«Riforma del lavoro al via a luglio»

29/01/2003




Mercoledí 29 Gennaio 2003
ITALIA-LAVORO


«Riforma del lavoro al via a luglio»

Sacconi ha fiducia in un rapido sì del Senato


MILANO – La riforma del mercato del lavoro, completa e pronta a essere applicata dalle aziende, potrebbe inaugurare il semestre di presidenza italiana della Ue, che comincerà il primo luglio. È l’obiettivo del Governo, come ha spiegato ieri il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, nel corso di un seminario su «La nuova flessibilità del mercato del lavoro: novità, scenari e prospettive», organizzato da Il Sole-24 Ore Business conference, in collaborazione con Randstad Italia e con Aidp (associazione italiana dei direttori del personale). «La delega – ha detto Sacconi – è al Senato per la terza lettura. Se a Palazzo Madama non ci saranno modifiche il testo avrà il via libera definitivo. Speriamo così di partire subito con la definizione dei decreti legislativi. In questo modo il "pacchetto Biagi" sarà pronto per il primo di luglio». E oggi la conferenza dei capigruppo deciderà sul calendario. Un primo passo che a giudizio di Pietro Ichino, ordinario di diritto del lavoro all’Università di Milano, contribuirà, così come è stato per il pacchetto Treu, ad avvicinare il tasso di occupazione italiana alla media Ue. L’auspicio del sottosegretario al Welfare è che per quella data venga approvato anche il disegno di legge 848bis che contiene la riforma degli ammortizzatori sociali e la sperimentazione sull’articolo 18. A sollecitare il riassetto del mercato lavoro non è solo la spinta a una maggiore flessibilità, un secondo impulso arriva dalla necessità di definire un nuovo modello di relazioni industriali. Anche di questo aspetto si è discusso ieri, partendo da una domanda: come immaginare un nuovo assetto in una fase di forte conflittualità tra le parti sociali e di frattura tra i sindacati confederali? Perché come ha chiarito il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, «al momento non vedo margini per ritrovare l’unità». Ma la spaccatura non deve precludere la ricerca di un nuovo modello di relazioni. Per Pezzotta il sistema oggi deve guardare da un lato all’Europa, dall’altro alla dimensione locale, sulla scia della riforma federalista dello Stato. E così, da un lato bisogna affrontare la questione degli assetti contrattuali accentuando la contrattazione decentrata, dall’altro l’approccio alle relazioni industriali deve essere «quello della partecipazione: realizzare un sistema – dice il leader della Cisl – che vede l’apporto dei lavoratori alla vita dell’azienda». Due aspetti strettamente legati, anzi vincolati, dal momento che secondo Giorgio Usai, direttore Lavoro e relazioni industriali di Confindustria, «è impossibile che ci siano modelli partecipativi in una situazione di conflittualità. Bisogna prima superare la una logica conflittuale». Sul tema le parti sociali sembrano andare in ordine sparso e la conferma arriva dalle valutazioni espresse da Giuseppe Casadio. Il segretario confederale della Cgil, nel ribadire che la frattura è «frutto di questioni importanti non di tattiche politiche», sottolinea la necessita di una «riflessione sulla rappresentanza sindacale. Una riflessione – dice – che deve però valere anche per le associazioni datoriali». Mentre per Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, «la politica partecipativa ci può essere solo se si sposta il confronto dal tema della riduzione dei costi a quello della crescita aziendale e soprattutto a quello della re-distribuzione di questa crescita».
SERENA UCCELLO