Riforma Biagi, esame in salita

31/01/2003



Venerdí 31 Gennaio 2003

ITALIA-POLITICA


        Riforma Biagi, esame in salita

        La delega lavoro – Avviata la discussione generale al Senato ma l’Ulivo fa ostruzionismo


        ROMA – Si ricomincia martedì. Ieri però la riforma del mercato del lavoro un primissimo passo lo ha fatto, anche se la maggioranza ha avuto subito una defaillance. È infatti mancato il numero legale al voto sull’eccezione di costituzionalità posta dall’opposizione. «Niente di grave», minimizza il relatore del provvedimento Oreste Tofani di An che prevede «già per la prossima settimana» il traguardo finale. Ma il richiamo del Governo alla Casa delle libertà è arrivato forte e chiaro. «Rivolgo un caloroso appello alla maggioranza a essere presente in Aula», ha detto il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi. Insomma, niente distrazioni. Soprattutto ora che la meta del «sì» definitivo comincia a intravedersi. Oggi, intanto, il ministro Maroni al Consiglio dei ministri premerà perché il Governo si schieri sul no e affronterà la discussione sulla data del referendum, se cioè andare verso un election day accorpandolo con il voto amministrativo. Per la riforma del mercato del lavoro, invece, si è arrivati alle battute conclusive. E l’inciampo di ieri, cioè le assenze in Aula che hanno determinato la mancanza del numero legale, è già superato. Alla ripresa dei lavori, infatti, l’Assemblea del Senato ha respinto la pregiudiziale di costituzionalità. «L’allarmismo di Sacconi è superato – ha spiegato Tofani -. Stiamo seguendo la tabella di marcia. Martedì cominciamo l’esame del testo, i tempi sono contingentati, aspettiamo di vedere cosa farà l’opposizione al momento del voto». La maggioranza, insomma, non ci sta ai richiami all’ordine. Soprattutto perché ritiene di non aver "peccato" di lassismo o di disattenzione. Ma il Governo comunque sembra voler serrare le fila. «Ci sono 500 emendamenti presentati dall’opposizione in terza lettura rispetto ai 300 della prima. Questo – ha detto Sacconi – conferma la volontà ostruzionistica dell’Ulivo. La maggioranza deve essere presente in Aula e organizzarsi in modo proporzionato alla durezza dell’opposizione. Dopo 14 mesi la maggioranza ha il diritto-dovere di approvare la riforma». È anche vero che prima di Natale la scelta politica del Governo fu quella di dare una corsia d’emergenza alla devolution di Umberto Bossi. Una priorità che ha inevitabilmente lasciato indietro sia la riforma del mercato del lavoro sia quella sul fisco. Dunque se ritardi ci sono stati c’è almeno un concorso di colpa. Poi, l’iter extra-parlamentare della riforma non è stato dei più semplici: la vicenda sulla riforma dell’articolo 18 ha tenuto in stand by il provvedimento per molti mesi prima di riprendere, a luglio, il ritmo consueto. Treu però batte Maroni: secondo un puro calcolo temporale la riforma dell’ex ministro del Lavoro fu fatta in tempi più rapidi nonostante l’opposizione interna di Rifondazione contro il lavoro interinale. In meno di un anno il Patto per il lavoro firmato da Prodi e le parti (settembre ’96) diventò la legge Treu nel luglio dell’anno successivo. Ora, se tutto procede secondo le previsioni del relatore, dopo 14 mesi, la riforma di Marco Biagi diventerà legge. LINA PALMERINI