Riforma Castelli: spunta il decreto

22/02/2005

    Martedì 22 febbraio 2005

    sezione: PROFESSIONISTI – pagina 27

      ALBI & MERCATO • Nel pacchetto competitività
      Riforma Castelli: spunta il decreto

        MARIA CARLA DE CESARI

          ROMA • L’epocale riforma delle professioni in un articolo di nove commi. È la sintesi che il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha messo a punto per trasferire nel decreto legge sulla competitività le misure " urgenti" per il mercato dei servizi professionali. Un mix di interpretazioni autentiche e di novità.

          Da un lato si rafforza il sistema ordinistico: contro alcune fughe in avanti della giurisprudenza, per esempio, si ribadisce l’obbligatorietà dell’iscrizione agli Ordini anche per i professionisti dipendenti. Dall’altro, si viene incontro a istanze liberali: i codici deontologici, infatti, dovranno prevedere la pubblicità e l’informazione al cliente su criteri di calcolo dell’onorario e polizza assicurativa. Senza, peraltro, precisare se la copertura sia obbligatoria.

          Castelli introduce anche il riconoscimento delle associazioni composte da chi esercita « attività professionali non regolamentate » . Il riferimento sembra tagliar fuori le organizzazioni che hanno come bacino prestazioni che in qualche modo sono normate, perché figurano — anche come prerogative non riservate o esclusive — negli ordinamenti professionali e nelle tariffe o in discipline " settoriali". Si tratta di un’interpretazione in attesa di conferme.

          Tuttavia, il mondo delle associazioni è in allarme contro una possibile portata restrittiva del riconoscimento. Invece, da parte degli Ordini prevale la cautela rispetto alle misure ( che pure sono oggetto di valutazioni contrastanti), insieme con un certo disagio per un progetto che ha colto tutti di sorpresa.

          I contenuti. Il cardine della professione è l’ « autonomia intellettuale e tecnica » . Con questo presupposto è " irrilevante" la modalità di organizzazione dello studio, che può estrinsecarsi anche in forma associata o societaria, purché sotto la responsabilità e direzione personale del professionista. A questo proposito, secondo la legge 266/ 97 — è l’interpretazione autentica dell’articolo proposto da Castelli — è possibile costituire società semplici o Snc, a patto che l’amministratore ( la responsabilità è illimitata) sia un iscritto all’Albo. Il provvedimento, dunque, prende posizione a favare di quella parte della dottrina che sostiene gli effetti della legge 266, nonostante l’assenza del regolamento.

          Il provvedimento Castelli dà voce anche alle sollecitazioni per rendere più equo e trasparente il percorso di accesso: il tirocinio potrà essere svolto anche presso amministrazioni e società, non solo in studio, con il professionista come tutor. Al praticante dovrà essere riconosciuto un compenso per le prestazioni svolte, con riferimento alla relativa tariffa. E, agli esami di Stato, non più della metà dei commissari potrà essere espressione degli Ordini. Il rapporto di lavoro subordinato non solleva dall’iscrizione all’Albo, qualora l’attività richieda l’abilitazione professionale.

          Nello stesso alveo antitrust trae ispirazione la norma che liberalizza la formazione continua, che non può essere appannaggio degli Ordini ( come prevedono alcuni regolamenti), ma deve aprirsi ai contributi di Casse, sindacati, università, istituti di ricerca. Norme deontologiche dovranno rendere trasparenti tariffe e fissare i paletti per la pubblicità.

          Con un decreto amministrativo si attuerà la previsione sull’elennco delle associazioni « costituite da coloro che esercitano attività professionali non regolamentate » . Obiettivo delle organizzazioni: promuovere « il profilo professionale degli iscritti e il rilascio di periodici attestati in ordine alla loro qualificazione professionale » .

          Le reazioni. Il Cup, il coordinamento degli Ordini, in una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e ai ministri della Giustizia e dell’Economia, Roberto Castelli e Domenico Siniscalco, ha lamentato la mancanza di un preventivo confronto, « utile alla definizione di posizioni più largamente condivise » . Gli Ordini, dunque, chiedono un incontro così da contribuire a individuare le misure per la competitività.

          In allarme per il riconoscimento che rischia di rivelarsi troppo stretto per le Associazioni sono Giorgio Berloffa e Roberto Falcone, ai verici di Assoprofessioni. All’allarme per ora non si " piega" Riccardo Alemanno, vicepresidente del Colap: il suo augurio è che per attività professionali non regolamentate s’intenda, genericamente, l’universo delle professioni senza Ordine.