Riforma del lavoro, i liberal Ds sfidano Cofferati

01/07/2002

30 giugno 2002



Riforma del lavoro, i liberal Ds sfidano Cofferati

Debenedetti: ricordo quando accusò Biagi di collateralismo e Parisi gli disse «l’hai fatta grossa»

      ROMA – L’ordine del giorno prevedeva una discussione sulla ricostruzione dell’Ulivo e sui contenuti programmatici di «quell’opposizione di governo che Ds e centrosinistra devono saper mettere in campo». Di fatto però il convegno della corrente liberal dei Ds (tra il 4 e il 5% della Quercia), ieri ha avuto un altro tema principe: rimarcare la differenza dalla linea di Sergio Cofferati. In primo luogo in materia di articolo 18 e dintorni. «E’ sbagliata l’iniziativa referendaria: serve una strategia riformista perché lo status quo, nel campo delle tutele del lavoro, è del tutto insoddisfacente», sottolinea Enrico Morando, il leader dei liberal . Che continua, sollecitando dal centrosinistra la presentazione «nelle prossime ore» di una proposta di legge sulla riforma degli ammortizzatori sociali e mandando un messaggio diretto: «Il sistema vigente di tutele sul lavoro è fortemente ingiusto». Così, all’indomani della nuova polemica sul caso Marco Biagi che coinvolge il leader della Cgil, nelle sette fitte pagine della relazione iniziale di Morando non c’è una parola di solidarietà a Cofferati. «Strano…», sorride Emanuele Macaluso mentre lascia la sala dei lavori: una sede della Cgil, «la tana del lupo… naturalmente scherzo» la ha definita Francesco Tempestini. «E’ sorprendente – commenta Michele Salvati -. Esprimendogli solidarietà Morando avrebbe rafforzato la nostra tesi. Sicuramente nei prossimi interventi qualcuno lo farà».
      Certo non lo fa Franco Debenedetti: «E’ negativo il clima da guerra che si respira sull’articolo 18». Poi un ricordo: «Ero presente a un convegno di quest’anno a Torino, all’Unione industriali: Cofferati accusò Marco Biagi di collateralismo con le posizioni di Confindustria. Alla fine Stefano Parisi gli sussurrò "Questa volta l’hai fatta grossa"…» Debenedetti parla anche a margine del convegno: «Cofferati è il nostro avversario politico, non da oggi. Però naturalmente nel caso Biagi c’è il punto centrale della mancata scorta».
      Toccherà a Claudio Petruccioli, presidente della Vigilanza Rai, dire una frase di «solidarietà personale» a Cofferati che «oggi è coinvolto in un meccanismo infernale», vittima di «posizioni unilaterali estreme». Il tono non tenta di strappare applausi. La platea (meno di 100 persone; Piero Fassino, che avrebbe dovuto partecipare, non è arrivato) in un primo momento resta in silenzio. Qualcuno se ne va, altri si interrogano: «Ma Cofferati è il nostro segretario. O si vuole dire che non siamo più della Cgil?» L’applauso invece viene trascinato poco dopo sulla solidarietà a Pannella. Petruccioli incalza: «Le riforme hanno bisogno dell’ossigeno del confronto e non dell’anidride carbonica dello scontro».
      I lavori proseguono sulle proposte: un referendum interno al partito per decidere se andare verso «un più ampio soggetto politico riformista»; la rinuncia all’articolo 18 in favore di un «modello tedesco: il giudice può decidere o il reintegro o l’indennizzo»; la formazione di un’Internazionale dei democratici e dei socialisti; il non abbandono dell’Aula quando si voterà la legge sul conflitto di interessi. A fine mattinata Morando concede la solidarietà a Cofferati: «Lo scontro sociale non può essere confuso col terrorismo». E’ tardi e fa molto caldo: chi non lo ha già fatto, ora corre a mangiare.
Daria Gorodisky