Riforma caos, licenze incagliate

25/06/2002

Martedí 25 Giugno 2002



      Distribuzione – Analisi di Attività produttive, Anci e Ipi: regole restrittive e scontri tra enti locali
      Riforma caos, licenze incagliate
      Solo i piccoli negozi sfuggono alla morsa della burocrazia: nel 2001 censiti 866mila punti vendita (+1%)

      Vincenzo Chierchia

          MILANO – Netto recupero della natalità delle imprese, soprattutto a livello dei piccoli negozi (si è invertita la tendenza negativa degli ultimi anni). Si evidenziano dei forti contrasti tra Comuni e Regioni nell’applicazione della riforma a causa del fatto che le normative generali si sono rivelate molto restrittive, hanno legato le mani ai Comuni, e stanno impedendo in molti casi gli investimenti, come denunciano gli operatori. Si profilano poi timori per il futuro, soprattutto per i nuovi scenari dopo la recente riforma del Titolo V della Costituzione che ha dato nuovi poteri alle Regioni, con particolare riguardo al commercio. Questo in sintesi il quadro emerso nel corso della presentazione dell’indagine svolta di concerto dal ministero delle Attività produttive, dall’Anci (l’Associazione dei Comuni italiani) e dall’Ipi sull’applicazione della riforma del commercio a livello locale. L’indagine, relativa alle 14 grandi aree metropolitane, è stata illustrata ieri a Milano, nel corso di un convegno organizzato dal Politecnico meneghino (Laboratorio di urbanistica commerciale). Come ha spiegato Raffaele Tecce, assessore al commercio del Comune di Napoli ed esponente dell’Anci, illustrando i dati dell’indagine, la rete commerciale oggi conta 866.474 punti vendita ossia 8.447 in più rispetto al 2000. Le nuove imprese commerciali sono state 65.351 contro 52.782 chiusure. Da questo punto di vista, ha sottolineato Tecce, i risultati sono largamente positivi, così come è favorevole il bilancio sul fronte occupazionale, con una crescita di oltre 160mila addetti nell’ultimo triennio. Secondo le stime dell’indagine, gli occupati nel settore distributivo sono arrivati a quota 3 milioni e 416mila (39mila in più rispetto al 2000). Sia sul fronte dell’incremento dei nuovi negozi che su quello dell’occupazione le aree del Mezzogiorno hanno fatto segnare un maggior dinamismo rispetto al Centro-Nord. Campania, Puglia e Sicilia, in particolare, hanno rilevato i maggiori incrementi dei saldi tra nuovi negozi e chiusure nel 2001 – rispettivamente 2.569, 1.592 e 1.243 – mentre in regioni come la Lombardia il saldo è risultato sempre negativo negli ultimi tre anni. L’indagine ha però messo in rilievo – come sottolineato da Tecce – il fatto che sul fronte normativo i risultati sono meno incoraggianti soprattutto a causa delle leggi regionali di indirizzo. I Comuni hanno dimostrato una maggiore flessibilità e discrezionalità nella gestione degli orari, mentre per la pianificazione urbanistica, ad esempio, non hanno potuto far altro che attenersi alle disposizioni regionali che, come peraltro evidenziato di recente anche dalla Banca d’Italia e dall’Isae, non hanno colto fino in fondo i contenuti della riforma. I Comuni hanno avuto a disposizione solo pochi mesi per gli adeguamenti urbanistici, le normative regionali si sono fatte attendere per molto tempo e in molti casi hanno posto limiti molto stretti. Si evidenziano chiari segnali di tensione tra Comuni e Regioni sul piano della valorizzazione del settore commerciale, mentre si apre la fase nuova di una nuova tornata di provvedimenti regionali sul commercio, in virtù della recente riforma costituzionale. Nel corso del convegno si è chiaramente accennato, da più parti, al fatto che da Regioni come la Lombardia sono già giunte indicazioni che ci saranno nuovi provvedimenti nei prossimi mesi. Pietro Malaspina, vicepresidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali, ha denunciato le gravi difficoltà in cui si dibattono gli investitori a causa di norme penalizzanti.