Riforma degli Ordini, Vietti rilancia

03/09/2003



      Mercoledí 03 Settembre 2003

      NORME E TRIBUTI
      Riforma degli Ordini, Vietti rilancia

      Albi & mercato – Il progetto è stato inserito dai saggi della Cdl fra le priorità della giustizia


      LERICI – La riforma delle professioni continua a restare confinata intorno alla casella di partenza. Anche se ieri, alla festa della Margherita in corso a Lerici, il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti, ha ricordato che i quattro "saggi" della Cdl considerano la legge come una delle priorità del pacchetto-giustizia. «Sono fiducioso – ha detto Vietti – che il provvedimento approdi in Parlamento. È indifferente lo strumento che il Governo sceglierà, il disegno di legge o l’emendamento al progetto cui sta lavorando la commissione Giustizia del Senato. L’importante è che tutte le carte siano sul tavolo». In questo senso, Vietti giudica positiva l’iniziativa della Margherita, che ha lanciato una petizione popolare al Parlamento per la riforma delle professioni. «Le professioni, organizzate in Ordini e Collegi, e nelle associazioni non riconosciute – ha affermato Pierluigi Mantini, promotore dell’iniziativa – rappresentano, con 4,8 milioni di operatori, circa un quarto degli addetti al mercato lavoro e altrettanto in termini di Pil. Tuttavia, sono ancora rette da normative del primo Novecento, inadeguate alla crescita della competizione nella libertà e nella qualità». Per Vietti il riordino è urgente anche per evitare un pericoloso sovrapporsi di normative: il vuoto a livello nazionale potrebbe infatti giustificare le Regioni a intraprendere "coraggiose" strade nello spazio della legislazione concorrente, introdotta con la legge costituzionale 3/2001. Inoltre, l’Unione europea sta operando per facilitare la libera circolazione anche dei professionisti. E la Commissione punta ad accelerare il processo di liberalizzazione. Una parola d’ordine, quest’ultima, che aveva ispirato i tentativi di riforma falliti nella scorsa legislatura. Ma secondo Giuseppe Lupoi, coordinatore del Colap, che rappresenta le Associazioni non riconosciute, la «liberalizzazione» è rimasta inascoltata al tavolo coordinato dal sottosegretario alla Giustizia. «Intendo creare un contatto – ha risposto Vietti – con il commissario europeo Mario Monti. Comunque, la riforma non può significare, come vorrebbero alcuni, la cancellazione degli Ordini, ma il riordino del sistema di accesso, del tirocinio, della deontologia». Gli Ordini resteranno così i garanti dell’interesse pubblico connesso alle attività professionali, mentre le Associazioni riconosciute potranno costituire il punto di riferimento per i settori emergenti, che conquistano rilevanza economica. Per il sottosegretario è indispensabile che si definisca uno spartiacque, in modo che i due modelli organizzativi – l’Ordine o l’Associazione – non presentino sovrapposizioni. L’Associazione, insomma, non può diventare il passaporto professionale, aggirando l’"esame" dell’Ordine. Vietti è però disponibile a rivedere il principio per il riconoscimento delle nuove professioni che, secondo la proposta, è off limits nei confronti di chi esercita attività ritenute qualificanti per gli iscritti agli Ordini. Il discrimine è stato avanzato sulla scorta di una sentenza della Cassazione (la 49/03), che ha definito abusivo l’esercizio di attività caratterizzanti, anche se non riservate agli iscritti agli Albi. Tuttavia, sempre la Cassazione, con la sentenza 17921/2003, ha fatto marcia indietro e ha riconosciuto come prevalente la tesi secondo cui solo gli atti tipici o riservati sono inibiti a chi non possiede l’abilitazione. Su questo punto, anche gli Ordini sembrano disponibili al compromesso. «La proposta Vietti – ha detto Roberto Orlandi, vice presidente del Cup, il comitato degli Ordini – non punta ad ampliare le esclusive utilizzando la formula delle attività qualificanti. Se è utile al progresso della riforma, possiamo cercare una nuova definizione con riferimento alle attività riservate». Occorrerà però intendersi sul senso delle riserve, visto che ci sono Ordini – come fa notare Vietti – che formalmente non hanno esclusive.

      M.C.D.