina, infatti, il partito ha dettato precise condizioni per votare il testo sul lavoro insieme alla maggioranza. Condizioni per distinguersi nell’opposizone su un tema clou come quello del lavoro ma, allo stesso tempo, difficilmente ricevibili per il Governo impegnato in una lotta contro il tempo. «Perché tale confronto possa utilmente avvenire – si legge nella nota della Margherita che ieri dopo un esecutivo ha ufficializzato la sua posizione – è che l’iter del provvedimento non sia indebitamente strozzato nel giro di poche ore». Gli altri paletti sono di merito: modifica degli articoli che invadono le competenze legislative regionali che motivano la pregiudiziale di incostituzionalità della legge; avviso comune delle parti per promuovere il part-time; rafforzamento dell’apprendistato e dei suoi contenuti formativi; previsione di adeguate tutele, compresi gli ammortizzatori sociali, per i nuovi lavori. La collaborazione tra maggioranza e opposizione è così sfumata, ieri, in uno scambio reciproco di accuse sul presunto bluff dell’altro, mentre più di qualche irritazione per la posizione della Margherita è arrivata dal correntone Ds e dai Verdi che hanno lanciato un altolà: nessun inciucio con questo Esecutivo. Ma ieri a chiudere subito la partita è stato il ministro Maroni: «La pregiudiziale di costituzionalità della Margherita sulla delega di fatto chiude ogni discussione. Se fosse passata avrebbe affossato completamente e per sempre il testo. Quindi non mi sembra ci sia grande disponibilità da parte loro». Immediata la replica della Margherita: «Le aperture di Maroni – ha detto l’ex ministro Tiziano Treu – erano evidentemente solo avances formali o addirittura un tentativo per dividere l’Ulivo. Non è infatti comprensibile come un ministro leghista possa considerare irrilevante una questione di costituzionalità posta a favore della tutela dei poteri delle regioni». E a parlare di bluff è il capogruppo della Margherita alla commissione Lavoro della Camera, Emilio Del Bono: «Siamo andati a scoprire le carte ma abbiamo trovato un bluff». La Margherita ieri non si è dovuta solo preoccupare di replicare al Governo ma anche agli altri partiti dell’Ulivo. «Nessun inciucio con questo Governo irresponsabile», ha tuonato il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, a cui ha subito risposto Paolo Gentiloni, braccio destro di Francesco Rutelli: «Nessun inciucio, siamo solo andati a vedere se la disponibilità al confronto era reale». Ma anche nei Ds si sono agitate le acque: «È inquietante che tra le condizioni poste dalla Margherita per il confronto non sia stato posto il ritiro della deroga all’articolo 18. Quella del ministro Maroni era una trappola e la Margherita ci è cascata». Cesare Salvi spara a zero ma a ricucire ci pensa Cesare Damiano, responsabile del Lavoro della Quercia, che richiama all’unità dell’Ulivo (ma anche a quella dei Ds, di più recente data): «I Ds partono dagli emendamenti sostitutivi e soppressivi presentati mesi fa come Ulivo». Il tema del lavoro resta quindi uno dei nervi più scoperti per l’opposizione.