Riforma commercio: Regioni in ritardo

06/11/2000

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Lunedì 6 Novembre 2000
italia economial
Distribuzione
Lavori a rilento: dopo due anni molti provvedimenti devono ancora essere approvati dagli enti territoriali Riforma commercio: Regioni in ritardo Lontano l’Osservatorio per il monitoraggio, scarsi gli interventi per la formazione professionale, ma il vero nodo resta l’urbanistica

La legge di riforma del commercio sta lentamente procedendo. La piena operatività è sicuramente ancora lontana. I primi bilanci a oltre due anni dal varo ufficiale sono sicuramente deludenti sul fronte del rispetto dei tempi, degli interventi stimolati e delle ricadute a livello di rilancio del settore, almeno per quanto riguarda le strutture medio-grandi.

La piena operatività avrebbe dovuto esser raggiunta entro la prima metà del ’99, invece, come dimostra l’analisi condotta dall’Ancd-Conad, le amministrazioni regionali, vero cardine di una riforma a forte vocazione «federalista», sono ancora al lavoro. In un caso, quello della Sardegna, non si è riusciti ad andare al di là delle cosiddette enunciazioni di principio e della buona volontà da parte della Giunta, tant’è che il Governo è stato praticamente «costretto» a utilizzare i poteri sostitutivi e a predisporre tutto per una sorta di «commissariamento» dell’amministrazione.

Diversi ancora i casi di ritardi sull’emanazione dei criteri di programmazione urbanistica rivolti prevalentemente ai Comuni. Ancora molto limitata la costituzione dell’Osservatorio regionale per monitorare l’applicazione della riforma a livello locale e individuare soluzioni alle varie problematiche. Così come gli interventi sul fronte della formazione professionale, soprattutto, dei centri di assistenza tecnica (cat)restano ancora sulla carta in numerosi casi.

Il vero nodo da sciogliere oggi è quello dell’urbanistica. Alcune amministrazioni regionali hanno iniziato a muoversi in questa direzione, con un mix di fermezza sul piano degli indirizzi mista ad accondiscendenza sul fronte dei tempi, in relazione anche alle capacità tecniche degli uffici comunali.

È probabile che per alcuni mesi gli investimenti della media e grande distribuzione restino fortemente rallentati se non ancora bloccati proprio per la necessità oggettiva di adeguare a tappeto gli strumenti urbanistici dell’intero Paese. L’accordo politico raggiunto lo scorso autunno tra Governo, Regioni e Comuni consente sì di snellire e velocizzare le procedure di aggiornamento, ma i tempi lunghi restano comunque. E l’attuale fase di incertezza è destinata a durare per parecchio.

All’indomani dell’approvazione della riforma le associazioni delle imprese della distribuzione moderna sollevarono numerosi dubbi sull’applicazione delle norme. In particolare vennero paventati i rischi di disgregazione della normativa quadro in una miriade di iniziative locali spesso divergenti, l’espressione usata fu di «un’Italia del commercio a macchia di leopardo». Le prime ricognizioni documentarono la concreta possibilità di questo rischio. In più occasioni l’Autorità antitrust è intervenuta per rilevare che le norme regionali potevano ben tradursi in blocchi di fatto della modernizzazione del sistema e dell’accesso di nuovi operatori, con buona pace della liberalizzazione auspicata. Come rileva una ricognizione Ancd-Conad questo rischio è diventato realtà in numerosi casi dove sono stati fatti dei passi indietro rispetto addirittura alle possibilità di sviluppo, per le medie superfici, presenti sia nella vecchia normativa che nelle regole stabilite per la fase transitoria dell’applicazione della riforma.

Un bilancio definitivo dell’applicazione della riforma del commercio è ancora lontano, dalle indicazioni attuali emerge un quadro fortemente problematico che sarà al centro delle valutazioni dell’Osservatorio recentemente rimesso in moto dal ministero dell’Industria su sollecitazione delle associazioni di categoria.

Vincenzo Chierchia